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Agroppi: Kakà e Ibra fra i primi dieci stranieri mai venuti in Italia

Pubblicato da Mario D Ascoli Mer, 21/01/2009 - 16:14

E’ Omar Sivori, il mitico Cabezon della Juve degli Anni Sessanta, il più grande straniero mai venuto in Italia. Ma fra i primi dieci in assoluto ci sono anche due contemporanei, Kakà e Ibrahimovic. Il giudizio è di Aldo Agroppi e si riferisce ai calciatori importati dal dopoguerra ad oggi. Un giudizio espresso dall’alto della sua esperienza, della sua competenza e della sua sincerità condito con l’arguzia, l’ironia e la simpatia di un toscanaccio dalla lingua biforcuta.

Agroppi, perchè consideri SIVORI il numero uno?

‘Perché vederlo giocare, con quel sinistro felpato, con i suoi calzettoni abbassati, con i suoi dribbling beffardi, con i suoi assist e i suoi gol inarrivabili era uno spettacolo. Pensa che io, ragazzino, ero stato acquistato dal Toro e andavo al vecchio campo Combi, durante la settimana, a godermi lo spettacolo Sivori. Ero anche tifoso della Juve, pensa te. Poi, giocando nel Toro, sono entrato non solo nell’età della ragione, sono entrato sulla retta via e dalla Juve ho preso le distanze. Tutto ciò non mi impedisce di riconoscere che il miglior straniero mai venuto in Italia è, te lo ripeto, lo juventino Sivori’.

E al secondo posto chi ci metti?

‘Ci metto RONALDO. Fino a quando è stato bene fisicamente, fino a quando non si è lasciato andare, Ronaldo è stato un portento di bravura. Univa a una velocità eccezionale una tecnica unica. Faceva gol giocando a mille all’ora. Quasi un miracolo del calcio’.

Chi è il terzo?

‘E’ PLATINI. Nei suoi straordinari anni italiani era al tempo stesso la migliore mezzala, il miglior rifinitore e il miglior cannoniere del campionato. Non a caso ha vinto tre volte la classifica marcatori e ha vinto tre volte anche ‘Il pallone d’oro’. Un talento francese di fronte a cui bisognava togliersi il cappello’.

Il quarto?

‘VAN BASTEN, un goleador che per stile, tecnica e senso del gol sfiorava la perfezione. Anche lui ha vinto tre ‘Palloni d’oro’, anche lui, come Platini, ti lasciava a bocca aperta. Ha chiuso, per colpa di un grave infortunio, prima dei trent’anni ed è stata una grave perdita non solo per i tifosi del Milan ma per tutti coloro che in Italia e nel mondo amano il calcio’.

Quinto?

‘MARADONA. Era scarso di testa e in trasferta rendeva di meno. Però il Napoli gli unici due scudetti della sua storia li ha vinti con Maradona che aveva un piede solo ma è come se ne avesse avuti mille. Con quel magico sinistro faceva cose dell’altro mondo. Io so che a Napoli, compagni di squadra e tifosi, gli volevano tutti bene ma nessuno, credo, lo ha aiutato a non sbagliare. Tutti sapevano del suo giro di droga e donne però chi gli ha dato una mano? Comunque il Maradona calciatore è stato un portento’.

Sesto?

‘FALCAO. Giocava da centromediano metodista, ovvero da regista davanti alla difesa, ed era così elegante, così bello, così intelligente da apparire, anzi da essere un vero re del calcio. E’ stato lui, il brasiliano, a guidare la Roma a traguardi importanti, una Roma, vale la pena ricordarlo, che non ha il libro d’oro della Juve o del Milan’.

Settimo?

‘KAKA’. Prima di tutto ha dimostrato di non essere un avido, si può vivere bene anche con i tanti soldi del Milan, non solo con i tantissimi del Manchester City. Ma Kakà oltre che un ragazzo pulito, sensibile, educato è anche un campione straordinario, uno che gioca la palla da brasiliano, uno che corre, che punta l’uomo e lo salta, uno che serve assist e che sa fare gol. Insomma un giocatore completo, a cui è francamente difficile trovare un difetto’.

Ottavo?

‘ZICO. Da buon brasiliano i suoi micidiali calci di punizione erano dei rigori. Era nato per il gol anche su azione ma sapeva pure arretrare e fare il centrocampista. Non lo aiutava la sua piccola statura però che talento’.

Nono?

‘IBRAHIMOVIC. Fenomenale soprattutto perché, pur avendo un fisico possente e un piede lunghissimo, il 47, è rapido e tecnico. Ibra, poi, oltre a saper segnare in tutte le maniere, di testa e di piede, da vicino e da lontano, è sempre in grado, con la sua straordinaria inventiva, di mandare in gol un compagno di squadra’.

Decimo?

‘BATISTUTA. E’ arrivato in Italia che era poco più di un mediocre ma ha imparato così presto da diventare un signor centravanti. Il classico centravanti che entra, che scatta, che lotta, che sgomita, che si arrangia pur di buttarla dentro. Un goleador eccezionale, l’esatto contrario di Van Basten. Batistuta un uragano, Van Basten un signore. Due attaccanti così diversi ma così bravi da restare per sempre nella storia del calcio’.

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