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Ciao 2001, e anche Rockstar. Quando la carta cantava

Pubblicato da Andrea Degidi Gio, 17/11/2011 - 22:19

So benissimo cosa direte (sempre che ci arriviate) alla fine di questo post: macché carta! Ora c'è Internet, lì c'è tutto, cerca di evolverti, matusa. Va bene, avete ragione, ma solo un po'. Il fatto è che al vostro ammuffito blogger mancano le riviste musicali della sua giovinezza, quelle con cui è cresciuto. Due nomi: Ciao 2001 e Rockstar. A casa di mia madre ne ho un armadio pieno, non ho mai tempo per sfogliarle, eppure non me ne priverei mai. Mai. Un po' perché sono parte di me, e un po' perché penso che quando andrò in pensione (verso i 79 anni) mi siederò nel terrazzo della casa al mare o in montagna che ancora non ho, a rileggerle.

Erano bei tempi quelli. La musica era forte, viva e compatta: un long playing lo tenevi in mano, mica inseguivi un cavolo etereo di file di mp3 o chincaglierie elettroniche simili. Comunque quelle due riviste erano formidabili. Formidabili! Ciao 2001 era nata verso la fine degli anni Settanta. Un direttore fantastico, Saverio Rotondi, e pagine polpose, finestre spalancate su mondi inediti per lettori assetati di creatività, musica, bellezza. C'era tanto da scoprire là fuori, Ciao 2001 ti aiutava. Vi butto là qualche firma, e scusatemi per quelli che dimentico: Riccardo Bertoncelli, Armando Gallo, Enzo Caffarelli, Manuel Insolera, Fiorella Gentile. Quella rivista, sì, era completa. Musica, tanta, con rubriche dedicate alla discografia, alla traduzione dei testi, al jazz. C'era 'L'angolo del pop', 'Stereofonia', per gli appassionati hi-fi, 'Help' (la bacheca degli annunci), 'Fermate il mondo voglio scendere', una marea di recensioni, tanto spazio per il rock italiano che allora era un fiore. E poi c'era Michael Pergolani, mitico mitico mitico il suo 'Filo diretto con Londra'. Allora al di là delle scogliere di Dover c'era tutto quello che si sognava: il rock, le novità. Tu scrivevi a Michael e lui ti raccontava tutto quello che capitava sul Tamigi, snocciolava indirizzi, numeri di telefono, opportunità per vacanze studio. Non so quando Ciao 2001 ha cessato di esistere. La sua età dell'oro coincise con gli anni 70. Negli anni 80 iniziò a balbettare, ma una sua dignità si intravide, per un tot. Prima di cedere giocoforza alle canzonette, e all'epilogo.

Se Ciao 2001 incarnava gli anni 70, Rockstar arrivò negli anni 80, ma ha spesso amato guardarsi alle spalle. All'inizio il nome era diverso, Popstar, ma cambiò presto. Rivista grande, patinata, foto sparate, testi lunghi, tante interviste e anche qui giornalisti che in tanti conoscono ancora oggi: Peppe Videtti, Stefano Bonagura, Stefano Mannucci, Massimo Cotto, Enrico Sisti, Guido Harari, Alex Righi, Giampiero Vigorito. Nel 1985 poi eccolo lì il collaboratore di prestigio, Pier Vittorio Tondelli e la sua rubrica 'Culture club'. 'Rockstar' è stato un buon giornale di musica, ha visto i tempi cambiare, ha tentato di restare al passo, in equilibrio fra un glorioso passato e pezzi retrospettivi, e musica sempre nuova, diversa, tecnologie differenti, Internet. Per sopravvivere al crollo di interesse per le riviste musicali, è stata, probabilmente, costretta a cambiare pelle; con gli anni la musica è stata affiancata da effetti collaterali francamente trascurabili, moda in primis. Però qualche buon pezzo c'era sempre, in mezzo a un po' troppa musica italiana e a rubriche discutibili. L'ho comprata (anzi, mia madre me l'ha comprata) a lungo, poi un annetto fa è sparita dalle edicole, non so quanti lettori se ne siano accorti. Io sì, anche se mi rendo conto che il livello qualitativo si era avventurato su una brutta pendenza. E oggi? 'Rockerilla' e 'Mucchio selvaggio' resistono, 'XL' non mi piace, troppo fricandò, troppo kitsch per un vecchietto come me. Era meglio ma molto meglio la vecchia 'Musica!' di Repubblica. Ma che volete, sono un po' old style. Ma chissà se sono l'unico.

 

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