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La Città proibita (ai tifosi)

Pubblicato da Luca Guazzoni Ven, 05/08/2011 - 16:55

Wembley contro il Nido di Uccello. Già il nome dello stadio è sintomo della grande differenza che esiste tra il calcio nostrano e il football britannico. Noi costretti ad emigrare in Oriente per racimolare qualche Renminbi a favor di una lega presieduta da un uomo, Maurizio Beretta, che emotivamente e non solo non è più al timone da tempo. Loro, integerrimi figli di Albione, che invece possono usufruire di una vera cattedrale di nuova generazione – che ho avuto l'onore di vivere in occasione di Man Utd contro Aston Villa di Curling Cup: altro pianeta rispetto ai vetusti impianti nazionali –, in pieno centro città e costruita con i soldi della FA.

 

Pechino e Londra, un filo olimpico distante 4 anni, una linea stracittadina sfasata di 24 ore. E poco importa che il doppio derby di Milano e di Manchester come importanza storica e prestigio penda verso la Madonnina piuttosto che verso l'industriosa città operaia del nord Inghilterra – le petrolsterline degli sceicchi possono pure comprare Aguero & soci, ma non i trofei di una triste bacheca -.

 

Ciò che resterà di questa Supercoppa sarà il ricordo della Città proibita: proibita ai tifosi meneghini - pochi eroici - che per volare in quel di Pechino hanno dovuto dar fondo ai soldi rimasti nel salvadanaio invece che potersela godere in prima serata a San Siro, nel vero tempio del calcio nazionale. Strappare ai tifosi il gusto di un derby è la scelta di una regia scellerata. Di un contratto una tantum stipulato con la mano al portafoglio che penalizza chi invece dà linfa quotidiana al movimento.

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