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Due anomalie italiane: Il Fli e Ruby

Pubblicato da Lara Comi Dom, 06/03/2011 - 14:25

Cari elettori,

durante l’ultimo fine settimana si sono «consumate» nel nostro Paese due anomalie su cui vorrei riflettere con voi.

 

La prima è che tante donne sono scese in piazza per protestare contro lo «scandalo Ruby» e «l’uso indegno del corpo femminile» da parte, così si è voluto lasciar intendere, della maggioranza del centro destra. Tutto sulla base (peraltro suggestiva, lo ammetto) di rumors e intercettazioni riportate da quotidiani e televisioni e senza uno straccio di sentenza che stia lì ad appurare colpe e innocenze di ciascuno.

 

È ancora giustizia? Ancora democrazia? È un golpe sotto mentite spoglie? La situazione è tale che ad ogni parola in più che si dice si corre il rischio di essere arruolati a forza nemmeno tra le fila dei garantisti o dei colpevolisti, ma tra quelle delle donne «indegne e vendute» (che stanno con Berlusconi) oppure «libere e dignitose» (che vi si contrappongono). Un «bipolarismo morale» che lascia il tempo che trova, a mio parere, e che tradisce poco rispetto per gli individui e le loro scelte di ogni giorno.

 

Ma la seconda anomalia è ancora più strana. Domenica – al congresso di fondazione di Futuro e libertà – Gianfranco Fini è riuscito a fare nel giro di pochi minuti una capriola come non si era mai vista nemmeno nella Prima Repubblica: si è eletto Presidente del suo partito appena nato e poco dopo si è dimesso.

 

Poco dopo ha fatto un’altra piroetta: ha proposto a Berlusconi dimissioni congiunte dai due ruoli istituzionali che ricoprono, Fini presidente della Camera, Berlusconi presidente del Consiglio. Già che c’era, poteva chiedergli anche di dimettersi da presidente del Pdl. Sì è mai visto un simile delirio sotto il cielo della politica italiana? Credo che nemmeno gli elettori di Fli ci abbiano capito qualcosa.

 

La realtà è che l’attività politica di Fini come presidente (oggi già sospeso, e scrivendolo viene persino da ridere) di Futuro e libertà è incompatibile con il ruolo di Presidente della Camera. Se Fini non lasci quest’ultimo, è solo perché lo ritiene più importante – in termini strategici – della carica di presidente del suo partito.  Che giustamente si è già spaccato al suo interno: qualche «colomba» sta già pensando di abbandonare la nave che affonda.

 

E adesso vi farò una piccola confessione: tre settimane fa alcuni «ambasciatori» locali del Fli mi hanno chiesto – discretamente ma con insistenza – se non volessi entrare tra le loro fila. Ho risposto subito di no, per due motivi: a 19 anni stavo già in Forza Italia, vi sono cresciuta, come poi nel Pdl, condividendone idee a valori. Per esperienza oramai so che queste idee e questi valori possono dare frutti solamente attraverso un lavoro politico esteso negli anni, solido, sempre più attento alle esigenze della collettività, che giorno dopo giorno diventi sempre più tangibile agli occhi degli elettori. Il secondo motivo: già paventavo che il Fli si sarebbe ben presto trovato in quella confusione delle menti che il congresso ha portato alla luce. Tra l’altro, non credo di aver sentito dalle labbra di Fini nessuna proposta concreta sull’economia, sulla società, sulla cultura, ma solo molto «fumo» politico per nascondere un arrosto molto magro.

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