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Invalidi e mazziati

Pubblicato da Giorgio Guidelli Gio, 09/06/2011 - 12:04

Invalidi e mazziati. Datemi una stampella e solleverò il mondo. A suon di ghigni beffardi, risatine compassionevoli e intolleranze. La solidarietà zoppicante del prossimo l'ho sperimentata sulla mia pelle. Meglio: su quella del mio ginocchio col legamento appena nuovo. Un ginocchio per forza di cose gonfio, con una muscolatura da far ridere i polli, variopinto tra edemi e 'sorrisi'-cicatrici post operatori.

In questo stato claudicante ho capito almeno in piccolissima parte cosa può provare una persona che con un problema al fisico ci nasce. Peggio: il mio stato di disagio non è legato solo alla condizione dell'arto, ma alla proiezione che questa ha sul prossimo. Scena uno: esco di casa per la fisioterapia, l'auto aspetta davanti al portone, dietro si scatena la percussione sui clacson. Un concerto hard rock, che s'imbestialisce quando vede la lentezza e la stampella. Meraviglia: chi s'accanisce di più è una coppia di anziani (avranno ottant'anni) che se avessi l'equilibrio saluterei col gesto dell'ombrello o sparando l'ultima cartuccia come Toti, con la gruccia ancora incollata all'ascella. Scena due: arrivo al cospetto dello studio fisioterapico, che per i passanti dovrebbe essere zona di rispetto per gente conciata come me. Niente: una bicicletta vuole sgusciare sul marciapiede e mi strimpella. I più 'garbati' in sella chiedono permesso o guardano fissi il tuo mini handicap.

Il colmo è al laboratorio analisi. E siamo alla scena tre: preparo l'uscita dal portone coi bastoni canadesi (il nome nobile delle stampelle), una tizia mi taglia la strada e se ne va senza neanche guardare se ha provocato danni. Scena quattro: attraversare la strada. Se devono aspettarti davanti alle strisce, s'incavolano a morte. Allora ti senti in debito, gli fai un cenno di ringraziamento. Ti guardano in cagnesco. E guai che, in negozi o uffici, qualcuno si scomodi ad aprirti la porta. Troppo, il tempo da perdere. Gente che non vedi da una vita o in genere non ti si calcola, quasi ereticamente t'avvicina. A passo di record. Non vede l'ora di chiederti: come va? Che sottintende: ma davvero sarà solo un legamento operato? Ecco, a volte lo specchio della vita è crudele. Ti finisce davanti. Anche se non lo vuoi. E hai voglia le stramaledette strutture senza barriere. Penso a chi, con quello specchio, deve farci i conti per sempre. Ma penso anche che non è tanto faticoso accettarsi, quanto vedere gli altri che non t'accettano. Anche con una sola stampella provvisoria. Figuriamoci col resto.     

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