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La Cina va in buca

Pubblicato da Katia Gruppioni Ven, 14/05/2010 - 20:27

Una cinica leggenda metropolitana vuole che il termine ‘golf’ derivi dall'acronimo "Gentleman Only, Ladies Forbidden", ossia "Solo per Gentiluomini, Vietato alle Donne". Si tratta quasi di certo di un falso, mentre diverse e variegate sono le teorie sulla nascita e sull’evoluzione di questo elegantissimo sport. Un professore della Lanzhou University, sostiene un gioco simile al golf sollazzasse notabili cinesi fin dalla Dinastia Tang Meridionale, ben 500 anni prima che il golf fosse menzionato in Scozia (vera patria accertata del gioco per come lo conosciamo oggi). Gli Archivi della Dinastia Song (960–1279) contengono la descrizione di un gioco chiamato chuíwán (捶丸): veniva giocato con 10 mazze che comprendevano una cuanbang, una pubang, e una shaobang, sovrapponibili ad un driver, un legno 2 e un legno 3 e si impiegavano mazze preziosamente intarsiate con giada ed oro. Lo stesso archivio - pieno di disegni che illustrano il gioco - contiene riferimenti ad un ufficiale della dinastia Tang Meridionale, il quale chiese alla figlia di scavare delle buchette come bersaglio. Di lì il golf sarebbe poi stato esportato in Europa e quindi in Scozia da viaggiatori Mongoli nel tardo Medioevo. Ma se cerchiamo il vero epicentro del golf del ventunesimo secolo è ad Hong Kong che dobbiamo rivolgere lo sguardo, a pochi km dalla quale, sulle colline di Shenzhen, si spalma sontuoso ed orgogliosamente rigoglioso il green dei greens: un circuito record che comprende 12 campi a disposizione di una Nazione con pochi golfisti. Per ora. Il primato quindi più curioso da raccontare è proprio questo, che non riguarda la bravura di un giocatore, bensì il campo più grande del mondo. A “Mission Hills” – un caso studiato in marketing - si contano oltre 6 milioni di metri quadrati dentro i quali c'è di tutto, dai negozi ai ristoranti, dai centri benessere alle sale conferenze, ma soprattutto lussuosi complessi residenziali con tanto di visuale sul campo, privilegio che nelle metropoli cinesi hanno in pochi. E gli affari legati al real estate alzano attenti le antenne, di fronte a questa nuova opportunità di guadagno. I campi da gioco si snodano in 180 buche - in alcune parti di arduo completamento -, ricavati dai disegni di super campioni quali Jack Nicklaus, Vijay Singh, Ernie Els, Annika Sorenstam e Greg Norman. I dati del golf in Cina sono interessanti: i giocatori stanno crescendo ogni giorno in maniera impressionante. Tenendo poi presente il pantagruelico numero dei cinesi, si può facilmente pensare ad una futura supremazia numerica di campioni rispetto all’Occidente. Certo – ora come ora – non potrebbe essere possibile veder giocare un Tiger Woods con gli occhi a mandorla: in Cina il golf è decisamente ancora uno sport per la vera élite. Sostengono gli esperti che il boom sia in realtà legato al business turistico-commerciale – non c’è occidentale che giochi a golf, di passaggio o espatriato in Cina, che non vi si dedichi - ma conoscendo i talenti e la determinazione di questo sfaccettatissimo popolo, è anche facile supporre che sia solo questione di tempo prima di vedere i cinesi salire sul podio degli Open. In una sola decade, infatti, la popolazione golfistica cinese è passata da 50.000 unità giocanti fino a 3 milioni, con un ricavo generato dai campi e dall’accessoristica pari a più di 60miliardi di yuan (8.7 miliardi di dollari USA). L’importanza a lungo temine del golf per i cinesi verrà nel lungo periodo certamente testimoniata dall’aumento del numero dei giocatori, ma anche dal modo in cui i vari riti legati al gioco entreranno nella cultura del Paese - facendone dei centri di socializzazione e di scambi culturali - già di per sé molto più improntata ad un modello di elegante socialità rispetto all’Occidente. Per i cinesi giocare a golf significa essere diventati una società moderna: seguono o precedono il golf sviluppi di molte infrastrutture commerciali, aeroporti, linee broadband e cose del genere. Il passo seguente è che il cinese moderno posso dire normalmente al proprio corrispettivo americano: “certo, anche io gioco a golf!”. Lo scorso anno, quando si è accreditato a tutti gli effetti il golf in quanto sport olimpico, le reazioni cinesi sono state esultanti. Questo ha, infatti, aperto le porte al Governo cinese per cominciare ad investire ancora più massicciamente in campi da golf e centri di addestramento al gioco, per potere poi arrivare a competere per nuove medaglie olimpiche. E la Cina – ormai viziata in questo senso – ama decisamente, primeggiare.

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