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Regole per Internet? Sì, ma devono essere davvero uguali per tutti

Pubblicato da Franca Ferri Mer, 02/11/2011 - 16:43

«I governi non possiedono la Rete, e non devono usare la sicurezza come scusa per la censura. Ma tra ‘libertà’ e ‘liberi tutti’ c’è una bella differenza. E il nostro compito è trovare un equilibrio»: parole del premier inglese David Cameron alla conferenza internazionale sul cyberspazio a Londra. Circa 900 i delegati per discutere di sicurezza informatica e libertà di Internet; fra cui i rappresentanti di Russia e Cina, molto attivi nel controllo di ciò che i cittadini possono fare online. «In nome della nostra ricerca di sicurezza, non possiamo sacrificare le aperture che rendono possibili opportunità di crescita», ha sottolineato in collegamento video il vicepresidente Usa Joe Biden, al posto del segretario di Stato Hillary Clinton, che ha cancellato la sua presenza a Londra per la morte della madre.

Fra non-azione totale e censura autoritaria, Cameron propone una ‘terza via’: alcuni paletti da fissare con un trattato internazionale.

Missione quasi impossibile, perché i punti di partenza sono troppo lontani. Per esempio: è facile esaltare il contributo di Facebook e Twitter alla ‘primavera araba’ (criticando i tentativi di censura dei vari governi), dimenticando che tre mesi fa, durante i disordini di Londra, nel Regno Unito si è invocato il blocco dei messaggi su Blackberry, utilizzati dai giovani in rivolta per organizzare i ‘riots’. Ed è comodo dimenticare anche che in molti casi i sistemi di controllo del cyberspazio vengono forniti da imprese high-tech occidentali (come accadde nel 2009 durante il tentativo di rivoluzione iraniana). Abbiamo già dimenticato che a gennaio di quest’anno il Dipartimento di Giustizia di Washington ha chiesto a Twitter i dati di Julian Assange? Non basta sostenere che il fondatore di Wikileaks e i rivoltosi di Londra sono «cattivi» e quindi vanno fermati: probabilmente Mubarak avrebbe definito nello stesso modo chi su Facebook ha organizzato la mobilitazione a Piazza Tahrir.

Una volta stabilite, le regole devono valere per tutti, e non possono fare comodo solo se applicate in casa di altri: siamo sicuri di essere disposti a metterle in pratica per primi?

(Pubblicato su Qn- Quotidiano Nazionale - il Resto del Carlino- La Nazione - Il Giorno, 2 novemvre 2011)

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