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Jim Morrison, ai piedi del re lucertola

Pubblicato da Andrea Degidi Dom, 03/07/2011 - 23:57

E' una banalità quella che scrivo, lo so, ma se Jim Morrison non fosse morto così giovane, non sarebbe grande come lo è oggi. Forse perché in questo tempo arido, così orfano di star, siamo costretti a innaffiare l'orticello dei ricordi per tirare avanti. Avete forse un nome in circolazione da paragonarmi al re lucertola? Se lo avete, prego, sputatelo. La sua morte così precoce lo ha innalzato a mito, regalando linfa agli stupidi cultori della leggenda delle rockstar morte-non morte, magari in pensione dorata altrove. Magari fosse vero, se chiudo gli occhi e penso a Jim Morrison ed Elvis Presley, calvi, panciuti, seduti davanti a un daiquiri alle Hawai, sorrido. Oggi, se fossero vivi sarebbero patetici, come era patetico Elvis nella fase finale della sua carriera, gonfio di anfetamine e di inutili servitori parassiti a caccia di dollari. Jim Morrison s'è bruciato in fretta, i Doors sono esistiti una cinquantina di mesi, ma come diceva Neil Young, meglio bruciare subito che spegnersi lentamente. Morrison ha incendiato le nostre anime. Ascoltate i dischi dei Doors, quello era blues, jazz, psichedelia. Era visione pura, frammentata in suono, in lirismo allucinogeno, No, non penso che avrebbe potuto dare di più se avesse vissuto ancora. Penso che quella notte di luglio di 40 anni fa si sia lasciato scivolare in quella vasca da bagno, a Parigi, abbia reclinato la testa all'indietro e abbia detto, 'ora basta'.

Raramente si è visto un frontman così sfacciato, carismatico, presuntuoso. L'arroganza era la sua forza, la sua immensità. Tutti quando pensano ai Doors pensano a 'Light my fire', la canzone simbolo, un inno che gli altri tre compari provarono a vendere per uno spot tv di un'auto, facendolo incazzare così tanto che l'affare sfumò. Questo perché a lui non gliene fregava nulla del business. Semplicemente sentiva di aver dentro qualcosa da dire. E lo diceva, ovunque, comunque, contro tutto e contro tutti, collezionando denunce nel puritanissimo mondo americano. Se penso ai Doors, a Morrison, penso a mille canzoni. Non esiste nulla di paragonabile all'incanto notturno di 'Riders on the storm', ai blues intriganti di 'Love me two times' e 'Roadhouse blues'. e poi, in quell'intro carnale del basso di 'Break on through' c'è tutta sua presunzione, la sua arroganza, di chi sapeva di essere speciale. C'è della poesia in 'People are strange'. c'è la follia di 'The end', e ascoltarla in 'Apocalypse now' chissà che effetto gli avrebbe fatto, penso, credo, gli avrebbe fatto piacere, quella canzone cucita in quei brandelli di pellicola sulla follia del Vietnam. Avrebbe pensato che doveva essere lui a recitare al posto di Marlon Brando, sicuro. Era un pazzo Jim Morrison, ma geniale. Non rimpiango la sua morte. Perché se fosse vissuto ancora avrebbe annacquato tutto. E oggi il suo ricordo, le sue canzoni, illuminano il firmamento di chi come me, mendica buona musica. E la trova sulle labbra del re lucertola.

 

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