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Se un euro solo non basta perchè non moltiplicarlo per 17?

Pubblicato da Cesare De Carlo Sab, 03/12/2011 - 00:35

Egregio De Carlo,poiché tutto il guaio che stiamo vivendo è la mancanza di un Gestore dell’economia locale che abbia la possibilità di agire con una propria  moneta,porta come conseguenza che,l’EURO, non avendo un valore  intrinseco, per effetto del Patto di Stabilità assume valori diversi nei paese ove opera; (il livellamento dei prezzi è un’utopia).Per uscire da questa situazione non c’è che una via d’uscita: riaprire le frontiere economiche, dando alle Banche Centrali di ogni paese il controllo della propria economia...

  mettendo in circolazione  Euro propri (esempio EURO.I = Euro Italia;  EURO.P = Euro polacco,  e così via) con il relativo rapporto all’Euro e  fra di loro; ripristinare, cioè,  una specie di Bretton Voods europea con l’Euro  al posto del Dollaro;  le caratteristiche principali da adottare sarebbero due:

 

 la prima, l'obbligo per ogni paese di dare al proprio Gestore dell’economia la possibilità di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto all’EURO, che verrebbe così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute;

la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai reciproci rapporti, assegnato alla BCE.

Bretton Voods ha funzionato  benissimo con 44 nazioni dal 1944 fino al 1971 quando il Dollaro perse la convertibilità in oro giallo per l’avvento dell’oro nero perche con pochi grammi d’oro quello poteva produrre molta ricchezza senza controvalore monetario che dette l’avvio al grande debito pubblico mondiale, soprattutto in quei paesi legati al solo oro nero.

Firenze

Dott. Ing. Sergio Mannucci

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E’ un’idea originale e certo interessante. Ma non ho capito una cosa: l’euro di riferimento, quello che dovrebbe svolgere la funzione del dollaro concordata a Bretton Woods, quale dovrebbe essere?

Suppongo quello tedesco. E dunque l’euro-marco. Ma allora perché non tornare direttamente al marco, al franco, alla lira?

Il fatto è – caro Mannucci – che la fine dell’euro sarebbe la fine dell’Europa. Lo sanno bene anche i tedeschi. L’euro è una costruzione politica più che economica. E obbedisce al complesso tedesco di non voler più lasciarsi prendere dai demoni del passato. Rappresenta un ancoraggio ineliminabile al resto dell’Europa, contro tentazioni egemoniche e nuove avventure militari.

Così volle il cancelliere Helmut Kohl, i cui meriti sono stati dimenticati e la cui importanza è stata troppo sottovalutata. Kohl intendeva cementare la lunga parentesi di pace. E in più ha fatto anche i suoi interessi.

Ora si tratta di completare, aggiornare e correggere la sua eredità. La Banca Centrale Europea deve poter funzionare da prestatore di ultima istanza. Come ha fatto e sta facendo la Federal Reserve americana.

Ecco perché gli interessi dei bond americani sono così bassi,a dispetto della politica inflazionistica. Proprio ieri attraverso Bloomberg si è saputo che la Fed ha immesso sul mercato ben più degli 800 miliardi di dollari del pacchetto Tarp varato nel 2008 dall’amministrazione Bush. La somma è di oltre 7 trilioni di dollari (un trilione mille miliardi), con cui sono state ricapitalizzate le banche americane uscite dissanguate dal meltdown del settembre 2008.

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