• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Stati Uniti d'Europa

Pubblicato da Giulia Della Rocca Mar, 29/11/2011 - 12:11

In politica economica si parla di exit strategy, ci deve essere sempre, è la cosiddetta porta sul retro. Ma a quanto pare di recente le uscite laterali si aprono sempre su altri retro scala, come in un incubo, in cui ogni potenziale varco conduce a nuovi baratri. All’inizio sembrava si potesse confidare semplicemente nell’EFSF, poi si è ipotizzato di poter, invano, saltare sul gommone liberal-watch griffato FMI, adesso non resta che puntare agli oboli inter- e nazionali. E mentre il mondo cresce nell’Asia delle autarchie, l’Europa tramonta nella sua unione di democrazie, invocando solidarietà, pena, commiserazione, una libera donazione ai suoi sogni irrealizzati.

Moody’s chiede misure rapide a sostegno del sistema, è necessario ossigenare i mercati e trovare la liquidità, bisogna iniettare la linfa, salassare la popolazione, togliere per rimettere dove manca, tornare a fare respirare il corpo di un organismo inanime. “Eppur si muove”. L’Europa ancora ci prova, agonizza, non si rassegna. Monti si infila nel duetto Merkel-Sarkozy, si tenta il reimpasto previsto dal ricettario neoliberista, un minestrone di liberalizzazioni e ricollocamento di persone giuste al posto giusto. Tre cuochi della stessa scuola per trovare un opportuno mix di ingredienti esistenti, troppo rischioso provare sapori ex novo. La visione mainstream, egemonicamente accettata dall’establishment politico ed economico, “mettiamoci la pezza e galleggerà”, ad ogni modo non sembra funzionare troppo, la realtà è che senza una svolta radicale il salvagente rammendato contribuirà solo a farci annegare più lentamente. E dolorosamente.

I mercati finanziari non credono più alla resurrezione, e’ la fine della tripla A, persino i Bund tedeschi piangono svenduti sulle bancarelle sempre più low cost dei mercati europei, un crack inquietante che rende sempre più tangibile un’apocalisse di default multipli. E' vero, la Germania non è nella stessa situazione dell’Italia, ha ancora un posto in prima classe, ma viaggiando sul Titanic la rotta, si sa, è l’iceberg per tutti. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa non è mai stato così lontano dal reale, non si capisce se mai lo sarà, anche se probabilmente non è mai veramente esistito.

L’Europa unita era un’idea, o almeno doveva esserlo, ed esiste forse qualcosa di più forte di un’idea? No, per un’idea si muovono montagne e palazzi, si scavano strade nella pietra, si esplorano gli spazi del cosmo, attorno alla potenza di un’ideale varia il ritmo incalzante del pensiero, si imprime un nuovo senso all’agire e si scoprono significati prima inaccessibili. Chissà se qualche ipotetico lettore di questo post era presente alla festa del cinquantennio dell’Europa, Berlino, marzo 2007. Una Merkel meno rugosa e trasudante spirito universalistico si sbraccia di fronte a una piazza gremita di persone, i motti si sprecano, sotto un’apoteosi di fuochi di artificio la nona di Beethoven riecheggia tra le colonne della porta di Brandeburgo, ma non importa, che la Germania rivendichi diritti di leadership e colga l’agognata riscossa va bene a tutti, è talmente virtuosa e prodiga di intenti che sembra se lo meriti davvero. Ci sono tutti i colori dell’Europa, un patchwork di odori e sapori delle cucine di tutti i paesi, bancarelle variopinte e costumi sgargianti. Un senso di comunione inebria una folla giovane, multietnica e felice, che festeggia nella capitale ideologica una nuova terra da condividere. E uno slogan per tutti, “uniti nella diversità”, talmente bello da commuovere, così splendidamente utopico da non sembrare reale.

E infatti non lo è. Uniti nella diversità, ma non quella dei debiti pubblici.

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.