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Del Piero, un grande mezzo titolare in Nazionale e nella Juve degli ultimi anni. Attenti: Agnelli non ha torto

Pubblicato da Mario D Ascoli Gio, 20/10/2011 - 14:46

Gianni Brera soleva scrivere che Gianni Rivera era un grande mezzo giocatore. E spiegava che era un dio nel giocare la palla ma era quasi inesistente, come mezzala, in fase difensiva in quanto uomo gracile, in quanto mitico Abatino di breriana definizione, appunto. E allora, nel leggere la rivolta dello sterminato popolo bianconero e di tanti altri soggetti del mondo del calcio a favore di Alessandro Del Piero dopo la dichiarazione del presidente Andrea Agnelli, io mi ribello, pur sapendo che rischio il linciaggio in qualche pubblica piazza.Mi ribello perché se Rivera era un grande mezzo giocatore Del Piero è stato un grande mezzo titolare non solo in Nazionale ma anche nella Juve degli ultimi anni. Premesso che il presidente Agnelli ha sbagliato i tempi dell’intervento (ovvero queste cose poteva dirle nella prossima primavera visto e considerato che il contratto di Alex scade a giugno) va anche detto che nella sostanza ha ragione, eccome se ha ragione.Intanto Del Piero che è un uomo molto intelligente (e questo va bene) ma anche altrettanto furbo (e questo va meno bene) nel febbraio scorso aveva spiazzato la società annunciando in pubblico che era disposto a firmare in bianco. Un atto che sembrò di generoso altruismo e che invece era di diabolico egoismo, in quanto costrinse la Juve a dire di sì, quando invece l’intenzione era di non confermarlo. Non dimentichiamoci, signori, che Del Piero fra poco avrà 37 anni e alla fine del campionato ne avrà trentotto. Quindi ha l’età di una vecchia gloria, quindi è un calciatore che in un bilancio societario rappresenta un capitale morto. Vorrei ricordare alla gente in generale e di fede bianconera in particolare che tanti campionissimi che hanno fatto la storia del calcio  hanno attaccato le scarpe al chiodo molto prima. Ne cito tre della Juve del passato, ovvero Boniperti, Platini e Pablito Rossi che hanno chiuso a trentatre anni. Con esemplare dignità, con dignità da leader.Ora tutti si scatenano e parlano di bandiera, di simbolo, di icona, insomma, sul caso Del Piero, c’è un interminabile fiume di retorica. Sostiene la stragrande maggioranza: poveretto, ha dato tanto alla Juve, non andava trattato così. La replica mi sembra piuttosto semplice: e lui in questi diciannove anni ha ricevuto poco o è diventato, grazie alla Vecchia Signora, un famoso supermilionario servito e riverito?Ma torniamo al giocatore del Piero, al grande mezzo titolare in Nazionale e nella Juve degli ultimi anni. Cominciamo dagli azzurri d’Italia. Alex, andiamo a memoria, ha avuto cinque commissari tecnici che rispondono ai nomi di Cesare Maldini, Trapattoni, Zoff, Lippi e Donadoni. Con tutti e cinque è stato più  in panchina che in campo. Vi cito qualche esempio: il Trap all’inizio non lo vedeva bene, poi si scatenò una violenta campagna di stampa orchestrata dalla Gazzetta dello Sport e da buon politico cominciò a farlo giocare. Però non mi pare che l’Italia del magnifico Giovanni sia passata alla storia, tutt’altro. E in Germania, nel 2006, quando diventammo campioni del mondo, Marcello Lippi, che conosceva Del Piero come le sue tasche, preferì far giocare un Totti che veniva da un grave infortunio, un Totti al trenta per cento piuttosto che un Del Piero al cento per cento. E quando a Lippi successe Roberto Donadoni fu il sottoscritto il primo giornalista della carta stampata, che onore, a cui concesse un’intervista. Ebbene il buon Roberto di fronte a una mia domanda su Totti e Del Piero mi rispose testualmente: ‘Lasci stare Del Piero, parliamo di Totti…’. Una bocciatura secca e bruciante, direi anche eccessiva. Insomma Del Piero ha giocato in Nazionale belle partite ma non è mai stato un leader vero, non ha mai fatto, in prima persona, la storia dell’Italia. Sarà una verità amara ma è anche una verità vera.Ed eccoci alla Juve. Fino all’arrivo di Fabio Capello, giugno del 2004, Del Piero era la massima espressione juventina. Esempio: quando, alcuni anni prima del 2004, si era creato un dualismo fra lui e Baggio, fecero bene Moggi e Giraudo a cedere il talento più anziano e a tenersi stretto quello più giovane. Poi arriva Fabio Capello, grandissimo tecnico, per me il migliore al mondo, risultati alla mano, e Del Piero per due stagioni, quelle degli scudetti discussi ingiustamente perché appartengono alla Juve e nient’altro che alla Juve, fa quasi sempre la riserva. Titolari, in attacco, giocano Ibrahimovic e Trezeguet, cioè i migliori.Con la retrocessione in B Del Piero ha l’umiltà di accettare un terribile declassamento e questo torna a suo onore, gli faccio un lungo e tardivo applauso. In B non solo è titolare ma è anche il protagonista numero uno. Quando però la Juve torna nel massimo campionato prima con Ranieri, poi con Ferrara, Zaccheroni e Del Neri e infine con Conte ricomincia a fare il pendolare fra campo e panchina.Morale della favola: ci troviamo di fronte a un campione, a una leggenda, a un grandioso simbolo della juventinità, questo è poco ma sicuro. Però la sua carriera, vista con l’occhio dell’osservatore e non del tifoso, con la ragione e non con il cuore, presenta molte luci e diverse ombre. Esempio: ha mai concorso per il ‘Pallone d’oro’, hanno mai cercato di acquistarlo i grandi clubs d’Europa? A me non risulta. Non voglio distruggere un mito, ci mancherebbe, voglio dare solo a Cesare quel che è di Cesare. Da non dimenticare un particolare tutt’altro che trascurabile: quando i campioni invecchiano diventano ingombranti in campo e dietro le quinte, soprattutto se hanno l’intelligenza e la furbizia diabolica (così me lo descrive chi lo conosce bene) di un Del Piero.Agnelli, lo ripeto, ha sbagliato i tempi dell’intervento tanto è vero che ha scatenato reazioni a non finire a favore del capitano juventino ma anche Alex, a trentasette anni, sbaglia nel continuare a giocare. Ne va di mezzo la sua immagine, a gioco lungo diventa patetico. Meglio, molto meglio, dare un taglio netto prima della vecchiaia calcistica, come fecero, ve lo ripeto, Boniperti, Platini e Paolo Rossi. Così è, se vi pare.

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