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Prefab Sprout, cambiamo il mondo con la musica

Pubblicato da Andrea Degidi Ven, 23/10/2009 - 11:03

In un pianeta meno ottuso, Paddy McAloon sarebbe considerato un genietto del pop. So bene che il nome nulla vi dice, ma compiamo un passo in avanti rivelando che non è altro che volto, mani, cuore e anima dei Prefab Sprout, gruppo anni 80. 'When love breaks down' e 'Appetite', eccoli i due singoli rompi-ghiaccio di una band che in reaaltà è sempre stata one-man band.

 

Provenienza, Newcastle, Paddy convinse una mini-etichetta discografica, la Kitchenware, ad accudire i Prefab Sprout. Il problema è il solito, dopo il boom di 'Steve McQueen', album del 1983 con i due pezzi sopracitati, e dopo 'Jordan: the comeback', il grande successo è evaporato anche perché, ripeto, viviamo in un mondo con le orecchie foderate di breasola.

Sia chiaro, tutti i cd dei Prefab Sprout valgono la spesa. Ho sempre amato questo gruppo, anzi, piuttosto diciamo che ho sempre amato il modo in cui Paddy riusciva a stendere veli romantici attorno a melodie sofisticate, raffinate, ricucendo armonie elaborate, levigandole al punto giusto. Risultato, il pop che ho sempre sognato: non canzonettaro, ma lucido, non urlato. Sdolcinato? No, forse solo nel pezzo 'Nightingales' (una meraviglia, peraltro), piuttosto direi accurato, elegante, precisissimo, grazie anche alla produzione volpina di Thomas Dolby. E' Paddy l'erede di George Gershwin, di Cole Porter. Paddy che ha avuto due tipi di problemi: la picchiata del successo che non ha mai capito anche per una questione di ego debordante. Poi una serie di calamità sanitarie: problemi di vista, con varie operazioni di retina, e in più la sindrome di Menier che stava per fargli perdere l'udito. Sfiga a iosa, roba da nuovo Beethoveen. Roba da farlo stare immobile in una sedia a dondolo nella sua casa dell'ex convento di Durham circondato da moglie e tre figlie. Invece quest'anno Paddy si è rifatto vivo.

 

Ha rispolverato la sigla Prefab Sprout, partorendo l'album 'Let's change the world with music', anche se del gruppo originario non c'è traccia. In pratica è un album solista: scritto, suonato e prodotto da McAloon. Paddy, oggi  barbuto 50enne, ha spalancato le porte della cantina riesumando canzoni-provini del 1992-1993. Canzoni allora consegnate alla Sony records e prontamente rifiutate, c'è chi dice per i troppi semi religiosi sparsi fra gli spartiti. Paddy ha rispolverato tutto, ha dato una bella rimasterizzata ed ecco qua il disco. Ed è un bel disco, l'hit non c'è (ma chi le sforna più, ormai?), però aleggia una nostalgica malìa. La voce trabocca di malinconia in canzoni rifinitissime nonostante siano solo provini (!), tastiere e sintetizzatori dominano tutto. Canzoni struggenti, ametiste ripulite dai segni del tempo, 'Music is a princess', 'Last of the great romantics', 'Meet the new Mozart' e 'Angel of love'. Scrivine altre Paddy, noi siamo qua.

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