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Quando Fabio Scozzoli, doppio argento ai mondiali di nuoto, toglieva il grasso dal prosciutto crudo

Pubblicato da Davide Denina Dom, 31/07/2011 - 15:56

Fabio Scozzoli toglieva il grasso dal prosciutto crudo. Era il 2008 e io e Fabio condividevamo una casetta in via Bordella, a Imola, dove entrambi gareggiavamo per l’Imolanuoto. All’epoca, Scozzoli era uno dei tanti promettenti ranisti italiani: aveva già vinto un titolo assoluto ed era lanciatissimo.

Oggi, dopo tre anni di duro allenamento, è il nuotatore più forte della nostra Nazionale maschile. A parte il grasso del prosciutto crudo, Scozzoli aveva anche altri segreti: avvolgeva il parmigiano nello scottex e dosava la pasta, mettendola nel piatto prima di farla bollire.

Oggi i suoi sacrifici lo hanno ripagato: gli impressionanti muscoli del forlivese, modellati dalla sua ferrea alimentazione, sprigionano in acqua una potenza indescrivibile. Appena conclusi i mondiali di Shangai con due argenti e due record italiani in tasca nei 50 e i 100 rana, sui 100 Scozzoli è uno dei favoriti alle Olimpiadi di Londra. Sebbene il norvegese Dale Oen abbia dimostrato di essere un gradino più in altro rispetto a tutti gli altri, il ranista romagnolo, senza il costume gommato, si è migliorato di un secondo nell'ultimo anno. Un’eternità. I prossimi Giochi Olimpici sono apertissimi.

E’ Scozzoli l’italiano di Cina.

Complessivamente, l’Italnuoto ha portato a casa cinque medaglie. Oltre ai due argenti del ranista, l’eterna Pellegrini, psicologicamente serena come non mai, ha monopolizzato i 200 e i 400 stile libero. Siamo così tanto abituati alle sue vittorie che oramai ce le aspettiamo.

Inattesa sorpresa, invece, quella del ventunenne Luca Dotto, medaglia d’argento nei 50 stile libero. Il veneto è un fuscello, avanza sull’acqua con l’agilità di una canoa lanciata sulle rapide di un fiume. Leggero com’è, ha molti margini per rafforzarsi in palestra e migliorare i dettagli, partenza in primis. Il futuro gli sorride ed è ancora tutto da scrivere.

Quello di Shangai è stato un mondiale dominato da cinesi e statunitensi: nel 2011 le due superpotenze non si sfidano più solo in termini di prodotto interno lordo, ma se le danno anche a colpi di bracciata. E dietro ci siamo noi: oltre ai tre giovanissimi medagliati (Scozzoli e Pellegrini non hanno ancora compiuto 23 anni), c’è tutta una squadra che cresce. Quinti nel medagliere, gli Azzurri di Cina prendono una medaglia in più rispetto a Roma 2009 e si confermano tra le migliori Nazioni al mondo.

I ventotto ragazzi che stanno per tornare dalla Cina rappresentano l’Italia migliore: quella che lavora, che suda e che raccoglie i frutti di ciò che ha seminato.

Sebastiano Ranfagni, settimo nei 200 dorso, ha detto ai microfoni della Rai, quasi commosso dopo la qualificazione in finale: “Sono anni di lavoro che pagano”. Anni di lavoro, sì, perché nel nuoto non si improvvisa niente. Anni di doppi allenamenti, due ore al mattino, due ore al pomeriggio più la palestra, tutti i giorni esclusa la domenica. E gli stipendi non sono quelli dei calciatori: se non arrivi tra i primi e non sei nel circuito mediatico/pubblicitario, guadagni come un vigile urbano. A calcio in serie D prendono più di te, ma tu hai fatto la finale ai mondiali.

La vita del nuotatore è proprio dura: a parte i doppi allenamenti e gli stipendi bassi, devi anche togliere il grasso dal prosciutto crudo.

Ma siamo orgogliosi di voi, ragazzi.

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