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Dopo Obama? Con la Cina business as usual, che cambia??

Pubblicato da Katia Gruppioni Ven, 07/11/2008 - 14:22

Fatto: gli americani sono andati alle urne ed hanno fatto la storia eleggendo il primo Presidente afro americano della storia. Altro fatto: l'amministrazione Obama già solo a nominarla genera speranze ed aspettative di possibilità di redenzione e miglioramento del super potere americano attualmente qualcosina di più che appannato. Fatti random, riguardo alla reazione cinese all'elezione: le autorità di Pechino si congratulano, sottolineando più volte lo spirito di “cooperazione” tra i due Paesi; si spera che la nuova amministrazione porti nuova linfa all’economia mondiale, rispetti il ruolo dell’Onu e coltivi rapporti bilaterali equi con i Paesi del mondo; si prevede che Obama si concentrerà soprattutto sull’aspetto economico delle relazioni Cina-Usa; le borse asiatiche hanno reagito positivamente (prime al modo per ragioni di fuso orario) alla vittoria del Presidente di cambiamento.

Già durante la sua campagna elettorale, Mr Yes We Can si è molto concentrato su questioni interne come l'economia, il lavoro, le tasse e la riforma del sistema sanitario, mentre delicatissime questioni di politica estera (vedi ad esempio la guerra in Iraq) sono passate un gradino in secondo piano, data la priorità assoluta della risoluzione - o per meglio dire dell'aggiustamento - dell'inaspettata crisi finanziaria degli ultimi mesi. E' stata quindi una sorpresa che non tanta parte della campagna e del programma di Obama, abbiano preso le relazioni Sino - americane ( ma anche di quella di Mc Cain): il Presidente riconosce l'importanza di mantenere stabilità nella relazione fra i due Paesi, anche se non manca di sottolinearne alcuni aspetti critici, quali il commercio, il cambiamento climatico e l'assunzione da parte della Cina della responsabilità di essere una superpotenza in crescita esponenziale. La strada suggerita per appianare problemi e divergenze è la diplomazia. Con questa Obama vuole confrontarsi coi cinesi per portarli dalla sua nella gestione del controllo della valuta e dei saldi commerciali. In tempi passati la Cina era sempre stata un importante asso nella manica nella 'retorica' delle campagne presidenziali americane, ma certo erano altri tempi: Ronald Reagan sostenne durante la propria, una grossa sottolineatura riguardo all’essere pro-Taiwan, ma si trovò anche presto a modificare le proprie posizioni una volta resosi conto che era importante avere la collaborazione cinese contro l'allora cavalcata dell'espansionismo sovietico; Bill Clinton accusò l'amministrazione di Bush padre per non aver mosso un dito contro la questione della violazione dei diritti umani da parte del Gigante Giallo, ma anche lui mellifluamente cambiò di rotta nel suo secondo mandato, credendo meglio promuovere la partnership strategica coi cinesi, data la crescita galoppante dell'economia di questi ultimi (e non eravamo che all'inizio!). Il fatto che la Cina non sia stato uno dei punti di dibattito della campagna di Obama è in un certo senso simbolo della maturazione delle relazioni bilaterali sviluppatesi durante gli otto anni scorsi dell'amministrazione George W. Bush. Proprio il candidato Bush Junior si rivolgeva alla Cina come ad un concorrente strategico e promuoveva l'alleanza con i propri alleati asiatici per far fronte alla 'minaccia cinese'. di suo, una volta stabilitosi armi e bagagli alla casa bianca, promosse anche una maggiorazione di vendita di armamenti a Taiwan e si impegnò a difendere l'indipendenza dell'isola ad ogni costo. L’attacco terroristico dell’11 settembre e lo sforzo di Washington di trovare ulteriori forti alleanze contro la sua guerra al terrorismo, hanno però portato opportunità e necessità di stringere le relazioni americane con la Cina. Dopo di allora e da allora, le relazioni fra i due Grandi Paesi si sono sviluppate e continuano a mantenere una stretta collaborazione su argomenti che spaziano dalla lotta al terrorismo al programma di sviluppo di armamenti nucleari del Nord Corea. Oltre a questo, le due nazioni hanno anche cercato di gestire con criterio e senza inasprimenti alcuni argomenti che un tempo ne irritavano fortemente l'intesa, con diversi gradi di successo: parliamo di sicurezza bilaterale, di controllo degli armamenti e di consultazioni regolari riguardo alla difesa, in un certo modo allargando le loro possibilità di dialogo comune, nel confrontarsi per differenza. L’amministrazione Obama quasi sicuramente sarà indirizzata al mantenimento di quella che è stata definita ''una cooperazione candida e costruttiva'' fra la superpotenza di sempre e quella che sta sorgendo. Opportunità e sfide verranno presto a richiedere una presa di posizione americana riguardo all’aumentare del potere politico, economico, militare e di soft power della Cina sul palcoscenico globale. Rimarrà da gestire la questione delicatissima dei diritti umani. L’elezione del primo Presidente afro americano porterà ad una trasformazione della politica americana, c'è da crederlo e da metterlo in conto, ma il suo impatto sulle relazioni Sino americane sarà meno drammatico di quel che si possa pensare. Nel lungo periodo la questione cinese impatterà in maniera profonda sulla strategia di recupero di grandezza degli USA. Di contro - anche se le relazioni si manterranno come si crede su un livello di collaborazione e cooperazione - rimangono fra le due abissali differenze quando si parla di alleanze militari, del ruolo nello sviluppo delle armi nucleari, della difesa e dell'uso della forza per assicurarsela. Per non parlare della risoluzione dell'annosa questione di Taiwan. Sia la Cina che gli USA continuano ad osservare i rispettivi obiettivi e politiche con cautela - a volte con sospetto vero e proprio - e nessuna delle due ha alcuna intenzione di abbassare la guardia verso l'apertura di futuri possibili scenari di diatriba. Proprio la gestione del loro rapporto - parliamo comunque di una super potenza attuale e di una che si appresta diventarlo - si troverà di fronte a sfide strutturali e concettuali che avranno enorme impatto sulla pace e sulla sicurezza delle nazioni del mondo e soprattutto sulla stabilità dell'attuale sistema internazionale post guerra fredda.

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