• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

Caro Presidente Napolitano, ecco tre proposte sui giovani da una baby europarlamentare

Pubblicato da Lara Comi Dom, 06/03/2011 - 14:16

03 Gennaio 2011   Caro Presidente,mi permetta un’affermazione un po’ estrema, ma mai così vera come nel nostro tempo: la giovinezza è un valore in sé, e di valori di questo tipo ce ne sono ben pochi. Li possiamo contare sulle dita di una mano: la pace tra i popoli, il diritto alla salute, la possibilità di studiare e lavorare, il rispetto verso vecchiaia e infine – appunto – la passione e l’apertura verso il futuro che, non a torto, consideriamo caratteristiche della gioventù.Per questa ragione ho provato un’immediata e sincera contentezza quando, ascoltando il Suo discorso di fine anno, ho capito che lo stava dedicando proprio ai giovani. Non soltanto perché anch’io faccio parte «della categoria», come direbbero i giornalisti, ma anche per il mio impegno politico: tra le fila dei nostri deputati in Italia e in Europa risulto infatti essere, senza farne un titolo di merito, la più giovane eletta. Mi sono sentita, dunque, doppiamente chiamata in causa: come chi ha la fortuna di avere davanti a sé la parte più lunga della vita e come chi ha, allo stesso tempo, la responsabilità di dover prendere decisioni che avranno un peso anche al di fuori del proprio percorso individuale. Per usare le Sue parole: «Senza opportunità per i giovani la democrazia è in scacco». Sottoscrivo appieno. E aggiungo: è necessario che queste opportunità vengano coltivate ogni singolo giorno dell’anno, all’interno dei discorsi istituzionali come all’esterno, nella quotidianità concreta di ogni giorno. Proprio quella che i giovani vivono con più partecipazione.Mi permetto di aggiungere alle Sue parole, dunque, tre proposte che nei prossimi mesi politica e istituzioni non dovrebbero lasciare in secondo piano.La prima: un più esteso riconoscimento delle professioni all’interno dell’Unione Europea. Vorrei che per un insegnante o un infermiere italiano fosse molto più semplice recarsi in un’altra nazione della nostra Comunità per svolgere il proprio mestiere e incamerare nuove esperienze, nonché trasmettere le proprie. Il mercato del lavoro è sempre meno italiano e sempre più europeo. Stavo per scrivere: sempre più globale. Non possiamo più prescindere da questa realtà di fatto, ma vedo l’Italia non intraprendere con adeguata convinzione questa sfida. La seconda proposta: una più dinamica osmosi tra Università e mondo del lavoro. In questo abbiamo già fatto buoni passi avanti. La riforma Gelmini ha promesso, e di certo manterrà, che l’accento cada sempre sui più meritevoli. È a loro che innanzitutto occorre dare speranza, senza per questo dimenticare l’istruzione e la cultura per tutti. È un atto di coraggio e non, come è stato lasciato intendere da alcune parti forse un po’ troppo interessate a mantenere lo sterile e dispendiosissimo status quo, un atto di ingiustizia sociale. Lo sviluppo è fatto anche di individui trainanti e competitivi: vogliamo farne a meno? Con quali capacità, allora, ci presenteremo nei prossimi anni sul mercato globale? Terza proposta: è necessario limitare una flessibilità lavorativa che, sovente, è remunerativa solo per i datori di lavoro. Ci sono aziende che usano ripetutamente la formula dello «stage» per tenersi strette le persone più valide. Ecco che di nuovo torna, allora, il tema della speranza: che tipo di futuro può vedere e costruire un giovane che, conscio (ma non in modo arrogante) delle proprie capacità, si vede «parcheggiato» dall’azienda in quella zona grigia in cui è parecchio più difficile pensare a lungo termine? Per non dire ottenere quel mutuo bancario spesso indispensabile per comprarsi una casa e finalmente «uscire» dalla propria famiglia d’origine. Al Parlamento europeo stiamo lavorando affinché la situazione degli stagisti presso le aziende non rimanga una condizione esistenziale. Avendola conosciuta personalmente, Signor Presidente, so che lei non spende parole che non abbiano l’effettiva possibilità di tramutarsi in fatti. Prenda queste mie proposte come segno di obiettivi comuni e come il mio personale augurio di buon anno.

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.