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Libia 1911-2011. Cento anni fa le prime bombe dal cielo

Pubblicato da Roberto Colella Dom, 25/09/2011 - 13:01

Gli assetti italiani continuano ad essere impiegati in Libia. Una riflessione ci riporta indietro di 100 anni quando l'Italia sganciava le prime bombe sul territorio nordafricano. La guerra dell’Italia contro la Turchia per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica cominciò il 28 settembre 1911, in modo alquanto singolare, quando l’incaricato italiano a Costantinopoli consegnò l’ultimatum ad Hakki Pascià, capo del governo turco, mentre questi era impegnato in una partita di bridge in casa di una signora della buona società. La flottiglia italiana era composta da undici piloti e nove aeromobili: i cinque piloti titolari erano il capitano di artiglieria Carlo Maria Piazza, comandante del reparto aerei, il capitano d’artiglieria Riccardo Moizo, il tenente De Rada ed i sottotenenti marchese Giulio Gavotti e Ugo de Rossi.

Gli aerei consistevano in due Bleriot, due Farman, due Etrich e tre Nieuport , tutti con motorizzazioni di 50 Cv.Il 1 novembre 1911 va ricordata come data da segnare in rosso sul calendario dell’aviazione militare: quel giorno infatti il tenente Gavotti lanciava sull’oasi di Ain-Zara una bomba Cipelli dal peso di due kg e tre bombe dello stesso tipo sull’oasi di Tagiura. Il 15 dicembre il tenente Roberti veniva bersagliato da cannoni turchi usati in funzione di contraerea; il 15 gennaio del 1912 ci fu il primo lancio di volantini propagandistici su colonne nemiche, e tre giorni dopo Gavotti atterrava al fianco delle truppe italiane nel deserto per riferire in tempo reale degli spostamenti nemici.

Dal 28 novembre del 1911 era anche entrata in attività, in Cirenaica, una flottiglia aerea di aviatori volontari civili costituita per iniziativa dell’onorevole capitano Carlo Montù e dell’AeroClub d’Italia. Il reparto era stato creato sull’onda dell’entusiasmo derivante dalle imprese tripolitane e volava con tre aerei posti al comando del capitano di artiglieria Cuzzo-Crea. A questi tre aerei di base a Bengasi (un Farman un Bleriot ed un Asteria) se ne aggiunsero altri su nuove basi a Derna e Tobruk, e tra gli aviatori volontari militarizzati figuravano nomi noti del pionierismo aviatorio, come quelli di Umberto Cagno e Mario Cobianchi.

Nel gennaio del 1912, in Cirenaica, cominciarono i primi voli della storia di aerei biposto da osservazione, pratica ripresa in seguito massicciamente da tedeschi, inglesi e francesi nel corso della Prima Guerra; fu durante uno di questi voli che il 31 gennaio si ebbe il primo ferito dal fuoco contraereo: il capitano Montù fu ferito infatti ad un fianco da una scarica di Mauser proveniente da terra, durante un tentativo di bombardamento sul campo di Emme-Dauer. Nel febbraio dello stesso anno, il capitano Piazza scattò dal suo aereo la prima foto nella storia della ricognizione aerea; solo a bordo e con una rudimentale macchina, non poté scattarne più d’una ma segnò l’avvio di una specialità che già in quello stesso 1912 registrò numerosi progressi.

Nel marzo dello stesso anno Piazza e Gavotti effettuarono il primo volo notturno ed il 12 agosto le cronache registravano il primo aviatore caduto della storia: il sottotenente Piero Manzini, precipitato durante una missione di guerra nella zona di Tripoli. Il 10 settembre infine si registrò il primo aviatore caduto prigioniero: il capitano Moizo, costretto ad atterrare entro le linee nemiche da un’avaria del motore; fatto prigioniero con tutti gli onori, venne liberato il 28 ottobre dopo la firma del trattato di pace tra Italia e Turchia.

Con il suo bombardamento del 1911 il Tenente Gavotti inaugurò sulla Libia l’età della guerra aerea. Il caso ha voluto che, cento anni dopo, l’uso dell’arma aerea contribuisse in maniera decisiva, ancora in Libia, alla definizione degli equilibri geo-politici di una parte del mondo.

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