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Quel menestrello alla stazione: "Perché avete soppresso solo i treni regionali?"

Pubblicato da Davide Denina Dom, 22/05/2011 - 18:41

C’è un menestrello alla stazione di Verona. Armonica a bocca, capelli lunghi, pizzo fino al petto e un enorme zaino sulle spalle. Soffia e canta:

“Ahi, che furbetto lo Stato!

Tutti i Regionali soppressi,

ma l’Eurostar che costa il triplo invece va…

ma io non ho fretta, io non ho fretta”.

In coda alla biglietteria la gente aspetta. Una signora si fa scappare un: ‘bravo!’. La maggioranza è in silenzio.

“Dovrebbero inventare un termine nuovo e metterlo sul dizionario italiano. Mi spiegate questo che razza di sciopero è?”.

In effetti – pensandoci – il menestrello ha ragione. Annunciando una dietro l’altra la soppressione di questo o quel treno diretto a Mantova, Milano, Venezia, Bolzano o Bologna, gli altoparlanti accennano a uno “sciopero del personale del Gruppo Ferrovie dello Stato”, lasciando dedurre all’ignaro viaggiatore che tutti i lavoratori delle ferrovie siano potenziali scioperanti.

Ma invece no:  solo i treni regionali sono stati cancellati. Nessuno dei vari Frecciarossa, Frecciabianca, Frecciargento e via dicendo subisce ritardo.

Il menestrello continua per un po’, a due passi dalle biglietterie, dove indaffaratissimi impiegati cambiano biglietti, improvvisano un volenteroso quanto ridicolo inglese coi turisti, fronteggiano le lamentele di questo e di quello.

A me non dà fastidio, è intonato e ha la sacrosanta ragione dalla sua parte. E’ mai possibile che questo ‘sciopero’ di un non meglio specificato ‘personale del Gruppo delle Ferrovie dello Stato’ si accanisca contro tutti quei cittadini che prendono il treno regionale? Tutti quelli (e sono la maggioranza) che per risparmiare si siedono tra la sporcizia, si turano il naso per andare in bagno, soffrono caldo e freddo, affollamento e ritardi?

Lo sciopero è un diritto, ma non prendeteci per il sedere. Cancellate tutti i tipi di treno o non cancellatene nessuno: non ricattate i viaggiatori costringendoli a pagare il triplo.

A me il menestrello piace, ma arrivano tre poliziotti. Sono in coda per cambiare il mio biglietto da mezzora, li vedo bene con le loro uniformi, i loro cappelli e le loro scarpe ben lustrate. Prima gli parlano, annuiscono, sembrano ascoltarlo, poi  uno gli fa: ‘documenti, prego’. E il menestrello glieli fa vedere.

I tre se ne vanno e si portano via anche la sua musica. Gli proibiscono di suonare. Fino alle nove di sera di questa afosa domenica di maggio, non ci sarà più niente a rendere meno insopportabile la noia per tutti quelli che non si possono permettere un Eurostar.

Il menestrello torna senza la sua armonica. Adesso sussurra alla gente in coda:

“Non posso più cantare,

ma che furbetto lo Stato”.

Poi si allontana e anche lui si mette in fila per comprare il suo biglietto ‘veloce’.

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