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Noi ragazzi dello “zoo” di Manduria

Pubblicato da Roberto Colella Mar, 05/04/2011 - 12:02

Un vero e proprio tsunami ha colpito l’abitato di Manduria. La tendopoli che scoppia. Poco meno di mille profughi chiusi in un recinto, dove ne erano arrivati 3.300. La maggior parte scappati nella speranza di raggiungere la Francia nonostante i blocchi alla  frontiera. Profughi che si riversano lungo la strada provinciale che porta ad Oria (Brindisi). Ieri nottata tranquilla ma sabato 2 aprile all’imbrunire erano scappati in 900 anche se poi erano rientrati quasi tutti. Il giorno successivo sono scappati in 300 dei quali soltanto 100 sono rientrati nella tendopoli. Una tendopoli che versa in uno stato alquanto difficile. Mancano diversi servizi e le condizioni igieniche scarseggiano. Qualcuno si ferisce con la rete di recinzione, un sedicenne ha cercato di darsi fuoco. I profughi si lamentano per il cibo cattivo, le docce fredde e la mancanza di sigarette. Alcuni tunisini si avvicinano e mi chiedono dove possono andare a prendere un caffè o comprare un pacchetto di sigarette. Si sentono schiavi ancora una volta, dopo essere stati schiavi per più di 20 anni in Tunisia. Qualcuno grida “Dov’è la libertà”. I manduriani sono esasperati quanto loro. Una madre coraggiosa accusa l’amministrazione e insieme ad altri concittadini organizza delle ronde per fare in modo che i profughi fuggiti dal campo non vadano girovagando. Vogliono raggiungere la stazione e qualche manduriano è disposto pure ad accompagnarli affinché possano raggiungere altre zone. All'esterno del campo la sicurezza viene garantita dalla polizia e dalla guardia di finanza munita di manganello. In alcune occasioni contro le forze dell'ordine sono volati dei sassi tanto che è stato necessario accrescere l'organico per la sicurezza della tendopoli. Molti manduriani vorrebbero che i tunisini si spostassero al Nord in modo da chiudere tempestivamente la tendopoli. Per molti tunisini è diventato un lager, uno zoo, rinchiusi in una gabbia mentre cercavano asilo e libertà. Alcuni avevano cominciato uno sciopero della fame. Le tendopoli non sono la soluzione al problema anzi sembra che ci si organizza per un'emergenza a lungo termine tanto che voci non ufficiali parlano di un contratto stipulato con una ditta di pulizia per 6 mesi. Si continua a scavare per gli allacciamenti idrici e per una sistemazione dell'impianto di illuminazione. Altro che soluzione temporanea! E come se non bastasse anche gli agenti di polizia si lamentano spesso costretti a fare turni massacranti prima di essere sostituiti incapaci in alcune occasioni di sedare rivolte interne. Non va meglio ai loro colleghi in Tunisia. Gli agenti impegnati al porto di Zarzis, da dove partono numerosi sbarchi clandestini, guadagnano al mese soltanto 250 euro. Una paga minima che però viene incrementata dalla “mazzetta” dello scafista. A quanto pare tutto il mondo è paese!

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