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In debito di credibilità

Pubblicato da Giulia Della Rocca Lun, 07/11/2011 - 21:05

Sull’Europa imperversa il vortice di una crisi economica, politica e psicologica. La natura del problema è caleidoscopica, la dimensione è quella di una crisi esistenziale. Farraginosità decisionali, incompatibilità sostanziali, referendum minacciati e ritrattati, deliri e conflitti tra ego ipertrofici costituiscono lo sfondo della tragedia sempre meno greca dell’Unione, disancorando in misura crescente il fine della convergenza dalla dimensione del reale.

Una frattura esplicitamente documentata dai baratri che dividono gli spread. Tanto profonda che l’ascesa di governi tecnocratici che chiudano un pugno duro sul governo di una crisi che perdura da 3 anni, pur testimoniando la morte dell’agorà democratica, si configura probabilmente il migliore, forse l’unico, degli espedienti possibili.

Lo scioglimento dell’intrico è complesso e invoca a gran voce riforme rapide ed efficaci. Le soluzioni tampone presentate per ausiliare il sempre più squattrinato Fondo di Stabilità sono creative e affastellate, detenendo come unico comun denominatore il fatto di essere state lungamente discusse per non esser mai adottate. Se i red e blue bonds e le proposte Juncker-Tremontiane vagheggiavano una collettivizzazione del maxidebito europeo poco apprezzata dall’asse Parigi-Berlino, si sono moltiplicate le proposte di creazione di titoli con nuovi superpoteri. A questo avviso, presenta un certo interesse l’ipotesi di emissione di bond divisi in tranche junior e senior, con la previsione per i titoli più maturi di un carattere risk free, garantito dal ruolo catalizzatore degli attacchi speculativi ricoperto dalla tranche junior. Quello che è certo è che un'iniezione di liquidità al sistema finanziario, imbevuta di vincoli benzodiazepinici volti a contenerne un isterismo che ha acuito drammaticamente gli shock della crisi, si configura come assolutamente necessaria nell’attuale stato delle cose, qualsiasi sia il mezzo prescelto.

Al netto degli escamotage di natura provvisoria, è in ogni caso innegabile che un’autentica soluzione della crisi del debito imponga riforme pervasive e credibili, che esaminino la solidità dei fondamentali e agiscano sulla fragilità sistemica. In primo luogo, una regolamentazione rapida e fattiva dell’industria di intermediazione finanziaria rappresenta una condizione non procrastinabile per scongiurare una reiterazione infinita del loop tra debito bancario e debito sovrano.

L’intrico di connessioni virali che lega gli attori economici lascia infatti intravvedere la possibilità di una nuova traiettoria boomerang. Se, a titolo di esempio, alla drastica riduzione dell’esposizione in titoli di stato italiane della Deutsche Bank è riconducibile l’inizio dei ripetuti tonfi borsistici dei titoli italiani, l’erosione della credibilità è all’origine di problematiche che interesseranno in misura crescente le banche dell’Eurozona, destinate, in assenza di governi forti di un autentico potere decisionale, a scontare oltre alle debolezze intestine un crescente rischio di natura sovrana e macroeconomica.

Le contaminazioni tra economia e psicologia sono varie e complesse, con un confine che assume carattere particolarmente labile sul tema della credibilità, condizione forse non sufficiente, ma sicuramente necessaria ad alimentare la capacità di finanziamento sui mercati in un contesto di crisi. Se probabilmente essa non riassume nella sua interezza il nocciolo del problema, perderla inopinatamente non è certamente di aiuto. Soprattutto se all’assenza di credibilità politica si sommano dichiarazioni di assoluta incredibilità economica, lasciando dubbi sulla percezione di una verità tanto edulcorata da necessitare un evocativo “test della realtà“ da parte del Fondo Monetario. Confidando nel raggiungimento di un rapido accordo per l'approvazione di nuove misure di salvataggio e dell'auspicata tassa di Tobin, all’Italia e all’Europa il dovere di disfarsi quanto meno degli insostenibili costi della “Papi tax”.

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