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Maldini: ecco la super squadra con i più grandi calciatori italiani di tutti i tempi

Pubblicato da Mario D Ascoli Mer, 07/01/2009 - 17:03

Triestino trapiantato a Milano da una vita Cesare Maldini prima è stato un difensore di classe purissima, fisico da attore e stile da manuale del calcio, una bella bandiera rossonera che ha sventolato per dodici anni. Quindi è passato in panchina allenando, in otto stagioni, Milan, Foggia, Ternana e Parma per poi vestirsi d’azzurro, prima le giovanili d’Italia e poi ct dignitoso ma non baciato dalla fortuna. A questo monumento del calcio nazionale che fra l’altro ha il merito di avere un figlio campionissimo come Paolo, a questo monumento del calcio che in mezzo secolo ne ha viste di tutti i colori, abbiamo chiesto un’impresa e cioè quella di fare, per Quotidiano.net, la super squadra, con i più grandi calciatori italiani di tutti tempi. E il vecchio Cesarone, che è un uomo di mondo e di spirito, ha accettato, non senza precisare che il suo giudizio, ovvio, è soggettivo e chissà quanti altri grandi giocatori italiani ha involontariamente trascurato.

Signor Maldini, in porta chi ci mettiamo?

‘In porta ci mettiamo DINO ZOFF un portiere molto riflessivo, attento, un comandante della propria area se è vero che dispensava, senza tregua, consigli ai difensori. E poi era un atleta così serio, un razza Friuli scolpito nella roccia che non si ammalava mai e aveva un rendimento di una regolarità che supera ogni immaginazione’.

Terzino destro?

‘Sposto sulla fascia destra MALDINI, mio figlio Paolo, perché a sinistra voglio fare spazio a Giacinto Facchetti. E’ sempre imbarazzante, per un padre, parlare del figlio però Paolo è un difensore celebrato in tutti gli angoli di questa terra e, ironia della sorte, né lui né Franco Baresi, altro fuoriclasse, sono riusciti a diventare campioni del mondo. Ma torniamo a Paolo. Grande forza fisica, grande tecnica, due piedi da mezzala più che da difensore, sprintava da fermo, non buttava via una palla. Da uomo di calcioe non da padre non riesco a trovargli un difetto’.

Scegliamo il primo centrale di difesa…

‘Il già accennato BARESI. Giocava la palla da dio, combattente e comandante, non c’era attaccante in grado di superarlo, lui era un semaforo rosso. Neanche il napoletano Lavezzi, che nell’uno contro uno è un mostro, avrebbe superato Baresi. Franco era una montagna, era l’Everest della bravura, lui e mio figlio con il Milan hanno spopolato in Italia, in Europa e nel mondo. E’ curioso, lo ripeto, che con la Nazionale siano diventati solo vice campioni del mondo’.

L’altro centrale di difesa?

‘SCIREA, basti pensare che il povero Gaetano ha saputo sbarrare la strada, in Nazionale, a Baresi. Giocava sempre a testa alta, fisico e stile da manuale del pallone, partiva e si proponeva in avanti con maestosa eleganza. E quando scendeva giù era capace anche di segnare. Ai mondiali di Spagna tutto il mondo lo guardava a bocca aperta’.

Terzino sinistro il già citato Facchetti…

‘Non c’è dubbio. FACCHETTI, fisico rubato all’atletica, era dotato di tanta classe che non aveva neanche bisogno di picchiare. Essendo altissimo di testa si divertiva ed è stato il primo difensore fluidificante d’Italia, ovvero il primo difensore  che scendeva sulla fascia per andare al cross e al tiro. Uno spettacolo atletico-calcistico, il compianto Giacinto’.

Tornante di destra?

‘E chi ci mettiamo se non il fenomenale BRUNO CONTI? Tecnica, dribbling, fantasia, cross e tiri che il mondo intero scoprì ai mondiali di Spagna ’82. Ma i suoi compagni di squadra e direi tutti gli sportivi italiani sapevano che Conti era un mostro di bravura, lo dimostrava quasi tutte le domeniche nella sua Roma, una bella squadra ma non una squadra abituata a vincere come Milan, Juve e Inter. Senza offesa per la Roma avesse giocato in una delle tre grandi tradizionali del nostro calcio Bruno Conti avrebbe vinto due Palloni d’oro’.

Eccoci a coloro che fanno gioco in mezzo…

‘Dal dopoguerra ad oggi io devo ancora rivedere uno che corre, che sa giocare, che lotta, che difende, che attacca e che fa anche gol come TARDELLI. Una furia scatenata, con una carica agonistica che sprigionava energie da tutti i pori. Chi aveva un centrocampista così completo, e lo hanno avuto soprattutto il Trap nella Juve e Bearzot in Nazionale, poteva ritenersi un allenatore fortunato’.

Chi sceglie accanto a Tardelli?

‘Ci metto ANTOGNONI perché ho avuto la fortuna di allenarlo nell’82 e posso dire, come sostenevano un po’ tutti, ‘che giocava guardando le stelle’. Ovvero si muoveva sempre a testa alta, calciava la palla da dio, i suoi movimenti erano così coordinati che quando correva diventava bellissimo. Per Antognoni vale il discorso fatto per Bruno Conti, ha giocato in una grande squadra come la Fiorentina ma non in una grandissima. Se avesse giocato a Torino o a Milano credo che la sua carriera, già splendida, sarebbe stata un portento’.

Manca un altro uomo di centrocampo o giochiamo con tre punte?

‘Manca GIANNI RIVERA che è uno dei primi palloni d’oro, un ragazzino che a diciassette anni arriva dall’Alessandria e nel Milan fa subito il titolare. Chi giocava con Rivera, che al posto delle scarpe bullonate aveva due pantofole, era un uomo fortunato. Un attaccante che aveva alle spalle un genio come Rivera poteva sfruttare le sue rifiniture, i suoi lanci, i suoi tocchi inarrivabili, basti pensare che nel Milan faceva fare gol non solo a Pierino Prati ma persino a Maldera, terzino d’attacco. Chissà mai quando rinascerà un artista di questo livello’.

Ed eccoci all’attacco. Avanti con la prima punta…

‘E chi può essere se non Gigi Riva, il Rombo di Tuono di Gianni Brera? Un mancino baciato dal dio del pallone, il suo sinistro era una folgore, di testa era formidabile, la sua potenza era devastante, la sua bellezza atletica monumentale, la sua abilità in acrobazia era degna di un campione del circo. L’Italia non ha mai avuto un attaccante così, forse ci vorranno secoli per rivedere un altro Gigi Riva’.

Il partner di Riva?

‘Paolo Rossi. I due non hanno mai giocato assieme ma sarebbero stati la coppia ideale. Se lo immagina lo strapotere fisico di Gigi Riva con i guizzi, la tecnica, la rapidità, la furbizia, l’intuito, il senso del tempo, la precisione chirurgica, nel buttare la palla in porta, di Paolo Rossi? Negli ultimi venti metri Pablito era implacabile, ai mondiali di Spagna fu un capocannoniere che il calcio non dimenticherà neanche fra mille anni. Riva il tuono e Rossi il fulmine: nelle aree avversarie ci sarebbe stato sempre un temporale in grado di spazzare via qualsiasi difesa…’.

Riassumiamo dunque la formazione ideale…

‘ZOFF, MALDINI, BARESI, SCIREA, FACCHETTI; CONTI, TARDELLI, ANTOGNONI, RIVERA; PAOLO ROSSI, RIVA’.

Schierata con il 4-4-2?

‘Sì, direi proprio di sì. Oppure con un 4-3-1-2, ovvero con Conti, Tardelli e Antognoni in mezzo e Rivera dietro le punte’.

E da chi la facciamo allenare?

‘Vorrei precisare che esiste una differenza fra allenatori e commissari tecnici. Gli allenatori lavorano sul campo, sono degli strateghi, spesso degli insegnanti, devono gestire giorno per giorno un gruppo di giocatori. I commissari tecnici sono dei selezionatori che entrano in scena molto più raramente, hanno il compito di scegliere il meglio e poi di amalgamare in tempi rapidi giocatori di squadre diverse. Fra gli allenatori io ho apprezzato soprattutto Nils Liedholm, un vero maestro del pallone. Fra i ct ho devozione per Enzo Bearzot che non solo è stato il grande condottiero del titolo mondiale di Spagna ma è stato bravissimo anche in Argentina, quattro anni prima, quando l’Italia dette spettacolo e uscì di scena solo per sfortuna. Tuttavia io la super squadra che ho citato la farei allenare da Marcello Lippi che in tutta obiettività è stato eccellente sia come allenatore, basta guardare i suoi tanti successi nella Juve, sia come commissario tecnico visto che ha vinto un mondiale come Bearzot’.

E in panchina chi ci mettiamo?

‘Sicuro di fare torto a qualcuno se non a molti scelgo Buffon come portiere perché al momento è il migliore al mondo e in difesa ci metto anche Cannavaro, un difensore arrivato ai massimi livelli e al ‘Pallone d’oro’ in età un po’ avanzata ma dal mestiere e dal rendimento straordinari nonché Cabrini che contende a mio figlio e a Facchetti il podio dei grandi esterni di difesa. In mezzo scelgo Boniperti che negli Anni Cinquanta e Sessanta era il miglior giocatore italiano, prima centravanti di classe e poi regista al fosforo e ci metto Sandrino Mazzola per cui stravedo, aveva guizzi incredibili e mi piange il cuore di non avergli trovato un posto da titolare. Sempre a centrocampo impossibile dimenticare il talento di Franco Causio, una colonna nella Juve e in Nazionale, appena un centimetro sotto Bruno Conti. In attacco punto su Roberto Baggio, ‘Pallone d’oro’ anche lui, mi piange il cuore come per Mazzola non poter mettere fra i titolari chi faceva diventare il calcio poesia. Forse Roberto ha il difetto di essere andato meglio in squadre come la Fiorentina, il Bologna e il Brescia, anziché con Juve, Milan e Inter. Infine con Baggio non posso dimenticare Bettega, un mostro di stile e di tecnica, un bel fisico armonico, sapeva segnare di piede e di testa con la leggiadria e la fantasia del purosangue’.

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