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L'Italia non è la Grecia, d'accordo. Ma lo spread continua a salire.

Pubblicato da Cesare De Carlo Mar, 08/11/2011 - 19:51

Gentile De Carlo,vorrei farle osservare che lo sfascio greco non dipende solo dal governo che ha preceduto quello socialista di Papandreu.E’ cominciato molto prima sotto il governo di centrodestra.Ricorda i progetti elefantiaci per le Olimpiadi del 2004?I greci fecero credere al mondo di essere un Paese prospero e molti giornali parlarono di miracolo...

 

In realtà quel miracolo era preso a prestito. I greci si sono indebitati sino agli occhi e da allora non si sono più ripresi. Questo il problema. Come definirli? Irresponsabili? Certo lo sono e ora hanno cacciato nei guai l’intera Europa.

Cordialità,

Piergiorgio Mussi

***   ***   ***

Caro Mussi, non ho mai scritto che la responsabilità della bancarotta greca sia da attribuire completamente al povero Papandreu che ha ereditato una situazione catastrofica. Ho scritto invece che la Grecia ha vissuto a credito per troppo tempo e che la sua crescita economica è troppo esigua, anzi è decrescita, per poter rimontare la montagna di debiti.

Del resto la sua economia di fatto non esiste. Lei ha mai visto in giro, voglio dire in commercio, un qualche prodotto con l’etichetta ‘’Made in Greece’’? Tutto quel che può trovare sono il famoso yogurt e le olive Kalamata. E basta. La sola altra fonte di reddito è il turismo. Le pare che un Paese per quanto piccolo come la Grecia (ma ha pure sempre più di 11 milioni di abitanti) possa sopravvivere in queste condizioni? Ovviamente no.

Quanto alla irresponsabilità, la Grecia non è purtroppo un caso unico. Guardi in Italia. Una volta caduto Berlusconi chi prenderà il suo posto? Il terzetto Bersani-Vendola-Di Pietro? Ma per favore. Non riescono ad andare d’accordo fra di loro, figurarsi su un programma di governo che – come l’Europa ci comanda – dovrebbe essere di lacrime e sangue.

Personalmente sono a favore di una riedizione del governo di centro-destra ma con un’altra guida e possibilmente allargato a Casini. E in ogni caso dopo elezioni parlamentari da tenersi al più presto, prima della fine di Febbraio.

I mercati vogliono il cambio. Lo spread ieri ha toccato la quota critica dei 500 punti.Più cresce e più sarà difficile e oneroso finanziare il debito pubblico. Per il rischio gli investitori chiederanno sempre di più.

 

Ricordo che a 700 Grecia, Portogallo e Irlanda chiesero i crediti alla Banca Centrale Europea per arginare il collasso. Ci sono le eccezioni, è vero. C'è per esempio il caso del Giappone, che ha un debito pubblico doppio rispetto a quello italiano, o il caso dell'America di Obama, che è in pieno dissesto, ma a differenza dell'Europa sia il Giappone che gli Usa hanno banche centrali in grado di stampare moneta a volontà e dunque di garantire la solvibilità, seppure a prezzo dell'inflazione.

Grande è l’incertezza. A porle fine è chiamato quel galantuomo di Napolitano che continua a predicare la concordia, forse senza crederci nemmeno lui. Peccato, perché la situazione economica dell’Italia non è affatto disastrosa. L’Italia non è la Grecia. Ha un’economia vitalissima. E’ ricca di mezzi e di energie, ma sprovvista apparentemente di buon senso e di senso delle convenienze.

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