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Inter: un peccato e tanti errori

Pubblicato da Mario D Ascoli Lun, 05/12/2011 - 15:01

Se un tifoso interista guarda la classifica gli viene da piangere. E purtroppo quella classifica è figlia di un peccato non veniale e di tanti errori. Parto da lontano per cercare di spiegare come si è arrivati a questo punto. Nell’anno 2006-2007, quello dopo Calciopoli, l’Inter di Mancini vinse uno scudetto tanto meritato quanto mutilato. Il motivo? Semplice: la prima posizione fu conquistata anche perché la Juve giocava in B e perché il Milan partì con una penalizzazione di otto punti. Un bel vantaggio non avere fra i piedi, a rompere le scatole, gli avversari più illustri, più forti, più tradizionali.

 

E al secondo anno di Mancini il ragionamento cambia di poco: la Juve, sconvolta da Calciopoli, era tornata in A ma della grande squadra di Capello era rimasto poco e il Milan di Berlusconi aveva deciso di fare una politica votata al risparmio, tanto è vero che fu ceduto il suo miglior giocatore, Kakà. L’unico avversario dell’Inter era la Roma che merita rispetto, ci mancherebbe, ma che ha una tradizione appena discreta, certamente non paragonabile a quella dei bianconeri di Torino e dei rossoneri di Milano.

 

 Insomma l’Inter vinceva per virtù proprie e per mancanza di avversari veri.Poi arriva Mourinho e mentre la Juve continua a non saper ricostruire (Moggi e Giraudo sono ‘birichini’ ma sono dirigenti di valore) e il Milan resta a guardare, l’Inter diventa leader indiscussa del calcio italiano. Il primo anno di Special One è molto buono, il secondo è stratosferico (nessuno ha mai fatto tripletta nel nostro calcio). L’Inter sale sul tetto del mondo perché ha una signora squadra e perché Mou non solo è formidabile come allenatore ma svolge più funzioni, ovvero fa, quando occorre, anche il presidente, il direttore sportivo, l’addetto stampa, tutto.

 

 Per stravincere spreme l’Inter come un limone e scappa verso la dorata Madrid. L’Inter ride per le vittorie e piange la perdita di Mou, un pianto che dura tuttora. Ecco Benitez ma la nostalgia è così terribile che viene scaricato come un incapace. Arriva Leonardo e lo si digerisce meglio ma non fa impazzire nessuno, né Moratti, né i giocatori, né i tifosi tutti inguaribilmente nostalgici di Mou. Intanto mentre la Juve annaspa verso indecorosi settimi posti, il Milan dice basta e torna a investire comprando fiori di giocatori come Ibra e vincendo uno scudetto strameritato.

Da Leonardo si passa a Gasperini, peggio che andar di notte. In tanti pensano, compreso il sottoscritto, che la difesa a tre di Gasp sia un autentico suicidio. Magari lo è però con Ranieri, un usato sicuro, le cose non migliorano. Era dall’immediato dopoguerra che l’Inter non navigava in così brutte acque.E ci naviga a causa di quel peccato e dei troppi errori già accennati che solo il mago Mourinho ha saputo nascondere. Intanto è un peccato aver messo in tasca lo scudetto 2005-2006 che la Juve aveva vinto con una signora squadra e con un signor allenatore, Capello.

 

 Il pm Palazzi ci ha poi dimostrato che l’Inter, intercettazioni alla mano, non è una verginella e che lo scudetto degli onesti non esiste. Mai dimenticare che i peccati, alla lunga, si pagano. Al riguardo mi fa sorridere il presidente del Coni Petrucci che sta apparecchiando il tavolo della pace per il 14 dicembre. Ma quale pace? Moratti ha detto che dello scudetto 2005-2006 e di Calciopoli non vuole parlare mentre Andrea Agnelli e i Della Valle la pensano in maniera decisamente opposta. Se è vero che Calciopoli non ha punito l’Inter è anche vero che le ha creato attorno molti nemici, urlanti e anche silenziosi. Non vorrei essere, al riguardo, nei panni di Moratti.

Dal peccato agli errori il passo è breve. Intanto una grande società come quella nerazzurra anziché mettere un semaforo rosso ne ha messo uno verde che ha permesso prima ad Ibrahimovic, poi a Mourinho e infine a Eto’o di scappare verso altri lidi. Tre autentici fuoriclasse se ne sono andati anche per le debolezze di un club che sta tornando a sbagliare come una volta.

Scegliere Benitez al posto di Mourinho, due tecnici che sono l’esatto contrario sul piano filosofico e tattico, forse fu un errore. E un altro errore è stato quello, lo ripeto, di sparare a zero sullo stesso Benitez che dovette gestire un’Inter appagata dalle tante vittorie e anche abbastanza cotta per gli sforzi sostenuti. La stessa scelta di Leonardo apparve come una sfida al Milan che, sotto sotto, meditava la sua vendetta, consumata, con cronometrica puntualità, lo scorso anno. Non fu una prodezza neanche puntare su Gasperini come non è una prodezza averlo scaricato quasi a tempo di record. Si pensava che questa Inter troppo superficiale e troppo nevrotica fosse messa a posto da un vecchio saggio come Ranieri.

 

Niente da fare, la squadra, salvo clamorosi ritorni, è piena di ruggini. L’Inter si è ritrovata vecchia per mancanza di realismo, di competenza, di personalità. Dopo Mourinho ha continuato a giocare guardando in continuazione lo specchietto retrovisore. Errore che l’ha relegata, a proposito di specchietto retrovisore, nelle retrovie della classifica. Retrovie umilianti e pericolose. Che sono il risultato, appunto, di troppi errori. E di un peccato non veniale.

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