• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Quando un videogame incassa più di Avatar

Pubblicato da Franca Ferri Sab, 19/11/2011 - 21:41

Chissà cosa avrebbe pensato Walter Bendix Schoenflies Benjamin, se per una improbabilissima dilatazione dello spazio-tempo avesse potuto vedere 'Call of Duty Modern Warfare 3', il videogame che nel primo weekend lungo di vendite ha incassato più di blockbuster cinematografici come Avatar e Harry Potter e i Doni della Morte (nel dettaglio: nel giorno di lancio il videogame ha venduto in Usa e Gran Bretagna 6,5 milioni di copie, con un giro d'affari di 400 milioni di dollari; in cinque giorni, sono stati 12 i milioni di copie venduti in tutto il mondo, incasso totale 775 milioni. Al cinema, nel primo weekend di programmazione, Avatar incassò 77 milioni negli Stati Uniti e 242 in tutto il mondo; nel primo giorno nelle sale, Harry Potter ha incassato 92,1 milioni di dollari).

Per chi non ha studiato critica letteraria o letteratura tedesca: Benjamin è un filosofo, traduttore e critico letterario tedesco, morto nel 1940, che nel 1936 ha pubblicato "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica". In questo saggio, sosteneva che mezzi moderni come il cinema, la fotografia e il fonografo toglievano all'arte "l'aura", ovvero quel tocco di magia, misticismo, sopra-naturalità che il fruitore dell'opera poteva percepire solo di fronte a un oggetto unico e irripetibile.

Cosa c'entra Benjamin con un videogame che è un action-movie dalla grafica iper-realistica, in cui i giocatori-protagonisti lavorano con il commando Delta per fermare un terrorista russo che vuole distruggere i simboli dell'occidente come Londra e New York?

C'entra, perché nel boom di vendite di questo videogame (e di tutti gli altri) il concetto di ripetitività è fondamentale. Possono esserci cento livelli di gioco, ma gli scenari sono sempre gli stessi cento. E possono esserci moltissimi giocatori contemporaneamente (3.3 milioni l'8 novembre su XboxLive, fa sapere Microsoft), ma ripetono tutti gli stessi gesti, le stesse mosse. Ossessivamente, visto che il giocatore-tipo si connette più di una volta al giorno, e resta online almeno per un'ora.

Di fronte a questo irriverente accostamento, Benjamin chiarirebbe subito che nel suo saggio parlava della fruizione di opere d'arte come un quadro, una scultura o un concerto. E che successi cinematografici come quelli citati sopra non ricadono nella categoria delle opere d'arte. Ma nei 75 anni trascorsi dalla pubblicazione del saggio del filosofo tedesco, il cinema e la fotografia si sono affermati come espressioni artistiche pari alla pittura o alla musica: in entrambi i mezzi potremmo citare centinaia di opere che suscitano la stessa emozione di un capolavoro di Piero della Francesca. Nonostante il mezzo (soprattutto nell'era digitale) renda ripetibile all'infinito la fruizione: ci sono film che hanno una "aura" che lascia incantati anche alla decima ripetizione.

Forse io sono irrimediabilmente XX secolo, e non XXI, ma in un action-movie con otto capitoli ufficiali e quattro spin-off non ci trovo nessuna aura. E mi spaventa pensare che milioni di ragazzini stanno crescendo incollati a un computer, senza mai provare la magia del Gattopardo di Visconti, de Il Padrino di Coppola, o di Odissea nello spazio di Kubrick.

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.