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Checco Silvestre si racconta: "I Modà? Un sogno che si è avverato nel tempo!"

Pubblicato da Maria Francesca... Sab, 12/03/2011 - 12:40

Una pianola trovata per caso nel proprio appartamento... e la sua carriera ebbe inizio. Francesco Silvestre: per tutti 'Checco', milanese tifoso del Napoli per influenza paterna, voce solista dei Modà. Un progetto, il loro, fantasticato tra i banchi di scuola e cresciuto nel tempo. Perchè nella vita, a volte, i sogni si avverano. Basta avere pazienza

E a loro certo non è mancata: dai primi concerti dinanzi ai compagni delle scuole superiori alle serate 'live' nei locali di Milano, fino al primo contratto discografico e all'esibizione sanremese con 'Riesci a innamorarmi'. Dopo una serie di successi sono tornati all'Ariston quest'anno, con Emma Marrone, conquistando il secondo posto tra i 'big' della musica italiana. 

Francesco, la Sua passione per la musica nasce un po' per caso, da una pianola con i tasti numerati e un papà convinto di avere un piccolo genio in casa... Quali sono i Suoi primi ricordi legati agli studi musicali?

"Parte davvero tutto da lì, da quella piccola tastierina giocattolo. Era una di quelle che presentano sui tasti dei colori, o delle lettere, dei numeri, e per suonarle basta seguire la sequenza dei simboli corrispondeti sugli spartiti. Non ho idea di perchè ci fosse, perchè avessimo in casa una pianola... Eppure c'era, ed io iniziai a suonare 'Santo Natale'. Mio padre mi ascoltò e mi chiese se avessi voglia di iscrivermi ad un corso di musica ed io accettai."

E quello che sembrava un semplice gioco si rivelò un grande amore.

"Il canto divenne la mia più grande passione: frequentavo un corso di musica classica e mi iscrissi ad una scuola media con indirizzo musicale, che dava maggiore spazio alle materie artistiche. Ma una volta arrivato alle superiori la musica classica non mi bastava più: al Conservatorio iniziavo ad annoiarmi e a quattordici anni scrissi le mie prime canzoni. Il Liceo fu palcoscenico delle mie prime esibizioni e a diciotto anni nacquero i Modà."

La vostra band ha subìto trasformazioni nel tempo e ha attraversato periodi decisamente bui...

"Sì, la nuova formazione prende vita nel 2008. Stavamo vivendo un momento difficilissimo: ripartivamo da zero dopo il fallimento della nostra casa discografica. Quell'anno partimmo per un lungo tour ed incidemmo un cd autoprodotto che poi avrebbe dato vita a 'Viva i romantici', l'album ora prodotto da Ultrasuoni."

Insomma, un momento di enorme crisi...

"...Da cui però siamo usciti alla grande! Il nostro è un sogno che si è avverato, con calma, nel tempo: chi si sarebbe mai aspettato di vedere novemila persone in attesa di un nostro concerto, a maggior ragione in un periodo storico così delicato?"

I Modà 'cantano l'amore' in chiave pop-rock. L'amore è il vostro filo conduttore, è il sale della vita. Negli anni il vostro modo di lavorare è cambiato e avete raggiunto una nuova maturità nell'espressione dei sentimenti. Qual è la canzone a cui Si sente maggiormente legato?

"'Nuvole di rock', senza ombra di dubbio. Fa parte del nostro secondo disco e inevitabilmente ascoltarla mi riporta indietro negli anni e mi permette di ripercorrere un po' tutto il nostro cammino, a partire dai tempi in cui chiedevamo disperatamente la possibilità di esprimerci e nessuno ci concedeva una chance."

E cosa volete comunicare con 'Viva i romantici', uscito il 16 febbraio e da allora in vetta alle classifiche?

"Il nostro ultimo album canta l'amore a 360 gradi. L'amore tra uomo e donna, ma anche quello per le cose semplici, il bisogno di capire il vero senso della vita. Potrei definirla 'una buonanotte alla persone semplici' come me, come i Modà, per le quali il regalo più bello donato dalla vita è.... la vita stessa! Bisognerebbe tornare a capire le piccole cose, per amarle ed essere grati che ci siano. Vedo mio fratello, diciotto anni, e i suoi coetanei, e mi accorgo che i ragazzi di oggi non si accontentano più. Spero che con il tempo riscoprano il valore della semplicità..."

Quest'anno avete partecipato al Festival di Sanremo in collaborazione con Emma Marrone, classificandovi come secondi. Ma solo un anno fa si era scatenata la bufera: la vostra canzone 'Sono già solo' era stata scartata dalla kermesse e Lei dichiarava dovessero cambiare i criteri di selezione e il direttore artistico di un "Sanremo ormai morto". Rispetto al 2010, di fatto, non è cambiato nulla di tutto questo...

"La mia lettera è stata uno sfogo del momento ed ero veramente arrabbiato. Da sei anni tentavamo di partecipare a Sanremo (dopo il risultato poco esaltante di 'Riesci a innamorarmi' nel 2005) ed io credevo moltissimo nel progetto che stavamo portando avanti. Poi quest'anno Mazzi, prima dell'inizio del Festival, mi ha spiegato che il concorso funziona per invito. Negli scorsi anni non eravamo ancora abbastanza 'big' per gareggiare con i 'mostri sacri' della musica italiana, nè era possibile metterci nuovamente in gara tra le 'Nuove proposte'. Quest'anno, dopo l'ultimo fortunatissimo tour, abbiamo raggiunto la giusta notorietà per partecipare alla gara tra i 'veterani' del Festival."

Tra i testi da Lei firmati ne compaiono quattro interpretati da cantanti 'nati' con 'Amici': Alessandra Amoroso, Emma Marrone e Virginio Simonelli, vincitori delle ultime tre edizioni del talent show di Maria De Filippi. Che rapporto ha con questo genere di programmi?

"Credo che i talent show siano importantissimi per la discografia moderna. Le case discografiche non rischiano più sugli artisti emergenti e grazie a questo tipo di programmi i giovani talentuosi hanno la possibilità di farsi ascoltare dagli addetti ai lavori. Peccato che solo in pochi riescano davvero ad emergere!"

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