Mentre il Pd si dibatte tra gli smarcamenti di Rutelli, le grane giudiziarie di Del Turco e il ‘fuoco amico’ di Repubblica, la maggioranza si ricompatta in vista della ripresa autunnale. Tre partiti, tre priorità opportunamente concatenate: il federalismo fiscale, caro alla Lega; la riforma della giustizia, cara a FI; le riforme istituzionali, care ad An. Care, nel senso che, visto anche il ruolo istituzionale assunto da Fini, sarà quella della forma di governo la bandiera che la destra intende intestarsi. Ma i tempi della riforma saranno lunghi. I più lunghi delle tre messe ieri in cantiere. Il che, in vista delle elezioni europee, avrebbe potuto rappresentare un problema: An, meno visibile dei suoi alleati, avrebbe infatti dovuto trovare il modo per farsi notare. Smarcandosi dalla maggioranza. Se ciò non accadrà sarà solo perché FI ha messo la sordina alle resistenze interne accettando così l’accelerazione chiesta dalla destra sulla via del partito unico. Che, salvo imprevedibili colpi di coda, vedrà la luce prima della prossima primavera, quando gli italiani saranno chiamati a votare per l’europarlamento. Facendo annusare a ciascun leader la prospettiva del proprio personale successo, Berlusconi è dunque riuscito a instillare tra i ranghi della maggioranza un’inedita dose di buonsenso. E ieri, accettando la ratifica del Trattato di Lisbona, la Lega ne ha dato una prova concreta.