"Lo squalo bianco non ce la farà" pronosticava la maggior parte dei commentatori. E complice anche qualche cavillo del destino non ce l’ha fatta Greg Norman a celebrare la più grande impresa nella storia del golf e a coronare la nuova giovinezza con la conquista del terzo British Open, a 53 anni. Un mesetto dopo il matrimonio con Chris Evert che lo ha accompagnato con tenerezza, mano nella mano, nella sua avventura inglese a Southport.
I percorsi competitivi sono belli. Partenze lunghe, bandiere insidiose, rough infidi sono una sfida e offrono emozioni (e imprecazioni) intense. Le condizioni più difficili dei campi oggi servono soprattutto a «difenderli» dalle superprestazioni dei nuovi materiali, da drive sempre più potenti, bastoni «intelligenti», palle più lunghe che permettono performance inimmaginabili anche all’handicap medio tricolore, all'incirca il 18.
Soluzione geniale o trovata pubblicitaria?
Misurato, colto, a volte ipercritico ma sempre competente ed elegante il commento di Silvio Grappasonni alle gesta dei nostri eroi del golf, su Sky Sport. Assieme al glorioso Mario Camicia, Grappasonni forma una delle migliori coppie del piccolo schermo nonostante le frequenti interruzioni che subisce dal partner.
Una provocazione quella di Maurizio de Vito Piscicelli con la sua campagna “Gioca male ma gioca in fretta”. Un “crudele” paradosso per evitare che il golf a passo di lumaca diventi una costante.
Il gallese Bradley Dredge ha volontariamente spezzato, in diretta tv, il bastone con cui aveva appena sbagliato il colpo alla buca 18 dell'Open di casa sua, il Celtic Manor Wales. Pessimo.
Idea della Regione Friuli Venezia Giulia: giocare a golf spendendo meno. Nei sette campi a 18 buche, racchiusi in 100 chilometri tra le Alpi e l'Adriatico, costa 110 euro il green fee cumulativo per scoprire tre percorsi in quattro giorni. L'en plein dei sette campi in sette giorni vale invece 200 euro di divertimento fra conifere, zone umide, bora, suggestioni della storia e della tavola: meno di trenta euro a percorso. L'idea dà valore al golf (e alla regione).
Dieci colpi di Edoardo Molinari per chiudere un par tre da 152 metri all’Irish Open. Miguel Angel Jiménez fallisce un putt di un paio di spanne e va allo spareggio prima di vincere il Bmw Pga Championship. Karlsson liscia il putt per il birdie alla 18, ne fa addirittura tre da un metro e mezzo e manca il play off a Wentworth, in Inghilterra: non arrabbiamoci troppo per i nostri errori della domenica, pure i migliori sbagliano.
L’universo parallelo del golf è regolato dal numero hcp, quello dell’handicap: è il vantaggio di gioco, il testimone dell’abilità sul campo, l’impegno prevalente anche tra i non estremisti della disciplina. Dà vertigini di onnipotenza.
Tutti soddisfatti per il successo di pubblico dell’Open d’Italia targato Methorios Capital: più di 40 mila spettatori vengono segnalati come incoraggiante risultato a un paese golfisticamente ancora piuttosto impacciato, ma che finalmente rilancia sugli obiettivi e può porre il traguardo dei 100 mila iscritti alla Federazione.