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L'Unione per il Mediterraneo

Pubblicato da Lara Comi Mar, 12/10/2010 - 19:14

Dal luglio del 2008, l’Unione per il Mediterraneo (UpM) rappresenta il nuovo quadro politico-istituzionale delle relazioni euro-mediterranee.

Fondata ufficialmente in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo di Parigi allo scopo d’ imprimere un nuovo impulso alla politica mediterranea dell’UE, oggi a tredici anni dalla nascita del “Partenariato Euro-Mediterraneo” (PEM) e a quattro anni dall’avvio della Politica Europea di Vicinato (PEV), vi fanno parte dell’UpM i ventisette Paesi Membri dell’Unione Europea e sedici partner mediterranei.

L’UpM ha visto la luce dopo un percorso costitutivo lungo, faticoso e articolato. L’iniziale proposta francese, infatti, di Unione Mediterranea (UM), lanciata da Sarkozy, si proponeva di elaborare “un nuovo modello di governance” nei rapporti euro-mediterranei, ristretto ai soli Paesi rivieraschi e fondato su un “approccio basato su progetti concreti”, che costituissero la base di partenza per un più ampio percorso di cooperazione e integrazione nell’area mediterranea.

Inoltre l’Unione Europea per il Mediterraneo ( UPM ) nata nella sfera dell’UE, si proponeva l’obiettivo di garantire sicurezza e stabilità alla regione mediterranea. A differenza delle prime forme di politiche intra-mediterranee, ricordo il Gruppo dei 5+5 del 1990 o il Forum Mediterraneo per il dialogo e la cooperazione del 1994, l’UPM definisce, infatti, un quadro multilaterale che associa strettamente gli aspetti economici, di sicurezza e comprende, inoltre, la dimensione sociale, umana e culturale. E’ una politica intergovernativa, cui, occorre ricordare, l’UE partecipa come semplice membro e in cui le decisioni sono prese per consenso, assicurando, in tal senso, una partecipazione più attiva e consapevole dei partner non-UE e, di riflesso, una maggiore efficacia e visibilità della cooperazione euro-mediterranea.

Si tratta, dunque, di un partenariato globale euromediterraneo nato allo scopo di trasformare il Mediterraneo in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità con attenzione al dialogo politico, alla sicurezza, all’aspetto culturale e umano, con particolare riguardo ai diritti civili e politici.

I primi passi per l’Unione per il Mediterraneo (UPM) sono andati verso l’elezione, avvenuta la settimana scorsa , del suo primo segretario generale; è stato eletto il giordano Ahmad Masa’deh., non senza qualche inevitabile stupore, dal momento che il primo leader dell’UPM proviene da un Paese che non ha sbocchi sul Mediterraneo.

L’ ambito di grande interesse è il settore energetico, in particolare quello delle energie rinnovabili, strettamente connesso con l’attualissimo tema della tutela ambientale e paesaggistica. E’ questo uno degli elementi di maggiore affinità tra i paesi Mediterranei: una ricchezza da difendere e da mettere a frutto nella maniera meno invasiva possibile. Non è un caso, infatti, che la principale richiesta dei Paesi del Maghreb, nell’ambito dei futuri progetti targati UpM, riguardi il trasferimento di tecnologia per la realizzazione di impianti fotovoltaici, eolici e geotermici. Rafforzare gli investimenti energetici , significherebbe produrre più energia “pulita” liberando, così, molti di questi Paesi da una stringente dipendenza energetica, tanto più se si considerano le caratteristiche fisiche e climatiche dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per le quali il sole e il vento costituiscono una “materia prima” a basso costo e a massimo rendimento.

Ad un anno e mezzo dalla sua nascita, quali i progressi compiuti sulla strada della piena funzionalità dell’UpM?

Sembrano ancora esigui e limitati ; evidentemente hanno pesato una serie di difficoltà e condizionamenti, non ultime la scarsità degli incentivi e delle risorse finanziarie, causa la recessione economica globale , e , infine, il peso dei conflitti regionali del Mediterraneo e del Medio Oriente, a cominciare dalla questione israelo-palestinese ancora lontana da una realistica prospettiva negoziale. Tuttavia l’ Unione per il Mediterraneo al momento può essere considerata come un tentativo apprezzabile di superare limiti e contraddizioni del Processo di Barcellona, ma la reale efficacia delle novità da essa apportate al quadro delle relazioni euro-mediterranee non è stata ancora espressa.

Pesano, in definitiva , anche i rapporti tra l’ UpM e le politiche UE.

Esiste una forte resistenza da parte di alcuni Stati membri dell’UE che non vogliono che la politica mediterranea si distacchi dall’UE e si configuri come una realtà politica a parte, adombrando il rischio di compromettere la coesione europea.

Gli Stati membri favorevoli invece ritengono che la costruzione di un’ entità autonoma, ma comunque connessa in qualche modo all’UE, possa contribuire meglio alla creazione di una vera politica mediterranea.

Quale ruolo potrà assumere l’Italia ?

Oltre ad essere responsabile ITRE per il PPE, sono in primis italiana e ritengo opportuno un forte impegno nazionale, nell’ambito dell’Unione Europea, nel delicato e complesso passaggio dalla fase delle dichiarazioni a quella operativa dell’UpM, al fine di contribuire a creare quel quadro rinnovato delle relazioni euro-mediterranee che potrà consentire al “Sistema Italia” di dispiegare tutte le sue potenzialità nel Mediterraneo, sia sul versante politico sia su quello economico – commerciale.

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