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Napolitano e il patriottismo a scoppio ritardato

Pubblicato da Cesare De Carlo Sab, 01/10/2011 - 15:57

Caro De Carlo,so che lei abita negli States e dunque è molto lontano dalle cose di casa nostra.Ma vorrei egualmente chiederle che cosa ne pensa del pesante monito che il nostro Presidente Giorgio Napolitano ha rivolto alla Lega Nord.Mi ha stupito non tanto la sostanza del suo discorso quanto il tono quasi minaccioso e quanto alcune sosprendenti incongruenze.Per esempio:Napolitano dice che la nazione è una e che ‘’la storia non si può cambiare’’.O ancora dice che ‘’il popolo padano non esiste’’.O ancora che la Lega ‘’non conosce la Costituzione’’...

la cui base è l’unità nazionale. O ancora che ‘’se dalle grida, dalla propaganda, dallo sventolio di bandiere si passasse ad atti preparatori di qualcosa di simile alla secessione tutto cambierebbe’’ e che lo Stato reagirebbe ‘’con durezza’’ come accadde nel 1945 in Sicilia ai tempi della secessione tentata da Finocchiaro Aprile.

 

Non nascondo le mie simpatie per la Lega. E per questo mi sembra che il discorso del capo dello Stato sia stato minaccioso e come tale inopportuno se davvero si vogliono riassorbire le spinte secessionistiche.

Sbaglio?

Giorgio R.,Milano

***   ***   ***

No. Non sbaglia. Anche io sono rimasto sorpreso dal tono del discorso. E dalla sua ingenuità. La storia non si può cambiare? Ma la storia la fanno gli uomini e cambia con il cambiare delle situazioni. Non c’è nulla di inamovibile. Non c’è nulla di immutabile. Nemmeno la Costituzione nazionale che – così com’è – non prevede alcuna formula per il distacco pacifico di quella o di quell’altra regione.

Ma, attenzione, se una soluzione pacifica non dovesse essere possibile e nonostante tutto il ‘’popolo padano’’ che – secondo il nostro Presidente – non esiste, volesse comunque arrivare alla separazione, il rischio è che il distacco avvenga in maniera cruenta. Come è accaduto nei Balcani quando l’ex Jugoslavia si è divisa in sette Stati indipendenti.

Ma a che prezzo? Al prezzo di una guerra civile condotta con una ferocia senza limiti.

Tutti ricordiamo gli orrori in Croazia, in Bosnia, in Kosovo. Anche allora, negli anni novanta, il dittatore jugoslavo Milosevic aveva minacciato di reagire con ‘’durezza’’. Mantenne la parola. Salvo poi essere comunque sconfitto.

Napolitano non è Milosevic, ovviamente. Ma trovo quanto meno infelici il suo accenno a una dura repressione e il riferimento a Finocchiaro Aprile.

Trovo anche incongruente la sua posizione. E’ stato il nostro capo dello Stato a volere, sei mesi fa, l’intervento militare in Libia in appoggio a una regione la cui ribellione spaccava di fatto la nazione. E, dodici anni prima, approvò l’aggressione della Nato alla Serbia che si opponeva all’autodeterminazione della popolazione kosovara. Capo di governo all’epoca era il postcomunista D’Alema.

L’autodeterminazione dei popoli è uno dei principi fondamentali della carta dell’Onu. Se valeva ieri per il Kosovo, perché domani non deve valere per il Lombardo-Veneto? Da notare che il Kosovo era la culla dell’identità culturale, etnica, storica della Serbia.

E allora – nel caso ipotetico – non sarebbe meglio una soluzione alla cecoslovacca? All’indomani della fine del comunismo la Cecoslovacchia si divise in due. Pacificamente. Da una parte la Repubblica Ceca. Dall’altra la Slovacchia. Anche in quel caso la Costituzione unitaria non prevedeva l’ipotesi secessionistica, ma la volontà dei popoli fu più forte delle costrizioni istituzionali.

In conclusione: ho molto rispetto per il nostro Presidente della Repubblica il cui equilibrio e la cui serenità sono stati in questi anni garanzia di stabilità. E proprio per questo mi sembra dissonante il tono del suo monito.

Lo posso capire però. Oggi paradossalmente custode dell’unità nazionale è diventata la sinistra postcomunista (dalla quale proviene anche Napolitano). Quella sinistra, che sino a una ventina di anni fa sputava sul tricolore. Nessuna sorpresa l’internazionalismo la vinceva sul nazionalismo. Poi il timore che la Lega facesse sul serio nel rivendicare la divisione del Nord dal resto del Paese l’ha portata a scoprire il patriottismo. Meglio tardi che mai.

Tutti ci auguriamo che l’Italia rimanga unita. Ma senza arbitrari ricorsi alla forza

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