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La zingara, il bimbo e il controllore

Pubblicato da Davide Denina Dom, 19/06/2011 - 17:21

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Sul treno regionale c'è una giovane ragazza rom col figlio. Lei sui trenta, lui avrà dodici anni. Distribuiscono nell’indifferenza dei passeggeri foglietti scritti in serie al computer: “Per favore, aiutateci. Che Dio protegga la tua famiglia”.

Proprio quando il bambino mi passa davanti facendo tintinnare le monete che ha in mano, il controllore entra in carrozza. E’ un uomo sudato, coi capelli radi e l’accento del sud.

“Tu ti dovresti vergognare – dice alla donna – portarti lui… “e indica il bambino che, intimorito, ha fatto un passo indietro). Ti dovresti vergognare!”. Poi, senza toccarla, le intima di uscire dalla carrozza. Li seguo.

Vicino alla porta, l’uomo in divisa rincara la dose: “Guarda, hai le unghie pitturate e vieni a chiedere le elemosine, ma non ti vergogni?”.

La giovane zingara sorride, prova disprezzo per quell’uomo che personifica la legge. Una legge che non è la sua. Poi si guarda le unghie dei piedi: uno strato di smalto rosa rovinato dall’incuria. Un vezzo per lei che ad altri vuole sembrare bella.

“Ma cosa ridi?! – riprende, aspro, il controllore. I presenti annuiscono. “Ha ragione, la faccia scendere”.

Poi si rivolge a quelli che gli stanno attorno: “Non dobbiamo dare soldi a questa gente, se nessuno glieli desse, non sarebbero qui a fare un cazzo tutto il giorno, d’estate al fresco, d’inverno al caldo”.

Madre e figlio si scambiano uno sguardo di complicità dolce: con quella società che non li accetta e da cui non vogliono farsi accettare non vogliono mischiarsi. Forse nemmeno capiscono la lingua di quell’uomo sudato in divisa.

Io me ne vado, mi risiedo e penso che, quando si tratta di dare un’elemosina, non so se cedere alla compassione o se ascoltare quel controllore:

“Non dobbiamo dare soldi a questa gente, se nessuno glieli desse, non sarebbero qui a fare un cazzo tutto il giorno”.

Quando ero un bambino, la spuntava  la compassione. Oggi  sono più indifferente e raramente do qualcosa. Mi viene sempre in mente una frase: “Dare un’elemosina è come dire ‘Vattene via, sparisci, non ti voglio più vedere’. Se davvero volessimo aiutare i mendicanti, allora chiederemmo loro: ‘Qual è il tuo problema? Sediamoci, parliamone’ ”.

Il treno si ferma, i due vengono fatti scendere e si confondono tra i fischi e la folla indaffarata: “Eccoli lì, pronti a risalire sul treno che va nell’altra direzione” – dice il controllore. 

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