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Clima: a Copenaghen accordo globale impossibile

Pubblicato da Alessandro Farruggia Mer, 28/10/2009 - 21:36

Copenaghen non è Disneyland. A gettare secchiate di acqua gelata sugli eco-ottimisti che sperano ancora in un miracolo dell’ultima ora che faccia raggiungere a Copenaghen un accordo complessivo su di un trattato che sostituisca quello di Kyoto _ in scadenza al 2012 _ è Ivo De Boer, direttore esecutivo della Convenzione sul clima delle Nazioni Unite. Che ci ricorda che il semplice volere qualcosa non basta per ottenerla.

Non c’è alcuna possibilità, sotto nessuno scenario _ dice De Boer _ che si possa raggiungere a Copenaghen un trattato globale in tutti i suoi dettagli. Ma a Copenaghen si può e si deve trovare un accordo politici sui temi essenziali che possa far sì che una riposta di lungo periodo al cambiamento climatico sia chiara, possibile, realistica e ben definita. A Copenaghen dovremmo riuscire ad ottenere la fine delle negoziazioni politiche e l’avvio di un processo tecnico per la stesura di un trattato post Kyoto in tutti i suoi dettagli”. Chiaro? Del resto la realta dei negoziati è quella che è: tutti a parole mostrano disponibilità, tutti nei fatti sono almeno cautissimi quando si arriva ai testi negoziali. E a parte l’Europa nessuno si è detto pronto a mettere soldi sul piatto. Senza volontà di fare concessioni vere e di metter mano al portafogli è chiaro che l’accordo, se mai ci sarà, sarà un accordo di carta velina: pura aria calda. Inutile a far fronte al problema.

Ad oggi quattro sono i punti chiave. Primo: se e quanto i paesi sviluppati si impegneranno a ridurre entro il 2050, se l’accordo sarà vincolante e se verrà fissato uno step intermedio al 2020. Secondo: se i grandi paesi in via di sviluppo, opportunamente incentivati, accetteranno di assumere impegni più o meno volontari di riduzioine delle emissioni. Terzo: quali finanziamenti e quali tecnologie verranno messe sul piatto dai paesi ricchi per aiutare i paesi poveri a ridurre le loro emissioni e a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Quarto: come e da chi verrà gestito il flusso di finanziamenti.Macigni, dei quali si parlerà ancora a Barcellona, a partire da lunedì, per un ultimo round negoziale di 5 giorni in vista della conferenza di Copenaghen (7-18 dicembre). Ma senza che nessuno abbia troppe speranze.

Bene che vada, nella città danese l’accordo sarà politico. E se a questo possibile ma arduo accordo politico mancassero tre testate d’angolo (accordo legalmente vincolante; target di riduzione al 2020 e al 2050; coinvolgimento dei grandi paesi in via di sviluppo in un processo di riduzione delle emissioni di gas serra) non potremo che chiamarlo fallimento. Tanto per parlare chiaro.

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