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...Volevo andare a Sanremo! / Ma il Festival è ancora il più amato dagli italiani?

Pubblicato da Maria Francesca... Lun, 14/02/2011 - 11:21

Eccolo qui, puntuale, come il più dolce degli anniversari: Sanremo non può lasciare indifferenti. L'Ariston è terra di discussioni, di dolore e di scoperte. Da sempre 'il festival più amato dagli italiani' ma, guardandoci intorno, la gente di tale kermesse sembra non sapere più che farsene.

Ho sempre sognato di partecipare al Festival: da quando, bambina, inseguivo l'amore con Eros Ramazzotti lì, 'Dove c'è musica'. Cantavo come molti davanti allo specchio, illusa di avere di fronte a me un pubblico in delirio, mamma, papà e l'amoruccio di turno a fare il tifo. Sognavo di diventare cantautrice, di giocare con la musica e le parole, di regalare emozioni. E mi vergognavo di sognare.

Sanremo per me era un rito, un appuntamento fisso: eh già, perchè io sono nata con un compaesano vincitore, l'anno in cui 'Perdere l'amore' spopolava al Festival e Massimo Ranieri avrebbe reso la sua fama immortale. Era l'anno del racconto di un amore adulto finito male, quel 1988 in cui ci si commuoveva con una canzone che, a distanza di 23 anni, continua ad emozionare.

Li ho seguiti tutti, ma proprio tutti. Alcuni sono stati condotti da quei bravi presentatori di un tempo, che riuscivano a nascondere la propria notorietà a vantaggio della competizione canora. Altri sono stati i festival degli sconfitti, delle canzoni mai più ascoltate, dei tormentoni di un anno e delle prime donne disilluse (dalla Carrà-flop alla SuperSimo intenta a nascondere la bravura di Paola Cortellesi, pronta ad esplodere negli anni successivi).

Abbiamo assistito al 'Sanremo fantasma' di Panariello, scuro e senza scalinata (credo il peggiore mai visto), con Povia vincitore di una canzone sui piccioni che tutti (autore compreso?) hanno cercato di rimuovere dalla memoria. Ci sono stati i Festival di Bonolis imperatore, di un Fazio gentile e della simpatica Clerici che, ahimè, non ne ha indovinata mezza.

Inutile nasconderlo: sono una 'sanremomane' delusa. Delusa dalla nuova musica italiana, dai talent show che spediscono per Posta Prioritaria i propri gioielli sul palco dell'Ariston e dal sistema idiota del televoto, che di artistico non ha proprio niente. Sono delusa da un panorama musicale che rende stelle delle meteore e che accosta Nuove (pessime) proposte ad artisti ormai 'attempati', alla ricerca della gloria perduta.

Sono una 'sanremomane' delusa dall'organizzazione dei Festival degli ultimi anni, dalle conduzioni sbagliate, dal ritorno allo stantìo. Gianni Morandi presenta l'edizione che coincide con il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia. In fondo, è talmente vecchio che forse potrà lasciare una testimonianza in diretta.

Scherzi a parte: io avrei scelto Conti: uno dei pochi presentatori attuali giovani ma 'navigati', mai volgare, adrenalinico e scattante. Invece no: ci tocca Gianni Morandi. E per di più accompagnato da due vallette a mio avviso inutili, scelte più per le loro chiacchierate love stories che per le qualità artistiche.

Dal 15 al 19 ho deciso di tenermi incollata allo schermo televisivo e di condividere il 'mio' Sanremo con i lettori. Avremo la possibilità di parlarne, discuterne, confrontarci. Staremo a vedere. E, comunque vada, il mio slogan resta lo stesso: ' Sanremo sarà pure Sanremo... ma io tifavo Conti'!

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