Buccaneer, nessuna soluzione in vista.
dall'inviato Alessandro Farruggia GAROWE (Somalia) _Le illusioni di una soluzione rapida e condivisa se le porta via il vento torrido che spazza la savana aridissima che circonda Garowe, la polverosa, derelitta capitale dello stato semiautonomo somalo del Puntland. Ci vorrà ancora del tempo. Forse molto tempo per rivedere a casa gli uomini del Buccaneer. La missione in terra somala di Margherita Boniver, inviato speciale del ministri degli esteri Frattini per le crisi umanitarie si è impigliata nella acacie spinose e nei paradossi di un governo centrale che è pieno di buona volontà ma per ora c’è solo sulla carta e di un governo del Puntland che parla bene ma ha solo gli occhi per piangere controlla a malapena la sua capitale.
L’obiettivo di giungere ad una rapida liberazione del rimorchiatore Buccaneer e del suo equipaggio _ dieci italiani i cinque romeni e un croato _ è quindi cucinata in salsa somala. E a cottura lenta.
Dal confronto tra l’inviato italiano e il governo regionale del Puntland _ andato in scena sabato a Garowe _ è infatti emersa una profonda divisione sulla strategie da adottare. Il governo del Puntland spinge infatti clamorosamente per un blitz, o quantomeno per una dimostrazione di forza militare, il governo italiano ribadisce invece in maniera chiarissima il suo “no” a di azioni di forza e anche al pagamento di un riscatto. Il tutto mentre sulla spiaggia di Lasquorey, davati alla quale è ancorato il rimorchiatore italiano, si aggirano mediatori che propongono il pagamento di un riscatto e che la Boniver definisce "sciacalli".
E allora vediamo di capire. Tra Garowe e Lasquorey le fonti non mancano. E raccontano che il capo dei rapitori del rimorchiatore italiano Buccaneer si chiami Maktal Ali. Che sia del clan locale Warsangali ma abbia con se gente proveniente da mezza Somalia. Che dai venti uomini che aveva al momento del sequestro ne abbia ora a disposizione molti altri ,"almeno una ottantina se non un centinaio, pronti a terra in caso di intervento", come ammette senza problemi il ministro dell’interno del Puntland, Addullah Admed Jama Ilkajir. Che spiega come negli ultimi giorni l’aiuto ai rapitori del Buccaneer sia venuto dalla potente pirateria di Eyl, la Tortuga somala. Il che non è una buona notizia. E non è la sola. Nel Puntland gira, insistente, la voce sulla presenza a bordo di rifiuti tossici. E' una voce fastidiosa visti i traffici di rifiuti anche italiani che affaristi senza coscienza e senza scrupoli hanno riversato e con ogni probabilità tuttora riversano su queste coste. Rifiuti che, come ha dimostrato un rapporto Unep, lo tsunami del dicembre 2004 ha in parte fatto riemergre dai fondali e gettato sulle coste, contaminandole. Ma più la voce gira più per quanto la si cerchi non si trova una conferma. Nessuno nel Puntland porta una straccio di una prova. E allora, in mancanza di prove o anche solo indizi, una pista pur interessante finisce nel deserto e strada da mattere è quella di sempre: la pirateria.
Il generale Samantar, ministro della sicurezza del Damaraland, è piuttosto seccato: "Anche oggi ve lo abbiamo detto in ogni modo. Serve un intervento militare. Dovete fare con i francesi: attaccare. Noi saremo al vostro fianco, in prima linea, ma fino a che prevarrà la linea della trattativa e dei riscatti, i sequestri non cesseranno. Come fate a non capire? Eppure continuate ad opporvi". Il presidente Abdurahman Farole concorda: "Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Quelli sono criminali, non ascoltano i capi dei clan, gli anziani, le autorità. Il canale di trattativa è aperto e noi trattiamo da tre settimane, ma invano. Quelli vogliono i soldi, anche perché incoraggiati da mediatori esterni che gli fanno intravedere questa possibilità. E allora noi diciamo che è ora di intervenire. Di fare come hanno fatto gli americani, i francesi, gli indiani, gli yemeniti…". "Come minimo, _ concede il ministro dell’interno Ilkajir _serve una dimostrazione di forza: elicotteri, navi, aerei…". Con il rischio di vedersi ammazzare qualche ostaggio? "Quella – replica Samantar _ è gente che vuole soldi, quelli non sono terroristi fanatici pronti a farsi ammazzare. Quando il gioco si fa duro, quelli mollano".
Se nel Puntland è un coro, naturalmente il governo di trasizione somalo la pensa diversamente. "Una soluzione militare _ osserva il ministro degli Esteri Mohammed Abdullahi Omar _ sarebbe controproducente, sia nel caso della Buccaneer che in generale". Con i negoziatori e le autorità cosi divisi sulle strategie da adottare, Maktar Ali aspetta. Probabilmente ottimista che una soluzione si trovera’. A suo tempo.
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