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Dukes of stratosphear. E che la psichedelia degli Xtc sia con voi

Pubblicato da Andrea Degidi Mar, 21/04/2009 - 11:34

 

Mentre il sacro suolo italico è devastato dal dubbio amletico dei Pooh (continuare dopo 38 anni o piantarla lì), io oggi voglio scavare sotto la sabbia. Vi parlo di un gruppo pazzesco, in tutti i sensi: i Dukes of stratosphear. Non vi vedo, ma è come se nell'obliquità del computer trasparisse la vostra faccia perplessa: chi sono questi? Stavolta il decrepito blogger s'è inventata una band e ci prende per i fondelli.

Beh, il gruppo esiste. Oddio, di concerti manco a parlarne, anche perché i Dukes sono l'anima psichedelica degli Xtc, band che al live voltò le spalle secoli fa dopo una crisi da panico di palcoscenico del leader, Andy Partridge. Zero concerti, ma qualche disco sì, e adesso arriva (anche se nei negozi di dischi molto probabilmente vi rideranno in faccia) un loro bignami in cd, si chiama '25 o' clock/Psonic psunspot' e racchiude, rimasterizzati, i due album registrati rispettivamente nel 1985 (un Ep a dir la verità) e 1987. Già usciti assieme nel 2001 con titolo 'Chips from the chocolate fireball', ora gli album rispuntano in versione doppia con, udite udite, deliranti inediti e demo sparsi in qua e in là. Beh, sì, deliranti è l'aggettivo esatto, perché parlare di psichedelia oggi è una follia fuori moda. Se il rock progressive resiste, il genere psichedelico ha meno mercato, il che è chiaramente comprensibile, la vedete una radio che trasmette un pezzo simile? Il conduttore verrebbe selvaggiamente richiamato all'ordine e costretto all'espiazione sotto chili di Tiziano Ferro e Laura Pausini.

Eppure gli album dei Dukes of stratosphear sono fenomenali, anche perché gli inglesissimi Xtc erano fenomenali, come scrissi in un scornatissimo post un annetto fa (zero commenti=molti nemici molto onore). Con la loro alchemia di pop e sperimentazione, di melodia ed elettronica gli Xtc erano così avanti che ho sempre pensato che se oggi i Beatles esistessero ancora, beh, suonerebbero proprio come loro.

In quel giorno nel cuore degli anni 80 nella natìa Swindon, Partridge prese da parte il fido Coulin Moulding e lo coinvolse in una favolosa operazione retrò, tirarono fuori strumenti sessantottini, si vestirono come i Beatles di Sergent Pepper, probabilmente accensero un po' di incenso e si misero a cantare e suonare roba psichedelica. Solo che la suonarono benissimo. Coinvolsero un altro pezzo degli Xtc, Dave Gregory e il fratello Ian, il bello è che inizialmente non andarono a dire in giro che dietro ai Dukes of stratosphear c'erano gli Xtc, si diedero normi d'arte, Partige era Sir John Johns, Moulding The Red Curtain, Dave Gregory Lord Cornelius Plum e Ian Gregory E.I.E.I. Owen.

Un giochino, solo in un secondo momento i Dukes confessarono di essere il lato oscuro della luna degli Xtc. Intanto il viaggio era iniziato, all'insegna del più puro peace & love, sulle orme dei Beatles di 'Revolver' , dei Rolling Stones di 'Their satanic majesties', dei primissimi Pink Floyd di Syd Barret, inseguendo 'See Emily play', dei Byrds e dei primissimi Beach boys. Eccoli qua, Una manciata di hippy alle prese con un sogno impossibile, ritornare indietro nel tempo, con una musica arricchita da un humour spettacolare. I dischi sono bellissimi. Il primo è più che altro un esercizio di parodia, un po' sulle stile della Bonzo Dog Band (mitici!), il secondo invece è un album di canzoni vere e proprie.

Prendiamo 'You're a good man Albert Brown' (dal primo Ep): tre minuti di puro divertimento, con un video animato da burattini (lo trovate su You Tube), il sound era quello di una volta ma arricchito dalla perfezione della produzione degli anni 80. La chitarra suonava come un sitar in 'The vanishing girl', il pezzo '25' o clock' è di una psichedelia furibonda, con delle tastiere sixties da paura.

Erano uno scherzo i Dukes of stratosphear, un meraviglioso scherzo (il primo extended play uscì il primo aprile), ma quella musica non era una balla. E oggi vale la pena riascoltarlarla.

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