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Stampare euro? Magari, ma non possiamo farlo.

Pubblicato da Cesare De Carlo Ven, 28/10/2011 - 15:54

Gentile dott.De Carlo,mi ha veramente incuriosito(e anche fatto piacere) l'editoriale da Lei scritto ieri sul QN ("Stampiamoci gli euro").Il perché è presto detto:sulla stampa nazionale e anche sulle tv nazionali non avevo mai sentito parlare del problema della perdita della sovranità monetaria che il nostro Paese ha subìto con l'accettazione dell'Euro.È ormai oltre un anno che mi interesso al problema, del quale sono venuto a conoscenza da una rigorosissima inchiesta giornalistica realizzata...dal giornalista ex-Report, Paolo Barnard, il quale per primo ha messo l'accento sul problema dell'impossibilità per l'Italia di spendere a debito.  Si tratta di un documento di circa 70 pagine realizzato con la consulenza di 12 docenti universitari di livello internazionale, per questo Le consiglio vivamente di leggerlo con attenzione. Il saggio si intitola "Il più grande crimine" e si può scaricare al seguente indirizzo: http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf Spero di aver contribuito a diffondere una verità troppo taciuta e che sta alla base dell'attuale crisi economica. Per il momento La saluto e Le auguro buon lavoro, Matteo Bernabè          ***   ***   ***          Caro Bernabè, se si costruisce una casa comune, come è accaduto con l’euro, partendo dal tetto e non dalle fondamenta, non dobbiamo poi meravigliarci se tutto rischia di caderci addosso.L’euro è stato un’iniziativa certamente felice in quanto prometteva di facilitare gli scambi commerciali in Europa eliminando i ritardi, le spese, le speculazioni connessi inevitabilmente con i cambi di valuta. Se ne sono avvantaggiati tutti e in particolare la Germania, che all’Italia – va doverosamente ricordato – ha imposto un cambio lira-euro penalizzante per il nostro export. A quel tempo il presidente del Consiglio era Romano Prodi. Ma la Banca Centrale Europea non è stata dotata di poteri effettivi. Non può per esempio stampare nuova moneta, come nei momenti di difficoltà fanno la Federal Reserve, la Banca Centrale Giapponese, la Banca Centrale del Regno Unito. Né è stata dotata di mezzi adeguati per ovviare in maniera marcata alle crisi di liquidità.Non dispone nemmeno di una sua agenzia di rating da opporre allo strapotere delle agenzie americane Standard and Poor’s e Moody’s, che sui mercati fanno il bello e il cattivo tempo nell’interesse – si badi bene – delle società che le mantengono in vita e le fanno prosperare. Lo dimostra il fatto che il 95 per cento delle loro analisi nell’ultimo decennio è stato smentito dai fatti. Da questa situazione discende la improrogabile necessità di riformare la Bce. Il suo statuto si è rivelato una vera e propria camicia di forza all’interno della quale rischia di soffocare il futuro economico dell’Europa. Come ha scritto Paul Krugman, premio Nobel dell’economia, quello statuto si è trasformato in una trappola. Bisogna uscirne. E alla svelta.Lo capiranno i capi di Stato e di governo europei? Si renderanno conto che il compromesso faticoso dell’altro giorno a Bruxelles avrà pure calmato i mercati, ma avrà vita breve se la Bce non diventerà una vera Banca Centrale e se non sarà affiancata da un coordinamento delle politiche fiscali?In altre parole i 17 Paesi dell’euro dovranno rassegnarsi a vedere ulteriormente decurtate le loro prerogative in materia di economia interna. E dovranno rassegnarsi ad andare sempre più a rimorchio della Cina, che è l’unica ad avere i soldi per il cosiddetto fondo salvaStati.In cambio di cosa? Aspettiamoci un’alluvione ancora più massiccia di merci cinesi. E dunque aspettiamoci qui da noi altri fallimenti e altra disoccupazione.Insomma da una trappola all’altra.

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