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La bella Signora dai due volti: Conte top-player e Nedved, che peccato, senza ruolo

Pubblicato da Mario D Ascoli Gio, 03/11/2011 - 19:02

Se la Juve è in testa alla classifica il merito, credetemi, è di Antonio Conte. L’ho scritto in tempi non sospetti, più di un mese fa, e lo ripeto adesso. Lo ripeto perché ho il piccolo privilegio di conoscerlo e se lo conosci non puoi non stimarlo. Conte è innanzitutto un uomo intelligente e furbo, l’una cosa non esclude l’altra, ha carattere ed è simpatico, l’una cosa non esclude l’altra, è severo e affettuoso, l’una cosa non esclude l’altra. Un meridionale puro sangue che usa il bastone e la carota con identica disinvoltura.

 

Eccoci all’allenatore. Ha cominciato ad Arezzo in B con una scalogna marcia ma spesso la giustizia trionfa, basta saper aspettare. Scalogna marcia perché i toscani nell’anno 2005-2006 furono retrocessi in C1 in quanto penalizzati di tre punti (e di recente la Figc ha riconosciuto che l’Arezzo non aveva commesso alcun reato) e perché all’ultima partita di quel campionato la super Juve di serie B perse (!) in casa con lo Spezia che si salvò ai danni dello stesso Arezzo.Ma proprio nella città dell’oro, la mia città, capii che Antonio era un tecnico destinato a fare carriera.

 Prima di tutto perché è competente, poi perché ha grinta, carica, carisma e ambizione da vendere in quantità industriali. E poi perché mette la tattica in cima ai suoi pensieri: sotto questo profilo è un allievo fedele di Arrigo Sacchi. Fissato della tattica ma non fesso, tanto è vero che, arrivato alla Juve, ha messo subito in soffitta il 4-2-4 mandato in scena non solo ad Arezzo ma anche a Bari e Siena, per affidarsi prima a più prudente 4-4-2 e poi a un rassicurante 4-2-3-1 o 4-3-3 che dir si voglia. In sostanza ha dimostrato di essere duttile e intelligente al punto che per un importante infoltimento del centrocampo ha piazzato Vidal accanto a Pirlo e Marchisio, senza rinunciare, però, agli amatissimi esterni alti.

 Questa rivisitazione tattica non snatura il suo gioco sempre propositivo e sempre attento anche in fase difensiva. Non a caso la Juve con 15 reti ha il secondo attacco del campionato assieme alla Lazio e dopo il Milan e al secondo posto è pure la sua difesa che con sette gol al passivo è pari a quella del Napoli e dietro a quella dell’Udinese. Ragion per cui Antonio Conte è un po’ Sacchi e un po’ Capello. Ragion per cui è una macedonia gustosissima. Ragion per cui si sta innamorando di lui il popolo juventino e non solo. Insomma pur essendo giovane è già un grande della panchina. Salvo miracoli alla rovescia, ovvio.

 

Invece chi è stato un grandissimo in campo come Pavel Nedved (‘Pallone d’oro’, fra l’altro) nella Juve attuale sembra senza ruolo. Nessuno lo scrive, nessuno lo dice ma io intuisco che è così. E cerco di spiegarlo. Quest’anno si è visto e sentito al momento della scelta di Conte (‘La Juve ha preso un ottimo allenatore’ disse) e poi è sparito dalla circolazione. Sparito al punto che la sua assenza brillò anche in occasione della fastosa cerimonia di inaugurazione dello Juventus stadium.

 Nessun mezzo di informazione, neanche Tuttosport, Vangelo del popolo juventino, dava notizie di lui. L’ottimo Nedved si rifece vivo solo all’inizio del campionato e per non apparire assente ingiustificato raccontò qualche comprensibile bugia. Ieri in occasione dell’inaugurazione del tour dello stadio ha tirato fuori una frase giusta sotto certi aspetti e inopportuna sotto altri.

Avrete letto o sentito quanto segue: ‘Del Piero lo vedo bene in campo, non in panchina’. Sembra una duplice stoccata: una per l’amico Andrea Agnelli e l’altra per l’amico Antonio Conte che per Alex, parole e fatti alla mano, non sembrano stravedere. Una specie di sasso in piccionaia per far capire che il ruolo cucitogli addosso dalla Juve (semplice esponente del consiglio d’amministrazione) è un abito che gli sta strettissimo, anzi non gli sta affatto. Se qualcuno avesse dei dubbi basta andare a rileggere cosa ha risposto, sempre ieri, con amara ironia, a un tifoso che gli domandava quale fosse il suo ruolo in società: ‘Faccio il Cicerone in questo stadio…’.Il che significa che non sono tutte rose e fuori nella Juve capolista, ci vuole poco a dedurre che dietro le quinte si nascondono piccole-grandi guerre. Allora io mi chiedo: perché a un ex calciatore e a un uomo così bravo non viene affidato un ruolo tecnico degno del suo nome? Me lo chiedo io e soprattutto se lo chiedono, credo, 14 milioni di tifosi Juventini.  

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