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Obama parla e le borse cadono.

Pubblicato da Cesare De Carlo Ven, 09/09/2011 - 13:04

>Gentile Dott.De Carlo,ieri sera (giovedì) il presidente Obama ha parlato in Congresso riunito a Camere riunite. Ha proposto cose – mi sembra – ragionevoli, cioè spese in infrastrutture pubbliche e tagli fiscali alla piccola e media industria. Non capisco perché lei lo abbia criticato. E non capisco perché le borse oggi siano cadute sia in Europa che negli Stati Uniti...

 

Mi aspettavo il contrario. Che significa? Che i mercati non lo prendono sul serio e non gli credono?...

 Le sarei grato di una sua opinione al riguardo.

Grazie,

Michele Malfatti

 

***   ***   ***

Esattamente, caro Malfatti. Come lei scrive, i mercati non credono al presidente americano. Ne ha sbagliate troppe. Anzi, ogni volta che parla, temono altri guai. E’ già accaduto.

Ora vorrebbe spendere circa 450 miliardi di dollari in pubbliche infrastrutture, ma non dice dove andrà a prendere questa somma che aggraverebbe il già gravissimo indebitamento pubblico. Si affida ad altri tagli (quali e quando?) da apportare al bilancio dello Stato.

Né dice come sarebbero coperte le facilitazioni fiscali proposte al Congresso. E il Congresso non nasconde il suo scetticismo. Mentre il presidente parlava i repubblicani sorridevano e scuotevano la testa. Uno spettacolo, che se non stupisce nel Parlamento italiano, abituato ad assistere a scontri anche fisici fra maggioranza e opposizione, è del tutto insolito nel tempio del potere legislativo americano. La presidenza, chiunque la ricopra, gode sempre del massimo rispetto.

La realtà è che questo presidente ha immiserito l'augusta carica. La sua popolarità è al minimo storico. I debiti ereditati e quelli da lui stesso accumulati trascinano nel gorgo le economie sull’una e sull’altra sponda dell’Atlantico. Dimostra di non avere imparato nulla dagli errori degli ultimi tre anni.

Il suo piano non verrà mai approvato dal Congresso (Camera repubblicana, Senato democratico). Passeranno, forse, alcuni elementi come gli alleggerimenti fiscali, ma certamente non le nuove spese pubbliche.

Il trilione di dollari, mille miliardi, stanziato nel biennio 2009-2010 quando anche il Congresso era democratico, ha un saldo totale negativo. I posti di lavoro perduti sono maggiori di quelli creati. Il che conferma quanto inefficace e obsoleta sia la politica del deficit spending di keynesiana memoria.

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