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Il Novara Calcio è in Serie A dopo 55 anni

Pubblicato da Davide Denina Lun, 13/06/2011 - 02:12

Il Novara è in Serie A dopo 55 anni: due gol per mettere in ginocchio il Padova ed andare in paradiso. 

Dieci anni fa, in C2, allo stadio ci andavano solo i nonni coi nipotini: c’era la promozione ‘Porta allo stadio tuo nipote ed entri gratis’. Una volta – mi ricordo – un giocatore di una squadra avversaria era in così evidente sovrappeso che i vecchietti della tribuna distinti gli gridavano ‘maiale!’. Ieri sera al ‘Piola’ c’erano 11mila persone e non ce ne stava una di più. I giocatori erano magri, tatuati, pettinati e muscolosi.

Da giovane novarese, mi sembra che tra i miei coetanei manchi quel collante che ti fa sentire orgoglioso di essere di una città. Spesso sento dire che manca il divertimento, che ci sono pochi posti per uscire la sera, che ci è toccato vivere in una città morta… Sarà che siamo a cavallo tra due regioni, troppo vicini a Milano, troppo lontani da Torino per generare un’identità nostra. Sarà.

Ma ieri notte eravamo in 11mila, tutti uniti a gridare che ‘chi non salta varesotto è, è’. Eravamo orgogliosi di essere di questa città, per una volta. Non basta il calcio, certo. Ma aiuta. Alla fine della partita, i miei vicini di tribuna si davano di gomito: "L’anno prossimo contro la Juve ci ritroviamo tutti qui. Prenotate gli stessi posti, che porta bene".

I novaresi non sono persone espansive. Di solito restii a manifestare apertamente le loro emozioni, badano ai fatti propri, non gridano e sono composti. Per le vie, fino alla vittoria di ieri, di bandiere appese ai balconi se ne contavano pochissime. E la domenica mattina i quattro corsi del centro storico erano quasi deserti. I novaresi aspettavano l’appuntamento in silenzio.  

Ieri notte in piazza Martiri, il centro della festa, lo strepito era assordante. Qualcuno si era arrampicato sulla statua col cavallo di Vittorio Emanuele II. A dorso nudo, in equilibrio precario, sventolava la bandiera biancazzurra. La statua è alta, così a occhio e croce, almeno cinque metri. La piazza raccoglieva migliaia di persone che ancora non credevano all’impresa: dalla C1 alla B e dalla B al paradiso in appena due anni. Fiumi di birra, trombe, clacson, traffico impazzito, bandiere, sorrisi e grida.

C’erano anche dei nordafricani a battere ritmi indiavolati sui loro tamburi. A turno ballavano in mezzo al cerchio via via più ampio che si andava formando attorno a loro. La gente applaudiva a ritmo. Vuoi vedere che oggi la Lega, fortissima in queste zone, deve ammainare la sua bandiera?

Oggi in città non siamo verdi, né bianchi, né neri, né marroni. Siamo tutti biancoazzurri.

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