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Il collezionista di Barbie

Pubblicato da Roberto Colella Lun, 06/06/2011 - 10:05

Quella notte un acquazzone si era abbattuto sulla città di Aversa nel casertano. Il movimento cadenzato di gocce e il ripetuto ticchettio sulle grate delle celle rendeva gli internati più nervosi del solito. La mattina successiva un dolce aroma di caffè espresso percorreva i corridori del “Criminale” come lo chiamano da queste parti. L’ispettore era agitato e con lo sguardo fisso sul grosso portone di ingresso attendeva il mio arrivo. Un enorme blocco di cemento, un cancello simile ad una prigione ottocentesca mi fa pensare che dentro sia davvero un altro mondo. Non c’è tempo per fantasticare, entro dentro e l’ispettore mi conduce subito in un’ala all’interno e dopo qualche metro davanti ai miei occhi un giardino simile ad un campo da calcio dove gli internati godono di attimi ricreativi. L’ispettore mi racconta che all’interno dell’OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) ci sono 270 internati, tutti maschi con un tasso del 20% di stranieri comprendente ghanesi, marocchini, tunisini, ucraini, romeni e senegalesi. Dall’inizio del 2011 ci sono stati già tre suicidi! Le celle sono strette e spesso contengono più internati di quelli previsti. La struttura è sorvegliata da 95 agenti di polizia penitenziaria. Il numero è comunque esiguo visto la “clientela” che si ospita e le continue risse all’interno delle varie sezioni. Tra gli internati presenti nel giardino mi colpisce Simone (nome fittizio), destinato a diventare il “collezionista di Barbie”. Cresciuto in una famiglia povera, affetto da un forte disagio mentale, un infantilismo conservato nonostante l’età adulta. Ha commesso violenze sulla madre e sulla sorella. Sono ormai 10 anni che gira i reparti psichiatrici da Nord a Sud dell’Italia. Aversa è l’ultima tappa di un percorso che lo sta accompagnando nella fase più importante della sua vita. E’ un uomo ma nelle movenze e nelle espressioni dimostra di essere ancora un dodicenne. I primi giorni per lui furono davvero duri. Prendeva numerosi farmaci e si faceva addosso di continuo. Fu un internato a prendersi cura di lui, a ripulirlo e dialogarci. Simone ha un’ossessione: la bambola di Barbie. Nel giro di un anno è arrivato a collezionare più di 100 barbie nella sua cella. Una addirittura è finita sulla scrivania del direttore regalatagli personalmente da Simone. Nel giro di poco tempo è diventato un simbolo per tutti gli internati. All’interno di quelle mura la sua storia sta riscuotendo maggiore fama rispetto a quella di Leonarda Cianciulli, internata anche lei nel manicomio di Aversa. La storia della “saponificatrice di Correggio”, la prima serial killer italiana, autrice di tre omicidi. Nata in provincia di Avellino si era poi trasferita nell’Emilia. In un quarto d’ora era capace di separare le parti solide di un cadavere dal sangue. Con le prime miste alla soda produceva dei saponi che poi rivendeva mentre con il sangue coagulato misto al latte, allo zucchero e alla cannella produceva dei biscotti per le sue amiche. Quando fu portata ad Aversa non aveva perso la voglia di realizzare dolci ma nessuna internata volle mai assaggiarli. Le giornate di Simone si svolgono spesso all’aria aperta, nell’immenso giardino ricco di tartarughe, oche, galline, e altri animali da cortile. Lui non è un omicida e gode del tempo libero per seguire delle lezioni legate alla biodinamica ambientale. Non ci capisce molto ma gli piace stare con i suoi amici e soprattutto portare a spasso la barbie di turno! Gli agenti penitenziari fanno il possibile e instaurano un rapporto speciale con gli inquilini della struttura, meglio noti come soggetti ad “ergastolo bianco”. Aversa è una struttura antica tanto da contenere all’interno un vero e proprio museo storico del manicomio criminale dove racchiude persino pezzi di cervello conservati in alcune soluzioni. Uscire fuori dalla struttura e riprendere la vita di sempre sembra non facile vista la giornata trascorsa all’interno dell’ospedale psichiatrico. Lungo la strada del ritorno le prime immagini che vedo sono quelle solite di queste zone: immondizia, prostitute ad ogni angolo anche di giorno e donne con bambini drogati o anestetizzati ai semafori che chiedono elemosina. Forse il collezionista di Barbie regalerebbe anche a loro una bambola, un regalo da un innamorato pazzo!

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