Nell’editoriale di prima pagina, il direttore (uscente) dell’Unità Antonio Padellaro rimprovera al capo dello Stato di aver firmato il lodo Alfano. Lo fa con garbo, ma si capisce che condivide quel che Marco Travaglio scrive a pagina 7. Ovvero che quella firma è stata «un’anomalia». Tanto quanto l’allarme lanciato da Napolitano sulla «fantomatica ‘giustizia spettacolo’». La posizione è chiara. E chiaramente rivolta ad orecchie girotondine e dipietriste. E’ la posizione di Veltroni? Sì e no. Il segretario oscila infatti come un pendolo tra chi nel partito vuole lo scontro col governo e chi invece il dialogo. Dice dunque che Napolitano ha fatto bene a firmare, ma giudica «autoritaria» la fretta con cui la maggioranza ha approvato il provvedimento. Può la fretta essere «autoritaria»? No, ma se Veltroni avesse riferito l’aggettivo al lodo avrebbe infangato anche il Quirinale. Equilibrismi.