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La guerra dei contractors

Pubblicato da Roberto Colella Ven, 29/04/2011 - 11:38

Soldi e adrenalina. La guerra parallela di alcuni uomini specializzati. Giampiero Spinelli è un contractor. Attualmente lavora per l'azienda  italiana I-Protego Defense con sedi a Roma e Noci. Dopo essere stato parà della Folgore, in seguito al congedo, ha lavorato con una società israeliana come contractor in Medio Oriente per 3 anni. Poi per conto di imprenditori italiani ha svolto questa stessa attività per 1 anno in Brasile prima di arrivare in Iraq assoldato da un colosso americano del settore legato al Dipartimento di Stato  americano.Accusato di arruolamento o armamento non autorizzato al servizio di uno stato straniero, processato e poi assolto in merito ai fatti in Iraq cominciati con la vicenda del sequestro il 12 aprile 2004,  da parte delle “Brigate verdi”, dei quattro addetti alla sicurezza italiani, che di Spinelli erano amici e colleghi ovvero Salvatore Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino insieme con Fabrizio Quattrocchi, quest’ultimo ucciso dai rapitori.  

Spinelli, quanti contractors ci sono oggi in Italia?

Siamo diversi, ma quelli buoni sono in tutto una quindicina e lavorano tutti per società estere.

Quanto guadagna mediamente un contractor?

Moltissimo. In Iraq ad esempio ne eravamo in 25.000. La paga era di 1.500-2.000 dollari al giorno. Molti erano legati a Blackwater.

Quali regole avevate in Iraq, o meglio il vostro contratto cosa prevedeva?

Dovevamo assicurare protezione al Vip e alla popolazione civile. In Iraq, come in Afghanistan, per regolamento della forza multinazionale, nessuna compagnia privata e nessun operatore contrattato, sia da parte privata che governativa, può entrare in confronto al seguito delle truppe. È un crimine gravissimo per il quale si rischia l’arresto e il rimpatrio immediato. Tutti i contractors in Iraq potevano esclusivamente agire per difesa, nel caso in cui i convogli o le installazioni fossero state attaccate. Nessuno poteva, per le regole d’ingaggio, partecipare ad alcun confronto bellico. Non si poteva entrare in combattimento a fianco delle forze armate. Cioè se col veicolo nostro passavano su una strada dove stavano combattendo l’esercito della coalizione e quello iracheno, noi dovevamo passare dritto. Una volta capitò ad esempio che insieme a dei contractors iracheni si stava percorrendo un itinerario. Ad un tratto è esploso un IED che ha colpito il mezzo iracheno. Noi dovevamo proseguire, però io e un collega italiano abbiamo fermato un auto e siamo tornati indietro a recuperare gli iracheni. Il mezzo era saltato in aria ma per fortuna loro erano scappati in tempo, malamente feriti ma vivi. Abbiamo compiuto un gesto contrario al nostro protocollo.  

Che ne pensa dell’Intelligence Italiana?

Ho una cattiva opinione dell’Intelligence in Italia. Ho degli amici, pochi che sono veramente di livello però non vengono valorizzati. Ad esempio un amico è stato infiltrato per più di 20 anni in Colombia presso una famiglia malavitosa per scoprire dei traffici di droga. Rientrato in Italia ora fa l’autista ad un ministro. Roba dell’altro mondo! In America c’è una vera e propria scuola di formazione per agenti segreti, per non parlare del Mossad o dell’Intelligence cinese adesso  davvero all’avanguardia. In Italia mancano gli assetti. Spesso sono i poliziotti a svolgere questo ruolo che in realtà dovrebbe essere affidato a delle eccellenze scelte provenienti da scuole di formazione di livello che però in Italia mancano. Molti colleghi mi dicono che gli italiani potrebbero essere i migliori agenti segreti del Mondo per via della nostra cultura e tradizione che ci permette facilmente di dialogare e di infiltrarci, invece risultiamo i peggiori.

Chi sono le persone  che proteggete?

Proteggiamo clienti, governi, corporations, ma anche le Ong.

Che cos'è I – Protego, l’azienda per la quale attualmente lavora ? I-Protego - Defense & Technologies rappresenta una realtà unica  in Italia, nata dall'iniziativa di un grande gruppo industriale SMA Gruppo Intini che detiene il 70% mentre il restante 30%  appartiene a STAM (Soluzioni terrestri aereo marittimi), che ha accettato la sfida di posizionare sul mercato globale soluzioni tecnologiche innovative e servizi di sicurezza. I-PROTEGO vuole offrire al mercato un modello di approccio alla sicurezza completo.L'offerta è rivolta a Governi, Forze Armate, Forze dell'Ordine, Organismi Non Governativi e Multinazionali. Abbiamo un'antenna a San Paolo in Brasile, nei prossimi giorni stiamo chiudendo per l'apertura di una sede negli Usa e una a Dubai. In Congo abbiamo creato un sistema di protezione per le prossime elezioni politiche, sviluppando un sistema di anagrafe computerizzato che permette al'elettore di votare soltanto una volta, in modo da evitare brogli elettorali, un vero e proprio modello raffinato simile a quello della CIA.

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