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Un barlume di luce per l'Afghanistan: produzione di oppio ancora in calo.

Pubblicato da Alessandro Farruggia Ven, 06/02/2009 - 18:14

Compare un raggio di luce nel buio del narcostato afghano, quel pozzo senza fondo nè legge che da solo produce il 92% dell’eroina  che intossica le nostre città. E’ un timido segnale di  speranza contro i traffici dei mercanti di morte, contro  quella gallina dalle uova d’oro che ha finanziato e finanzia le guerre talebane con 250-450 milioni di dollari all’anno: un fiume di denaro che destabilizza la regione e il mondo. Non è ancora una inversione di tendenza, solo un segnale in controtendenza, e ora occorrerà confermarlo e stabilizzarlo avviando un trend in discesa. Impresa peraltro durissima che richiederebbe una ferrea volontà da parte della comunità internazionale e molti investimenti a favore dei piccoli produttori non meno che per la caccia ai trafficanti sinora indisturbati. E’ fresco di stampa il rapporto sul mercato dell’oppio afghano  pubblicato dall’Unodc, l’agenzia delle Nazioni Unite per la droga e il crimine.

 http://www.unodc.org/documents/crop-monitoring/ORA_report_2009.pdf

 E i dati, stavolta, sono incoraggianti. Nel 2008 gli ettari coltivati sono scesi del 19% rispetto al 2007 e la produzione è calata del 6% scendendo a 7.700 tonnellate: questo significa che i guadagni alla frontiera per i trafficanti afghani sono  scesi a 3,3 miliardi di dollari dai 4 dell’anno precedente. Considerando che la tassa — l’ushr — pretesa dai talebani è del 10% , questo significa 70 milioni di dollari in meno per finanziare l’insorgenza. E il 2009 promette di andare anche meglio. «Diciotto province afghane che lo scorso anno erano libere dall’oppio — osserva Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Unodc — lo rimarranno anche quest’anno e ad esse se ne portrebbero aggiungere altre quattro. Nel Nord, nel Centro e nell’Est la pressione da parte del governo, l’aumeto dei prezzi del grano e una campagna informativa pre semina  delle agenzie antidroga hanno contribuito al declino, mentre nel Sud e nell’Ovest non ha inciso tanto l’azione del governo quanto l’aumento dei prezzi del grano, il calo dei prezzi dell’oppio e la grave siccità». Se si considera che nel 2004 l’oppio era coltivato in ben 31 province su 34 e nel 2006 in 28  il miglioramento è evidente. A creare problemi è stata anche la sovraproduzione degli anni precedenti che ha causato un calo del 25% dei prezzi. Il mercato è inondato di droga e i prezzi calano nonostante pure la produzione segni il passo.Certo, adesso servirebbero interventi strutturali presso i coltivatori e una più dura azione contro i trafficanti. Quest’ultima il governo Karzai la promette, ma la fa assai poco. Ci penserà la Nato, sinora molto refrattaria a una operazione del genere? Dal vertice di Bucarest l’Alleanza ha dato il via libera ad azioni di questo genere (purche siano iniziative “nazionali”) e  nei giorni scorsi ha causato viva irritazione nel quartier generale  della Nato lo scoop del settimanale tedesco Spiegel, che ha pubblicato una lettera del generale John Craddock, comandante supremo dell’Alleanza in Europa, con la quale lo scorso 5 gennaio ha chiesto ai suoi colleghi David Mc Kiernan e Egon Ramms (che sono di parere diverso) di adottare una lotta senza quartiere «contro tutti i trafficanti di droga e le loro installazioni e attrezzature, da considerarsi obiettivi militari».Il legame con l’insorgenza è del resto chiarissimo. Dei 157 mila ettari coltivati a papavero da oppio in Afghanistan, 132 mila sono nel Sud e di questi ben 103 mila si trovano nella provincia di Helmand,  rovente santuario talebano. E delle 32 province afghane le sole che hanno visto un aumento della produzione nel 2008 sono Helmand, Urzugan, Zabul e la provincia occidentale ma confinante di Farah. Sono tutte aree a forte concentrazione talebana. «Ma nel 2009 — osserva Costa — ci attendiamo una riduzione della produzione anche nel Sud, Helmand compresa».

Se sarà transitoria o meno dipenderà anche dalle politiche di contrasto che verranno attuate. E anche da questo discenderà il futuro dell'Afghanistan, perchè fino a quando resterà un narcostato non c'è alcuna speranza di vincere l'insorgenza e la corruzione, il sottosviluppo e l'ignoranza e andare avanti _ dopo molti anni persi in maniera vergognosa _ sulla strada nel "nation building" e della promozione della democrazia e della pace. Già, la pace, parola che in Afghanistan suona davvero rivoluzionaria.....

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