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L'Ipcc scivola sui ghiacci himalayani. E le lobby stappano champagne...

Pubblicato da Alessandro Farruggia Dom, 24/01/2010 - 03:32

Brutta storia. L’Ipcc _ il panel di scienziati incaricato dall’Onu di investigare sul cambiamento climatico e i cui rapporti, che le hanno valso il Nobel, sono la testata d’angolo della lotta ai cambiamenti climatici _ ha commesso un errore. Ha scritto in un capitolo del rapporto tecnico del secondo gruppo di lavoro (WGII) del quarto assement report (2007) una palese insattezza. E cioè che i ghiacciai himalaiani si ridurranno da 500 mila a 100 mila chilometri quadrati entro il 2035. Semplicemente, non è vero.

L’Ipcc, o meglio l’autore del capitolo 10 del WGII, l’ha fatto basandosi su una fonte non peer reviewed (cioè non verificata da altri scienziati) che oltretutto era una fonte non primaria ma terziaria, perchè citava un altro rapporto che ne citava un altro ancora. E nella catena di rimandi qualcosa si è spezzato, citando un dato errato determinando una grave inesattezza, che è stata notata da alcuni revisori, tra cui il governo indiano che ha ottenuto la cancellazione del riferimento nel rapporto tecnico di sintesi e dal rapporto peri decisori politici  del WGII, ma l’errore è rimasto nel capitolo 10 del rapporto tecnico. E questo è grave perchè dimostra una inefficienza nel processo di revisione e rischia offrire il destro a chi non aspetta altro che trovare il pelo nell’uovo per denunciare strumentalmente l’intero lavoro dell’Ipcc. E che all’emergere dell’errore dell’Ipcc _ visto come il fumo negli occhi _ ha stappato champagne.

Ma andiamo con ordine. E cerchiamo di ricostruire come è andata grazie al prezioso materiale raccolto da Realclimate, John Nielsen Gammon e Rick Piltz.

Il rapporto tecnico del WGII scrive….

“Glaciers in the Himalaya are receding faster than in any other part of the world (see Table 10.9) and, if the present rate continues, the likelihood of them disappearing by the year 2035 and perhaps sooner is very high if the Earth keeps warming at the current rate. Its total area will likely shrink from the present 500,000 to 100,000 km2 by the year 2035 (WWF, 2005).” (IPCC AR4 WG2 Ch10, p. 493)

…in sostanza,” se il tasso attuale di scioglimento permarrà si rischia che i ghiacciai himalayani scompaiano per il 2035 e forse prima. La loro area totale scenderò da 500 mila a 100 mila chilometri quadrati”. E chi lo dice?

L’Ipcc cita come fonte uno studio del Wwf. Cioè un rapporto non peer reviewd. Primo errore. E fosse solo questo.

Il Wwf scrive….

“In 1999, a report by the Working Group on Himalayan Glaciology (WGHG) of the International Commission for Snow and Ice (ICSI) stated: “glaciers in the Himalayas are receding faster than in any other part of the world and, if the present rate continues, the livelihood (sic) of them disappearing by the year 2035 is very high”. Direct observation of a select few snout positions out of the thousands of Himalayan glaciers indicate that they have been in a general state of decline over, at least, the past 150 years. The prediction that “glaciers in the region will vanish within 40 years as a result of global warming” and that the flow of Himalayan rivers will “eventually diminish, resulting in widespread water shortages” (New Scientist 1999; 1999, 2003) is equally disturbing.” (WWF 2005)

..cioè cita uno sudio del 1999 del Gruppo di lavoro sulla geologia himalayana dell’International commission on snow and ice riportato dalla rivista britannica New Scientist. E la rivista britannica in effetti scrive…..

“A new study, due to be presented in July to the International Commission on Snow and Ice (ICSI), predicts that most of the glaciers in the region will vanish within 40 years as a result of global warming.  “All the glaciers in the middle Himalayas are retreating,” says Syed Hasnain of Jawaharlal Nehru University in Delhi, the chief author of the ICSI report….Hasnain’s four-year study indicates that all the glaciers in the central and eastern Himalayas could disappear by 2035 at their present rate of decline….Hasnain’s working group on Himalayan glaciology, set up by the ICSI, has found that glaciers are receding faster in the Himalayas than anywhere else on Earth. Hasnain warns that as the glaciers disappear, the flow of these rivers will become less reliable and eventually diminish, resulting in widespread water shortages.”

Ma _ ops! _ nel rapporto originario della fatidica data _ il 2035 _ non c’è traccia. Per sincerarvene potere trovarlo QUI.

E allora? Allora un riferimento al 2035 si trova nell’India environmental portal, che nel 1999 scrive

“”Glaciers in the Himalaya are receding faster than in any other part of the world and, if the present rate continues, the likelihood of them disappearing by the year 2035 is very high,” says the International Commission for Snow and Ice (ICSI) in its recent study on Asian glaciers. “But if the Earth keeps getting warmer at the current rate, it might happen much sooner,” says Syed Iqbal Hasnain of the School of Environmental Sciences, Jawaharlal Nehru University, New Delhi. Hasnain is also the chairperson of the Working Group on Himalayan Glaciology (WGHG), constituted in 1995 by the ICSI. “The glacier will be decaying at rapid, catastrophic rates. Its total area will shrink from the present 500,000 to 100,000 square km by the year 2035,” says former ICSI president V M Kotlyakov in the report “Variations of snow and ice in the past and present on a global and regional scale”.

L’aricolo non è firmato, ma almeno consente di risalire ad una fonte peer reviewed: l’articolo del professor Kotlyakov.

Tutto è bene quel che finisce bene? Macchè. Tenetevi forte. Scrive il professore…..

“The degradation of the extrapolar glaciation of the Earth will be apparent in rising ocean level already by the year 2050, and there will be a drastic rise of the ocean thereafter caused by the deglaciation-derived runoff (see Table 11 ). This period will last from 200 to 300 years. The extrapolar glaciation of the Earth will be decaying at rapid, catastrophic rates— its total area will shrink from 500,000 to 100,000 km2 by the year 2350. Glaciers will survive only in the mountains of inner Alaska, on some Arctic archipelagos, within Patagonian ice sheets, in the Karakoram Mountains, in the Himalayas, in some regions of Tibet and on the highest mountain peaks in the temperature latitudes.

Kotlyakov dice che in un periodo tra cento e trecento anni le aree glaciate extrapolari, vedranno ridurre la loro superficie dagli attuali 500 mila a 100 mila chilometri quadrati e comunque sopravviveranno in alcune parti dell’Himalaya. L’affermazione sulla superficie è relativa a TUTTE le aree glaciate, non solo all’Himalaya. Clamoroso. E anche qui, c’è di peggio perchè Kotlyakov dice che la riduzione a 100 mila chilometri quzdrati avverrà attorno all’anno….2350: 235o, invece che 2035!

E allora ipotizziamo cosa possa essere successo. Chi ha scritto il paragrafo per l’Ipcc si è basato sulla notizia riportata dall’India environmental portal e in particolare sulla citazione _ errata! _ del professor Haisnan, e non è andato a controllare la fonte.

Grave, molto grave, gravissimo. Ma un errore può capitare. Non a caso gli studi vengono peer reviewed. Il problema è che il processo di revisione stavolta si è inceppato nonostante alcuni dei revisori abbiamo sollevato perplessità. Come fece ad esempio David Saltz della Ben Gurion university. O il governo giapponese. Senza avere risposta dall’autore del capitolo 10.

Chi protestò ed ebbe risposta fu il governo indiano.

Il summary per decisori politici del WGII, nella seconda bozza, ripeteva l’arrore scrivendo…

“If current warming rates are maintained Himalayan glaciers could decay at very rapid rates, shrinking from the present 500,000 km2 to 100,000 km2 by the 2030s.”

E il governo indiano commentò:

This is a verydrastic conclusion. Should have a supporting reference otherwise need to be deleted”.

E cioè: questa è una conclusione molto drasica, o ci sono delle citazioni  che la supportano o è necessario che sia cancellata.

Le citazioni attendibili non furono trovate (dato che non c’erano..) e l’affermazione fu cassata sia dal sommario tecnico del WGII che dal sommario per i decisori politici del WGII. Ma anche qui il processo di coordinamento non funzionò (nessuno informò l’autore? l’autore si rifiutò?) e la affermazione non fu tolta dal capitolo 10. E fu fatta la frittata.

Morale della storia? Un adagio popolare  diceva: sbaglia anche il prete all’altare. E quindi l’errore capita, è umano, è ammesso, ma deve essere corretto. Quello che  in questa vicenda ha mostrato il fianco a giustificate critiche è il processo di revisione del Working Group II. E più in generale il processo di revisione dell’intero rapporto che tra l'altro non ha notato la contraddizione tra quanto affermato dal WGI e il WGII. E, diciamolo, ha commesso gravi errori che il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri, che ha prima replicato con durezza al rapporto del governo indiano (novembre 2009) che contraddiceva le affermazioni dell’Ipcc sui ghiacciai himalayani e solo adesso che lo scandalo è scoppiato ha ammesso l’errore e si è scusato. Insomma, l'Ipcc _ come tutte le cose di questo mondo _ non è perfetto.

Detto questo, non facciamo di ogni erba un fascio. Il Quarto rapporto dell’Ipcc (come i tre precedenti) è stato messo sotto il microscopio dagli altri climatologi, e questa è cosa buona e giusta. Ma è anche finito nel mirino da parte di legioni di interessati lobbisti (e degli scienziati al loro diretto o indiretto servizio) per trovarvi errori che consentissero di gettare fango sull’intero processo e negare l’evidenza del cambiamento climatico. Attenzione quindi a dare il giusto peso alla vicenda. L’affermazione _ peraltro non citata nei rapporti di sintesi e per i decisori politici _non altera in nulla le dinamiche della criosfera, che mostrano con chiarezza lo scioglimento dei ghiacciai in atto. A comprovarlo ci sono decine e decine di ricerche perfettamente peer reviewed e non smentibili da nessuno. L’errore c’è, e dovrà essere di lezione per il futuro, ma è limitato e non cambia la realtà dei fatti. Che il mondo si sta riscaldando e l’uomo ne è in larga parte responsabile. 

ALESSANDRO FARRUGGIA

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