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Xtc, this is pop

Pubblicato da Andrea Degidi Mar, 29/04/2008 - 19:20

Ho sempre pensato questo: se i Beatles esistessero ancora, oggi suonerebbero come gli Xtc. E non mi chiedete chi sono gli Xtc, che ci rimango male. Xtc, si pronuncia ecstacy, chiaro? Roba trasgressiva, vecchia, naturalmente, gruppo inglese fiorito in piena tormenta punk, anno di grazia 1976. E non chiedetemi neppure che musica suonano, gli Xtc. Semplicemente perché non è etichettabile, il che li rende già simpatici. Sfuggono a tutto: mode, hit parade, lusinghe tv e perfino tour, difatti una leggenda abbastanza vera narra che nel 1982 il leader, Andy Partridge, venne colpito da una crisi d’ansia poco prima di salire sul palco. Ne ebbe abbastanza: mai più concerti. E così è stato, amen.

Ma ci restano i dischi: uno schizzofrenico puzzle di capolavori tutti rigorosamente differenti l’uno dall’altro. Il loro è un sound cangiante: il pop a volte è brillante, altre scimmiotta il surf californiano, poi muta in un rock aggressivo, anzi, nevrotico: ma un momento, e i toni psichedelici? Xtc, nati per sorprendervi, sempre e comunque. Le hit parade non gli interessano: esiliati nella natìa Swindon (Inghilterra, of course), pensano solo a cesellare canzoni apparentemente cervellotiche che all’ascolto poi filano via liscie, esaltate da una raffinatissima architettura armonica.

Scegliere un album non è facile, gli Xtc si sono sempre evoluti, secondo i desideri del padre-padrone, lo sciamano Partridge. Ma ecco, la loro musica fa pensare a quella dei Beatles del Duemila perché non si sono mai fermati, hanno sempre cercato nuove strade, ovviamente in salita. E quando nel 1986 incisero un album sotto il nome dei Dukes of stratosphear, fingendo di essere uno sparuto di musicisti hippy innamorati del sound anni Sessanta, nessuno se ne accorse. E guardate che quel cd (‘Chips of the chocolate fireball’, oggi gli store ve lo tirano dietro a prezzo stracciato) non è neanche male.

Ora gli Xtc sono praticamente in perenne vacanza. Non incidono un cd d’inediti dal 2000. Ovvio che sarebbe bello farsi rapire le orecchie da qualche nuova alchimia, che sicuramente Partridge sta preparando, smontando e ripreparando nella sua casa-laboratorio di Swindon, ma i gioielli del passato sono sufficienti per lasciarsi affascinare. Cosa ascoltare? ‘English settlement’, classe 1982 (che ritornello ragazzi in ‘Senses working overtime’), a me piace anche l’ostico ‘Mummer’ (1983, Wonderland’, ‘Ladybird’, ‘Great fire’, ‘Funk pop and roll’). Bellissimo pure ‘Big express’ (1984), con gemme quali ‘All you pretty girls’ e ‘Seagulls screaming: kiss her’: un pezzo assolutamente delirante, come si fa a scrivere una canzone su uomo e donna che camminano sulla spiaggia con dei gabbiani che urlano all’uomo di baciarla?!! Poi i bagliori a fine anni Novanta, con i due volumi di ‘Apple Venus’.

Stregoneria, incantesimi, follie, pietre filosofali cercate e (forse) trovate. D’altro canto, come cantavano gli Xtc, nel 1976, This is pop!

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