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Intervista a Lalo Cibelli: "La Divina Commedia a teatro è un capolavoro e Virgilio è il mio regalo più bello"

Pubblicato da Maria Francesca... Sab, 19/02/2011 - 17:57

In occasione della tappa bolognese dell'opera 'La Divina Commedia-L'uomo che cerca l'Amore', in scena dal 18 al 20 febbario al Teatro Europauditorium, incontriamo Lalo Cibelli, nello spettacolo Virgilio. "Dal 2009 stiamo vivendo una vera e propria 'febbre' per la Divina Commedia", racconta l'artista modenese, "perchè il pubblico ha bisogno di staccarsi dallo schifo dilagante. Con noi la gente vive un sogno che non è bugia e cerca di non dimenticarlo per migliorare la realtà quotidiana".

Lo spettacolo non trova spazio nè nella categoria 'musical' nè nell'opera lirica e definisce un nuovo genere, quello di 'opera moderna'. Si parte da una problematica e se ne insegue la soluzione, esplodendo poi di giubilo (esattamente come nella struttura della Commedia dantesca e delle canzoni gospel). Aggiunge Lalo: "Solo un uomo di Fede come Mons. Frisina avrebbe potuto scrivere un capolavoro del genere!".

Lalo, la Sua vita ha avuto subito una 'piega'... musicale!

"Sì, è vero. Mio padre era direttore della banda del paese e, si sa, il mestiere un po' si tramanda..."

Ha frequentato il DAMS di Bologna nei primi anni '80. Qual'era il fermento artistico all'interno dell'università, in quegli anni?

"La curiosità di noi studenti era continuamente stimolata. Il DAMS nasceva nel 1975 e la nostra generazione ha avuto l'onore di acquisire conoscenze da professori di altissimo livello: basti pensare al grandissimo compositore Aldo Clementi."

Cosa pensa circa i tagli alla cultura e questo nuovo modo di vedere (e denigrare) le materie artistiche, nelle scuole e nelle università?

"Non posso che essere amareggiato. Ho insegnato per sedici anni alle scuole elementari e medie e vedo nel sapere uno strumento, un'opportunità. Il semplicismo che ci circonda mi sconvolge: in questo mondo la cultura conta poco e una dimostrazione di ciò può essere (tra le varie) lo scarso livello del linguaggio cinematografico e teatrale. La realtà di questo paese mi lacera l'anima."

A proposito di linguaggio artistico: in questi giorni si sta disputando il Festival di Sanremo e uno degli aspetti che più colpiscono è la 'sciatteria' dei testi che dovrebbero tenere in piedi il programma. Che idea Si è fatto della kermesse?

"Sanremo, per me, è un'istituzione: mi ha sempre coinvolto, lo seguo con enorme curiosità. Uno degli aspetti che maggiormente mi hanno colpito è la paura dei testi delle canzoni: è come se anche i brani più 'impegnati' avessero paura di 'osare' troppo, spingersi oltre. Roberto Vecchioni, ad esempio: ha portato al Festival un testo bellissimo ma l'eccessiva enfasi con cui l'ha interpretato ne ha danneggiato la corretta comprensione."

Ha trovato, tra le varie, qualche canzone particolarmente interessante?

"Beh, anche tra i brani 'meno impegnati', a volte, ci sono pezzi sottovalutati. Particolare mi è sembrata la canzone di Giusy Ferreri e... complimenti al giovane Raphael Gualazzi: una miscela di Buscaglione e Sergio Cammariere, strizzando l'occhio ai nuovi artisti jazz internazionali."

Torniamo alla Sua strepitosa carriera artistica: era il 2003 quando Dalla La chiamò ad interpretare Spoletta in 'Tosca-Amore disperato'. Che ricordi ha di quella esperienza?

"Quando cresci e ti affermi in un piccolo centro come Modena ti adagi un po' sulla notorietà, nel mio caso, di rockstar più o meno locale. Da bravo codardo, sapevo di essere apprezzato nel mio piccolo mondo e non 'osavo'. Non avevo mai pensato di recitare in un musical: poi, la chiamata di Lucio. Da allora è nato un bellissimo rapporto di amicizia e collaborazione artistica."

E come 'esordio' come pensa sia andato?

"Assolutamente bene anche se, pur essendo stato il musical italiano pià applaudito dopo 'Notre Dame de Paris', penso meritasse ancora più successo. Il mio personaggio, Spoletta, credo fosse uno tra i più complicati dell'opera. La sua malvagità è radicata nell'anima, una vera e propria scelta di vita. Nel momento in cui entra in contatto con l'animo nobile del prigioniero politico Angelotti prende atto delle sue colpe. Capisce, finalmente, l'orrore della sua assenza di ideali e, dopo aver concesso al giovane una morte dignitosa, scompare. Assistiamo ad un'alba di redenzione, alla catarsi di un personaggio che, nel buio della notte, si accorge che forse c'è ancora una speranza per la sua anima."

Dal 2009 è entrato a far parte del cast dell'opera 'La Divina Commedia', ispirata ovviamente alla Commedia dantesca. Qual è stato il Suo approccio all'opera?

"Ho sempre amato le materie letterarie e, da ragazzo, come tanti mi immergevo nello studio dell'Inferno e mi annoiavo leggendo Purgatorio e Paradiso. Poi, crescendo e trovandomi ad affrontare nuovamente la Commedia grazie a questo musical, ho apprezzato la difficoltà di quei testi che da giovane avevo studiato malvolentieri..."

Che ricordi ha degli inizi di quest'incredibile avventura?

"I pensieri più belli sono legati a Gerardo Frisina, fratello del compositore, che oggi non c'è più: aveva visto il mio provino on-line (era la prima volta che si selezionava il cast di un musical attraverso Internet) e gli ero piaciuto molto. Fui scelto e, quando mi spiegarono che avrei dovuto prestare la mia voce al personaggio di Virgilio, mi avvilii: mi sembrava di cantare pochissimo!"

E poi, cosa Le ha fatto cambiare idea?

"Ho fatto un lungo e complesso esame di coscienza e ho capito non solo che mi trovavo davanti ad un capolavoro, ma anche che questo personaggio affidatomi va vissuto come un bellissimo regalo. E' un po' come un 'premio produzione': sono stato insegnante, mi ritrovo 'Maestro' dei Poeti. Quella di Virgilio è una figura meravigliosa perchè, in realtà, si tratta di un uomo incompleto: a lui non è concesso andare oltre la Ragione. Il suo viaggio con Dante è destinato ad interrompersi e l'atteggiamento che assume nei confronti del poeta toscano muta nel corso del loro cammino: in un primo tempo si mostra altezzoso, poi il rapporto tra i due cambia, diventa affettuoso. Virgilio invecchia progressivamente durante il tragitto che li avvicina alle porte del Paradiso, a Dio... a quello che non può capire, dove non può arrivare, perchè va oltre la Ragione. E soffre, perchè sa che Dante lo dimenticherà."

Durante lo spettacolo a Lei è affidato il compito di guidare Dante. Ma qual è stato il 'maestro' della Sua vita?

"Sicuramente mio padre ma il mio percorso è stato molto frastagliato e di punti di riferimento, soprattutto in campo artistico, ne ho avuti vari. Di certo non sarei quello che sono senza Ivano Fossati ma devo molto anche al mondo 'gospel' e a vari registi cinematografici... è così bello poter cambiare opinione!"

Qualcuno in passato mi insegnò che 'l'uomo è un essere dinamico': anche il saper cambiare idea è segno di maturità...

"E' proprio questo il motivo per cui le anime dell'Inferno sono state dannate: la loro staticità. Loro sono ferme, convinte del loro peccato. Qual è la bellezza delle figure di Paolo e Francesca? Che, nonostante tutto, pur consapevoli del loro peccato, di questo non si sono mai pentiti..."

Il titolo completo dell'opera di Mons. Marco Frisina è 'La Divina Commedia-L'uomo che cerca l'Amore'. A quale amore facciamo riferimento?

"All'Amore in senso assoluto, quello per Dio e quello che cerchiamo tutti i giorni: credo che anche in questo ci sia Dio, per qualsiasi religione."

Qual è il Suo rapporto con la Fede?

"C'è perchè sono un uomo e mi fermo a guardare per un'ora le stelle; non c'è perchè, come per molti, quello con la religione è un rapporto confuso e controverso."

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