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'New blood' di Gabriel, sangue nuovo, un po' noiosetto

Pubblicato da Andrea Degidi Dom, 16/10/2011 - 18:48

Mi spiace quasi pensarlo, figurarsi scriverlo: 'New blood' di Peter Gabriel è un disco che mi lascia abbastanza indifferente. Mai avrei pensato di usare questo termine, indifferente, per un album dell'arcangelo, eppure è così. Qual è il motivo? Forse il fatto che avrei tanta voglia di ascoltare canzoni nuove, emozionarmi, riscoprire nuove vette, tutto ciò con 'New blood' non accade. Intendiamoci, l'idea dell'orchestra è buonissima, ma era meglio 'Scratch my back', almeno lì le canzoni, seppur cover, erano inedite per Gabriel. Qui sono brani già noti, in vari casi poi alcune versioni non sono poi così differenti dall'originale, vedi 'Don't give up', 'Wallflower', 'Mercy street'. Con gli archi Gabriel trasforma alcuni pezzi in autentici drammi tascabili, vedi il finale di 'The rhythm of the heat', 'Intruder' e 'Digging in the dirt', alcuni brani rendono al meglio in questo nuovo abito, 'San Jacinto' e 'Red rain', altri sono più banali, come 'Solsbury hill'. Non è che sia un brutto disco. E' un disco che non aggiunge niente.

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