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Dai laboratori afgani l'addestramento dello shahid

Pubblicato da Roberto Colella Ven, 25/11/2011 - 15:21

Diventare uno shahid (in arabo "testimone") cioè un martire secondo la nostra traduzione, non è semplice. Da anni l’addestramento parte dai laboratori afgani per finire con gli attentati suicidi in diverse parti del Mondo. I martiri sono le vittime prescelte degli imam. Di recente molti talebani del Nord Afghanistan si sono dichiarati pronti ad un nuovo martirio pur di ribellarsi all’invasore occidentale. I talebani diciamo doc, quasi tutti pashtun afgani vivono nelle roccaforti della provincia di Helmand e di Kandahar. Scelti tra le fasce più povere della popolazione, spesso privi di cultura e soprattutto facilmente manipolabili, gli aspiranti martiri entrano nei campi di addestramento nel tentativo di arrivare fino in fondo. C’è pero di più, il trend negli ultimi anni è cambiato e il reclutamento non riguarda solo le fasce più povere ma anche quelle discretamente benestanti, non più solo persone di basso livello culturale ma anche quello di medio-alto livello. Per diventare uno shahid c’è un' attenta “programmazione mentale” che si svilupperebbe in tre fasi: scongelamento, modificazione e nuovo congelamento. Nella prima fase, detta dello scongelamento, l’identità della persona è aggredita, poi è disorientata. Questa fase avviene con la negazione del sonno, con la manipolazione degli alimenti, con droghe di vario tipo soprattutto allucinogeni, con l’ipnosi occulta, con l’induzione dei sensi di colpa, e con l’induzione della paura. All’individuo, soprattutto se è un fanciullo, viene dato un nome nuovo, vestiti para-militari e indumenti nuovi, e lo si costringe a praticare riti per rafforzare la coscienza nuova di sé stessi, si impongono preparazione militare, esercizi fisici, esercizi di ascesi e di meditazione. Quindi si assiste a quello che viene comunemente denominato “lavaggio del cervello” il quale continua fino a quando l’individuo risulta come un guscio “vuoto”. Poi, con la seconda fase detta della modificazione, si passa a riempirlo di nuovo con nuovi slogan creati ad hoc. Infine si passa alla terza fase, detta del “nuovo congelamento”, quando l’individuo, pronto a qualsiasi evento e ad essere chiamato in qualsiasi momento, viene messo in sonno, pronto ad entrare in azione ad un comando prestabilito, nel momento in cui deve compiere un attentato suicida. La prima fase sul campo di addestramento, oltre che indirizzata al condizionamento fisico, è incentrata sulle conoscenze pratiche delle tecniche di combattimento. Si impara ad usare armi portatili, ad effettuare sequestri di persone, a maneggiare l’esplosivo. Le materie di insegnamento teoriche fondamentalmente sono 4: uso delle armi da fuoco individuali, addestramento al combattimento (mimetizzazione, avanzamento, manovre diversive), topografia (orientamento), uso di materiale esplosivo. Il tutto tenuto in un ambiente estremo: caldo torrido, poco cibo, pesanti carichi e lunghi tragitti. Da sottolineare il fatto che l’esaurimento fisico predispone la recluta ad un più facile indottrinamento psicologico: condizioni di disidratazione, ipoglicemia, ipertermia. Fattori che tendono tutti a ottundere le facoltà di discernimento. In questa fase c’era parallelamente anche l’addestramento religioso che prevedeva una ossessiva osservazione dei precetti religiosi e dei rituali. Per queste funzioni è messo a disposizione un consigliere religioso o spirituale. Dopo questa prima fase della durata di un paio di mesi, sono previsti dei corsi di specializzazione militare, riservati ai più abili o ai candidati martiri, comunque sempre a discrezione del comandante del campo. L’unico modo per evitare il giudizio di Allah è proprio quello di diventare uno shahid, un testimone di Dio, nonché un martire. In sostanza bisogna passare la propria vita a trascinare all’inferno i nemici di Allah; parte di quelli che si sono uccisi erano convinti di questo: “Per lo shahid, la morte non esiste poiché l’anima esce dal corpo e il dolore che si prova è come una puntura di zanzara. Arrivati in paradiso, un mondo delimitato da fiumi di latte e miele con colline d’oro, ad accoglierci vi sono due delle 72 vergini che vengono a consolarci. Poi scendono gli angeli vestiti di bianco, molto profumati e ansiosi di vederti che ti accompagnano in paradiso salendo la scala e parlando bene di te gradino dopo gradino. Superato il settimo, Dio ordina agli addetti di mostrare allo shahid il suo posto; da lì potrà vedere i suoi familiari e tutti coloro che lo piangono”. Questa filosofia degli imam, raccontata a persone psicologicamente deboli, alle quali vengono fatte diverse proibizioni, porta al desiderio sempre più pressante della morte.

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