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Orizzonte 2012: il termine che la Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori ha stabilito per il riconoscimento de

Pubblicato da Lara Comi Lun, 15/11/2010 - 08:55

La libertà di circolazione è uno degli assi fondativi su cui si regge l'UE, interpreta compiutamente il principio di un’Europa senza limiti né ideali, né spazio-temporali, la necessità di costruire uno "spazio senza frontiere", libero in ogni senso da vincoli e restrizioni nel quale sia consentito muoversi agevolmente e legittimamente.

Il riconoscimento all’estero del titolo professionale esprime un diritto in quanto la possibilità di esercitare attività economiche in un altro Stato membro dell’Unione Europea è un diritto fondamentale di ogni singolo cittadino europeo, sancito dal Trattato di Maastricht.

Tuttavia la commissione Mercato interno e protezione dei consumatori, riunitasi a fine ottobre, ha evidenziato la presenza di numerosi ostacoli che, di fatto, impediscono il riconoscimento delle professioni all'estero, nonostante la direttiva del 2005 definisse le norme per l'accreditamento delle qualifiche.

In particolare la direttiva intendeva realizzare due obiettivi: sollecitare gli Stati membri e gli organismi rappresentativi dei professionisti a riconsiderare l’elevato livello di regolamentazione per abbattere i vincoli ingiustificati alla concorrenza, favorendo in tal modo lo sviluppo, la qualità e l’occupazione del settore e mirare a favorire la mobilità dei professionisti e dei servizi tra i paesi membri, anche attraverso il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali, per completare la costruzione del mercato unico europeo.

In tale prospettiva la direttiva delineava i parametri per il riconoscimento di 800 professioni, (in Europa ne esistono 4600), e sanciva il riconoscimento automatico per sette di esse.

La Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori, facendo una ricognizione dell’esistente, ha rilevato che l'implementazione della normativa a livello nazionale, a cinque anni di distanza, risulta essere lacunosa e lenta.

Quali sono gli ostacoli individuati che si frappongono per la compiuta realizzazione dello spirito della Direttiva del 2005?

I maggiori ostacoli che hanno rallentato l’applicazione, possono essere raggruppati intorno ai seguenti temi:

•             la salute pubblica

•             la sicurezza

•             la protezione dei consumatori

•             le conoscenze linguistiche.

E’ evidente che questi temi denunciano in definitiva una reticenza gretta e provinciale da parte degli Stati ad accogliere professionisti da altri paesi UE. Gli ostacoli risultano essere più fittizi o “ideologici“ che reali.

Tra un paese e l'altro esistono però differenze rilevanti tra i percorsi di studio e i sistemi di abilitazione professionale. Talvolta è difficile, in assenza di parametri comuni, far riconoscere il giusto valore alla propria formazione o spiegare quali sono le proprie competenze professionali.

È per questa ragione che l'UE ha istituito dei meccanismi di riconoscimento professionale che consistono nell'accettazione reciproca delle qualifiche e dei titoli professionali necessari per esercitare una professione, lo stesso meccanismo di riconoscimento professionale non viene realizzato allo stesso modo per i titoli di studio.

La Commissione europea ha presentato un documento per stilare una revisione della Direttiva.

E' auspicabile che, entro il 2012, sarà presentata una nuova proposta di legge, alimentata, sostenuta e partecipata con professionisti, datori di lavoro e consumatori. Una condivisione utile e necessaria per sostenere efficacemente un’esigenza da troppo tempo disattesa

Il testo, approvato nel 2005, specifica le norme di validità all'estero per 800 tipi diversi di professioni (in Europa ne esistono 4600), e sancisce il riconoscimento automatico per sette di esse. Ma a cinque anni di distanza, molta strada resta da fare per colmare i buchi e le debolezze della legge.

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