• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

Il Coraggio della Gelmini

Pubblicato da Lara Comi Mar, 30/11/2010 - 09:12

Finalmente anche l’Italia avrà una riforma universitaria che imprime un serio cambiamento allo scenario formativo, che rivoluziona soprattutto la governance degli atenei, che ci allinea alle realtà europee, restituendo ai giovani la speranza di credere e di realizzare le proprie aspirazioni, una prospettiva di carriera a chi vuole fare ricerca.

Questo è il senso che sostiene la Riforma, in discussione alla Camera e che tornerà al Senato per la definitiva approvazione. Una scelta politica necessaria, moderna e coraggiosa del Ministro Gelmini, frutto della sua lungimiranza, che, in coerenza con le linee pedagogiche della Riforma delle Scuole Superiori, ha deciso che per l’Università fosse giunto il momento di rinnovarsi.

Il fattore decisivo del cambiamento ruota intorno alla convinzione che occorre progettare un'offerta formativa diversa che non punti sulla quantità, come si è fatto fino ad oggi con il finanziamento a pioggia di corsi didattici inutili, ma sulla qualità. Questo significa riportare al centro delle considerazioni la meritocrazia, la responsabilità, l’efficienza e la razionalizzazione delle risorse per ridurre gli sprechi.

Sono questi i valori che hanno contrassegnato e ispirato l’azione del Ministro Gelmini, consapevole che occorre dare spazio ai giovani, guardare all’Università come luogo di ricerca, sviluppo di creatività e di potenzialità e non come momento facilitatore di perversi meccanismi di baronie, di nepotismo, generoso nella difesa dei privilegi e dell'immobilismo.

Vanno considerate anche le nuove regole per il reclutamento che, di fatto, spezzano l’istituto della baronia e il precariato per dare spazio a veri ricercatori, introducendo il sistema tenure-track, ovvero contratti a tempo determinato dai 3 ai 5 anni, al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato.

Innovazione e sviluppo stanno nella scatola dei sogni: ad oggi, la scuola riversa più del 95% del suo bilancio sugli stipendi; un pesante fardello che non possiamo e non dobbiamo più portare sulle spalle quando la stessa Unione Europea chiede al nostro Paese d’ investire in conoscenza e in formazione permanente.

Insensata la risposta della casta universitaria, che, strumentalmente, ha puntato il dito contro provvedimenti che vengono visti più come tagli alle risorse che una loro “ridistribuzione” e che, ipocritamente, afferma che occorre dare spazio ai giovani, ma dall’altra parte fissare il limite di età a 70 anni, significa liquidare “prematuramente“ professori che hanno per anni lavorato a progetti importanti e contribuito con la loro ricerca alla scienza e alla cultura.

Facoltà occupate, studenti che salgono sui tetti, bloccano il traffico, assediano simbolicamente le sedi del potere istituzionale e si scontrano con le forze dell’ordine, docenti e autorità accademiche che solidarizzano con la protesta e qualche volta addirittura la promuovono. Sono scenari ben noti che si ripropongono con regolarità sospetta (non solo in Italia per la verità) a ogni annuncio d’interventi legislativi nel settore. Il numero degli studenti coinvolti non autorizza, per ora, a parlare di un movimento di massa, come enfaticamente una certa stampa definisce questo sparuto gruppo di riottosi.

Le parole d’ordine, evocate dai giovani che protestano sono sempre le stesse (il solito esercizio noioso: no a una selezione più rigorosa negli accessi, no all’idea di Università responsabile e meritocratica. Dire No, sempre No è facile anzi facilissimo), dimostrandosi vecchie e controproducenti. Occorre fare certamente i conti con le risorse finanziarie, con la necessità di rimettere in equilibrio l’utilizzo delle risorse per dare un futuro ai giovani, con un doveroso recupero di efficienza. E anche qui la Gelmini ha mostrato la sua grinta abituale.

I fondi sono stati trovati, c'è stato un grande impegno per reperire le risorse necessarie. È sbagliato pensare, tuttavia, che solo con le risorse si risolvano i problemi, c'è anche una questione di regole.

Chiunque scelga di ostacolare il rinnovamento, scelga l’irresponsabilità verso un ambito, quello della formazione universitaria, sempre più decisivo per il nostro Paese, scelga, per i giovani la tutela dello status quo anziché la via delle opportunità, abbia l’onestà intellettuale di assumersene la responsabilità

Martedì il banco di prova; mi auguro che prevalga il buon senso, che la discussione e il voto non siano viziati da pregiudizi ideologici, deleteri rispetto al bene comune. Il futuro delle nuove generazioni non può essere ipotecato da ragionamenti di “bottega“ o di bassa politica.

C’è ancora buon senso sui banchi dell’opposizione ???

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.