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Un compagno, non da reddito

Pubblicato da Mariangela Cecchi Mar, 03/05/2011 - 19:12

Questa mattina, guidando in macchina attraverso i mille pollini della campagna, ho risentito in radio la canzone di Roberto Vecchioni, Samarcanda, anno 1977. E insieme a tutti quei semi in viaggio sono arrivati i ricordi di quegli anni, almeno quelli in cui la cantavamo noi, tra il 1990 e il 1992. Quando ci si fermava la sera in scuderia a suonare la chitarra e a cantare a squarciagola. E dopo cena si sellavano i cavalli e si usciva nella notte, spesso senza sella, un po' selvaggi un po' incoscienti, prendendo quella strada sterrata che saliva su, dolcemente, fino alla quercia in cima alla collina. Quando tutto, anche il campo dietro la staccionata del maneggio, diventava misterioso e l'euforia della libertà entrava dritta nelle vene di uomini e cavalli. E si cantava ancora, Samarcanda o La Canzone del Sole di Battisti, i Nomadi, Battiato e quante altre canzoni potrebbero tornare in mente aprendo nuovi e dimenticati cassetti della memoria.

Questa mattina sono ritornata in pieno dentro quella leggera felicità, mentre guidavo tra i pollini con Samarcanda in sterofonia e sentivo, infondo alla musica, gli zoccoli dei cavalli al galoppo sulla strada sterrata, il brusio della 'gente in festa nella capitale' che si mescolava al ricordo di risate e voci stonate, l'adrenalina di dover scappare 'sul cavallo più veloce che c'è' sciolta nell'immagine, stampata nella memoria, di partire tutti insieme al galoppo verso la quercia.

E il cavallo era allora, e senza dubbio, un fedele compagno di avventure e di vita, un componente 'della famiglia' alla stregua del cane. Come lo è ancora oggi, sicuramente per moltissimi di noi. Ma è cosa da spiegare al Fisco, che nulla sa né delle galoppate a briglie sciolte né dei misteriosi campi dietro la staccionata o del piacere di stare seduti sul prato cullati dal rumore del loro lento ruminare. E se il nuovo redditometro mette nel calderone tutti i cavalli, da compagnia e da reddito, affermando che chiunque possieda un cavallo non possa guadagnare meno di 42mila euro l'anno (a cavallo) pena sanzioni e aumenti di tasse, beh... la questione mette la maggior parte di noi nell'imbarazzante situazione di doverci difendere da qualcosa che non ci riguarda ma che ci condanna. Economicamente e sentimentalmente. Come spiegare a qualcuno (il Fisco??) che non ha mai vissuto questo rapporto uomo-cavallo che gli amici hanno poco a che vedere con il reddito? Così come la realtà su quello che può essere il costo di mantenimento per un cavallo'd'affezione', come abbiamo raccontato nell'inchiesta su quanto costi la passione per questa felicità (nel numero in edicola di Cavallo Magazine, maggio 2011). In sintesi può partire da 200 euro al mese, cifra che molti possono permettersi, spesso anche a fronte di rinunce in altri ambiti. 

Come salvare non solo i nostri cavalli, ma anche noi stessi, da questo abuso cieco di potere, se non con un 'racconto' corale della verità? Con tutte le nostre testimonianze che dicono chi è il cavallo per noi, che non c'è reddito in questo rapporto di amicizia e condivisione, che non siamo evasori fiscali perchè abbiamo un cavallo ma non dichiariamo almeno 42mila euro l'anno. Per questo credo sia importante firmare la petizione sul sito Horse Angels. Per chiedere al Governo di rivedere la questione cavallo-redditometro, considerando come imprescindibile punto di partenza la differenza tra un compagno da affezione e un animale da corsa o da equitazione.

"Corri cavallo, corri ti prego fino a Samarcanda io ti guiderò. Non ti fermare, vola ti prego, corri come il vento che mi (ti) salverò..."

 

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