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Calciopoli: giustizia ingiusta, Della Valle docet

Pubblicato da Mario D Ascoli Mer, 09/11/2011 - 22:20

Calciopoli, ovvero la giustizia ingiusta. Ritorno al lontano 2006, quando il tribunale sportivo emise le sue sentenze nello spazio record di soli 15 giorni. Roba incredibile in un’Italia che nelle aule di tribunale cammina a passo di lumaca. Le intercettazioni Telecom (di cui era presidente il vice presidente dell’Inter Tronchetti Provera…) messe in circolazione colpirono prima di tutto la Juve e poi altri club.

Solo pochi mesi fa, attraverso Nicola Penta, uomo di Moggi, che ha sbobinato migliaia di telefonate rimaste nascoste, si è scoperto che c’era di mezzo anche l’Inter. Anzi il pm Palazzi parlò apertamente di violazione, da parte della società nerazzurra, dell’articolo 6. Cosa molto grave se non fosse sopraggiunta una prescrizione che, obiettivamente, grida vendetta al cielo. Sta di fatto che la giustizia sportiva emise sentenze incomplete e di parte, condannando presto e male.

Tutti sappiamo che la Juve fu massacrata (e qualche franco tiratore in tinta bianconera non aspettava altro, probabilmente) mentre Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina vennero penalizzate più di quanto meritassero. Basti pensare che in Calciopoli non c’è una sola partita comprata e venduta, non c’è un solo passaggio di danaro. Ci sono chiacchiere a  non finire e comportamenti condannabili sul piano etico ma l’etica è soprattutto un valore di facciata e nulla più.

 

Dopo la giustizia sportiva ingiusta eccoci alla giustizia penale. Qui si è agito con calma, il processo, da un punto di vista temporale, si è svolto secondo regola. Ma le sentenze lasciano dubbi grandi quanto le condanne che sono state emesse. Lascio stare Moggi e mi fermo sui fratelli Della Valle, Diego e Andrea, condannati entrambi a un anno e tre mesi. Con tanto di Daspo, cioè  non solo non possono ricoprire incarichi in società ma non possono neanche frequentare gli stadi.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Sapete qual è il loro reato? Nel 2005-2006 la Fiorentina subì una serie di arbitraggi negativi e allora i Della Valle, arrivati da poco al calcio, furono consigliati di rivolgersi a Luciano Moggi, ovvero al dirigente più esperto e magari più birichino (ma non delinquente). Moggi dette ai due fratelli padroni della società viola il più ovvio dei consigli: parlatene con il vice presidente della Figc Mazzini che sta a Firenze e magari, tramite lui, chiedete un appuntamento con Bergamo per avanzare le vostre proteste.

L’incontro avvenne, lo ricordo a chi eventualmente se ne fosse dimenticato, in un ristorante fiorentino. Bergamo prese atto, come succede sempre in questi casi, e tutto finì li. Ora chi segue un po’ il calcio sa benissimo che, da cent’anni a questa parte, certe cose sono sempre avvenute e di illecito non hanno assolutamente nulla. Sapete quanti dirigenti, anche di squadre dilettantistiche, si sono lamentati per arbitraggi ritenuti ingiusti, rivolgendosi ai responsabili della Figc del loro territorio?

Se simili atteggiamenti fossero reati, come li ha ritenuti la corte di Napoli, il calcio sarebbe morto e seppellito da un pezzo. Direte: allora perché la Casoria e le altre due donne del tribunale di Napoli hanno emesso sentenze così dure e ingiuste verso i Della Valle e verso tutti gli altri, Moggi compreso? A mio parere per un motivo molto semplice: perché di calcio non sanno nulla e quindi non conoscendo la materia (che, nonostante tutto, è molto più pulita di altre della vita pubblica italiana) hanno sparato verdetti addirittura più sbagliati di quelli dei tribunali sportivi. Sembrava impossibile e invece è accaduto. Ovvero al peggio non c’è mai fine…

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